L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 31 ottobre 2020

Stanchezza e rabbia nell'insulsaggine degli autodichiarati esperti. In galera e buttare le chiavi nell'oceano, ma ancora di più per il terrorismo delle televisioni che ogni giorno ci dona una dose di terrorismo ininterrotto da febbraio 2020


Quei finti virologi che fanno terrorismo psicologico sul Covid

In Italia si è sviluppata negli ultimi mesi una strana categoria di persone: i finti virologi.

Una strana abitudine perché eravamo finora stati istruiti sulla necessità della competenza per poter esprimere valutazioni, giudizi ed opinioni in un determinato ambito. Competenza che poi veniva richiesta con maggior foga se l’argomento trattato era la medicina. E invece la diffusione del Covid 19 da marzo ad oggi ha dato adito ad una schiera di presunti virologi, ma in realtà con specializzazioni in altri campi, di esprimere con arrogante certezza valutazioni e previsioni sull’andamento del contagio quasi sempre catastrofiche.

In Italia è nato un vero e proprio triumvirato

della finta virologia, composto da tre personaggi collegati 24 ore su 24 sui principali salotti televisivi (ma il tempo per la ricerca quando lo trovano?) e sono: Andrea Crisanti, Massimo Galli e Fabrizio Pregliasco.

Come ricordato da Giorgio Palù, lui si virologo e Presidente della Società europea di virologia, nessuno dei tre triumviri ha una specializzazione in virologia. Crisanti è un “esperto di zanzare”, un parassitologo. Galli è un infettivologo. Pregliasco un igienista.

Tutte nobilissime specializzazioni, si intende,

ma nessuna di queste risponde al nome di virologia. E allora ci si chiede con quale titolo i tre scienziati seminano il panico da mesi sulla presunta seconda ondata di Covid, improvvisando terrificanti profezie e incitando il Governo a misure ancora più restrittive?
E con quale titolo giornali, televisioni e radio invitano i tre scienziati affibbiandogli puntualmente la scorretta menzione di “virologo”.

Tra le varie previsioni catastrofiche del triumvirato della finta virologia citiamo tra le altre: il Natale in lockdown previsto da Crisanti, il “siamo nella peste” detto da Galli e “Valutare il coprifuoco già dall’aperitivo” di Pregliasco. In effetti il Covid potrebbe gradire annidarsi tra un Negroni e uno Spriz.

La sensazione è che i triumviri rappresentino una sorta di avamposto sperimentale del Governo. Siano parte di una strategia comunicativa che ha l’obiettivo di testare di volta in volta le reazioni delle persone, capire fin dove il Governo può spingersi con misure restrittive. Solo sensazioni? Sembra però che tutti i provvedimenti finora presi durante la presunta seconda ondata seguano a ruota le profezie dei non virologi.

energia pulita - acciaio con idrogeno verde. La politica italiana dovrebbe prendere quaderni e libri ed andare a scuola della Spagna Norvegia, l'Ilva non aspetta

Acciaio verde: Celsa userà idrogeno in Norvegia

Accordo con Nel Hydrogen Electrolyser e Statkraft per iniziare la collaborazione entro il 2023

30 ottobre 2020 

Il produttore spagnolo Celsa utilizzerà idrogeno per produrre acciaio verde in Norvegia. Il gruppo iberico riceverà il supporto derivante da un accordo stipulato con il consorzio formato da Nel Hydrogen Electrolyser e Statkraft che svilupperà un impianto di elettrolisi su larga scala che dovrebbe entrare in funzione entro la fine del 2023.

Oggi, viene spiegato, «il processo produttivo porta a emissioni annue di CO2 di circa 100.000 tonnellate, ma attraverso l'introduzione dell'idrogeno verde nel processo, le emissioni possono essere potenzialmente ridotte del 60%. Attraverso il nostro programma di scalabilità degli elettrolizzatori non abbiamo solo identificato modi per produrre i nostri elettrolizzatori alcalini in modo più efficiente, ma abbiamo anche identificato una serie di misure che possono essere implementate per migliorare le prestazioni dell'elettrolizzatore anche oltre lo standard attuale del settore», ha affermato Jon André Løkke, Ceo di Nel.

Il nemico non è l'Islam ma la Fratellanza Musulmana e i suoi alleati in Occidente che ancora oggi non vogliono scrollarsi di dosso il parassitismo e la sete di potere che esprimono, hanno praticato l'arte della dissimulazione e quando si sono sentiti abbastanza forti hanno iniziato ad alzare la voce con Erdogan loro rappresentante ufficiale. Imparare a combatterli come fa l'Egitto di al Sisi

Alberto Negri - A Nizza la trappola dello scontro di civiltà


di Alberto Negri* - Il Manifesto

Francia. L’estremismo islamico nasce dalla crisi dei regimi secolaristi alleati dell’Occidente e si alimenta in modo esponenziale con le guerre degli Usa e dei loro alleati in Medio Oriente

Come previsto la trappola dello scontro di civiltà è scattata. Non si può affermare che Erdogan abbia ispirato l’attacco con i tre morti a Notre Dame a Nizza ma è chiaro che prendendo di mira la Francia e insultando Macron, ha incendiato il mondo musulmano con conseguenze imponderabili. Dal Medio Oriente all’Est asiatico ieri si bruciavano tricolori e ritratti del presidente francese con l’approvazione dei leader musulmani, anche di quelli che (come la stessa Turchia) hanno condannato il massacro di Notre Dame.

