L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 dicembre 2019

Siamo nel pieno di una guerra vera una guerra totale, non ci dobbiamo illudere scatenata dagli Stati Uniti per paura della maggiore capacità strategica della Cina. Gli statunitensi vogliono continuare a imporre al mondo la loro visione ignorando gli interessi, le esigenze che scaturiscono dallo spirito di ogni popolo

Il mix di politiche monetarie, commerciali e fiscali sarà cruciale nel 2020



A cura di Silvia Dall’Angelo, Senior Economist di Hermes Investment Management

Negli ultimi anni l’economia mondiale ha subito un forte rallentamento, passando da un tasso di crescita di quasi il 4% nel 2017 a circa il 3% nel 2019. Guardando al futuro, le prospettive sono incerte e saranno determinate dall’evoluzione delle politiche monetarie, commerciali e fiscali.

La divergenza geografica che si è manifestata nel corso del 2018 – quando gli Stati Uniti hanno sistematicamente registrato un andamento migliore rispetto al resto del mondo – si è trasformata in una divergenza settoriale nel corso del 2019. Le differenze tra imprese – le cui decisioni d’investimento sono state limitate dall’incertezza, in particolare riguardo alle politiche commerciali internazionali – e consumatori – sostenuti da un solido mercato del lavoro – non sarà probabilmente sostenibile. Il mercato del lavoro sarà fondamentale, in quanto potrebbe agire da strumento di propagazione delle tensioni dal mondo delle imprese a quello dei consumatori.

La combinazione tra le differenti politiche (monetarie, fiscali e commerciali) sarà determinante. Le banche centrali hanno adottato una politica accomodante in maniera coordinata nel corso del 2019 (secondo la Bank for International Settlements, nei primi nove mesi dell’anno sono stati effettuati 38 tagli cumulativi dei tassi a livello mondiale), ma sono cresciuti i dubbi sull’efficacia della politica monetaria stessa. Per cominciare, occorrono circa 18 mesi per veder trasferire in maniera integrale gli effetti di una politica monetaria accomodante all’economia reale. In maniera ancora più fondamentalmente, gli strumenti di politica monetaria sono limitati e forse inefficaci nelle attuali circostanze dominate da un alto grado di elevata incertezza politica e da problematiche strutturali. È improbabile che la politica monetaria abbia abbastanza spazio per controbilanciare gli effetti di una vera e propria guerra commerciale, se si dovesse verificare, senza una politica fiscale espansiva.

Sembra dunque appropriato un ruolo più attivo per quanto riguarda la politica fiscale. Tuttavia, le aspettative sui mercati finanziari potrebbero essere eccessive. Lo stimolo fiscale sta arrivando (e il populismo sta spingendo in quella direzione), ma è improbabile attendersi nel breve periodo un vero e proprio bazooka fiscale data l’attuale configurazione politica. Maggiore chiarezza potrebbe discendere dalle prossime presidenziali americane.

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