Quale è il pericolo? Che dal vaso di Pandora dilaghi, oltre al Covid, quella contrapposizione tra l’Occidente il mondo musulmano che si presta a strumentalizzazioni di ogni genere: questo è quello che vorrebbe Erdogan impegnato su tre fronti di guerra, Siria, Libia, Nagorno Karabakh, nella crisi esplosiva nel Mediterraneo orientale, e dibattuto da gravi difficoltà economiche e sociali in patria.

NON È QUESTO un aspetto trascurabile: la Turchia è indebitata con le sue imprese per oltre 330 miliardi di dollari, in gran parte con banche europee. Tra i ricatti di Erdogan non c’è soltanto quello dei profughi sulle rotte dall’Egeo alla Libia (dove si è impadronito delle motovedette italiane) ma anche un possibile fallimento finanziario all’orizzonte. Lui vorrebbe che pagassero gli europei, che disprezza, ma sa che non lo faremo e ora rischia pure sanzioni della Ue per la violazione nell’Egeo delle zone economiche speciali di Grecia e Cipro. Quindi si gioca la carta della mobilitazione del mondo musulmano. Si è sovraesposto con costose imprese militari e sollecita la solidarietà dei Paesi musulmani – e non soltanto al solito Qatar – per venirne fuori. Essendo Erdogan un membro della Nato, teoricamente nostro alleato e degli Usa, ma anche amico-nemico della Russia, il nodo del «grande malato» turco è forse insolubile. Ricordiamoci, pur con tutte le enormi differenze, che Saddam invase il Kuwait quando decise di non pagare più i debiti accumulati nella guerra all’Iran con le monarchie del Golfo e le banche occidentali.

È in momenti come questi che bisogna ricordare quanto è avvenuto nelle relazioni tra l’Europa, gli Stati Uniti e le nazioni musulmane. Una storia complessa che però se ci limitiamo agli ultimi decenni è costituita da tappe piuttosto chiare. L’estremismo islamico non nasce dal nulla ma dalla crisi di quei regimi secolaristi che in buona parte erano stati alleati dell’Occidente e si alimenta in maniera esponenziale con gli interventi militari americani e dei loro alleati in Medio Oriente. Nel 1979 la rivoluzione di Khomeini in Iran fa fuori lo Shah considerato dagli Usa il loro guardiano nel Golfo. La risposta occidentale alla rivoluzione sciita fu armare l’Iraq di Saddam che mosse guerra all’Iran: otto anni di conflitto, un milione di morti. Il «mostro» Saddam, che poi invase il Kuwait nel 1990, era stato tenuto in piedi da noi e dalle monarchie sunnite del Golfo cui ancora vendiamo armi a tutto spiano e con le quali Trump e Israele fanno una finta pace, quella di Abramo, che lascia intatte tutte le ingiustizie del Medio Oriente, occupazione della Palestina compresa. Anche noi europei, senza mai reagire, importiamo ingiustizia e propaganda.

NEL DICEMBRE del 1979 l’Urss invase l’Afghanistan e gli Usa, con il Pakistan e i soldi sauditi, colsero l’occasione per fare la guerra a Mosca usando i mujaheddin che poi si trasformarono nei talebani e nei jihadisti contro cui si è combattuta la guerra all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001. Con quei talebani gli americani oggi vogliono fare la pace di Doha mentre in Afghanistan i civili continuano a morire.

Nel 2003 gli Usa decisero, sulla scorta di false prove sulle armi di distruzione di massa irachene, di distruggere il regime baathista aprendo la strada ad Al Qaida e poi anche al Califfato, cioè al peggiore estremismo islamico che come maggiori vittime ha avuto proprio le popolazioni arabe. Da lì si è aperto il vaso di Pandora che nessuno ha saputo più richiudere.

La Siria e le primavere arabe del 2011 sono state l’ultimo esempio di come l’Occidente e il mondo arabo-musulmano – con le monarchie del Golfo a pompare soldi agli estremisti – abbiano strumentalizzare il jihadismo e il radicalismo islamico. Gli Stati Uniti, su ispirazione del segretario di Stato Hillary Clinton, diedero a Erdogan carta bianca per abbattere il regime di Assad alleato dell’Iran e della Russia. La stessa Francia è stata complice di un piano che ha portato oltre 40 mila jihadisti dalla Turchia alla Siria e ora Parigi deve gestire il ritorno in patria dei jihadisti francesi da Iraq e Siria. Prima del 2015 americani, turchi e francesi erano messi d’accordo a defenestrare Assad con ogni mezzo, anche con i tagliagole islamisti, mentre Parigi, Washington e Londra avevano già fatto fuori Gheddafi in Libia. Qui chi semina grandine raccoglie tempesta. E a pagare col sangue, come a Nizza, sono sempre i civili, adesso terrorizzati anche dalla pandemia.

QUESTO NON È uno scontro di civiltà come si vuol fare credere ma di interessi che erano prima convergenti e poi divergenti. Che poi la Francia abbia un problema, e grosso, lo sappiamo tutti. In Francia nel 2018 c’erano 26mila individui considerati una minaccia per la sicurezza nazionale, 10mila di questi radicalizzati, ovvero pericolosi. E per liberare il Paese non bastano le leggi sul separatismo religioso. Ci vuole altro: una revisione spassionata della storia recente in cui ognuno, Francia compresa, si prenda le sue responsabilità. Ma chiedere oggi alla Turchia di Erdogan di prendersi le sue responsabilità è pura illusione.

Il Grande Reset dell'Occidente D E V E distruggere uomini, merci, capitali, mezzi di produzione

Arcivescovo Vigano’: “Questo Great Reset è destinato a fallire!

Maurizio Blondet 30 Ottobre 2020 

A TRUMP: C’È UN PIANO GLOBALE CONTRO DIO E L’UOMO

OPEN LETTER TO THE PRESIDENT OF THE UNITED STATES OF AMERICA DONALD J. TRUMP

Domenica 25 Ottobre 2020

Signor Presidente,

mi consenta di rivolgermi a Lei, in quest’ora in cui le sorti del mondo intero sono minacciate da una cospirazione globale contro Dio e contro l’umanità. Le scrivo come Arcivescovo, come Successore degli Apostoli, come ex-Nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America. Le scrivo nel silenzio delle autorità civili e religiose: voglia accogliere queste mie parole come la «voce di uno che grida nel deserto» (Gv 1, 23).

Come ho avuto modo di scriverLe nella mia Lettera dello scorso Giugno, questo momento storico vede schierate le forze del Male in una battaglia senza quartiere contro le forze del Bene; forze del Male che sembrano potenti e organizzate dinanzi ai figli della Luce, disorientati e disorganizzati, abbandonati dai loro capi temporali e spirituali.

Sentiamo moltiplicarsi gli attacchi di chi vuole demolire le basi stesse della società: la famiglia naturale, il rispetto per la vita umana, l’amore per la Patria, la libertà di educazione e di impresa. Vediamo i capi delle Nazioni e i leader religiosi assecondare questo suicidio della cultura occidentale e della sua anima cristiana, mentre ai cittadini e ai credenti sono negati i diritti fondamentali, in nome di un’emergenza sanitaria che sempre più si rivela come strumentale all’instaurazione di una disumana tirannide senza volto.

Un piano globale, denominato Great Reset, è in via di realizzazione. Ne è artefice un’élite che vuole sottomettere l’umanità intera, imponendo misure coercitive con cui limitare drasticamente le libertà delle persone e dei popoli. In alcune nazioni questo progetto è già stato approvato e finanziato; in altre è ancora in uno stadio iniziale. Dietro i leader mondiali, complici ed esecutori di questo progetto infernale, si celano personaggi senza scrupoli che finanziano il World Economic Forum e l’Event 201, promuovendone l’agenda.

Scopo del Great Reset è l’imposizione di una dittatura sanitaria finalizzata all’imposizione di misure liberticide, nascoste dietro allettanti promesse di assicurare un reddito universale e di cancellare il debito dei singoli. Prezzo di queste concessioni del Fondo Monetario Internazionale dovrebbe essere la rinuncia alla proprietà privata e l’adesione ad un programma di vaccinazione Covid-19 e Covid-21 promosso da Bill Gates con la collaborazione dei principali gruppi farmaceutici. Aldilà degli enormi interessi economici che muovono i promotori del Great Reset, l’imposizione della vaccinazione si accompagnerà all’obbligo di un passaporto sanitario e di un ID digitale, con il conseguente tracciamento dei contatti di tutta la popolazione mondiale. Chi non accetterà di sottoporsi a queste misure verrà confinato in campi di detenzione o agli arresti domiciliari, e gli verranno confiscati tutti i beni.

Signor Presidente, immagino che questa notizia Le sia già nota: in alcuni Paesi, il Great Reset dovrebbe essere attivato tra la fine di quest’anno e il primo trimestre del 2021. A tal scopo, sono previsti ulteriori lockdown, ufficialmente giustificati da una presunta seconda e terza ondata della pandemia. Ella sa bene quali mezzi siano stati dispiegati per seminare il panico e legittimare draconiane limitazioni delle libertà individuali, provocando ad arte una crisi economica mondiale. Questa crisi serve per rendere irreversibile, nelle intenzioni dei suoi artefici, il ricorso degli Stati al Great Reset, dando il colpo di grazia a un mondo di cui si vuole cancellare completamente l’esistenza e lo stesso ricordo. Ma questo mondo, Signor Presidente, porta con sé persone, affetti, istituzioni, fede, cultura, tradizioni, ideali: persone e valori che non agiscono come automi, che non obbediscono come macchine, perché dotate di un’anima e di un cuore, perché legate tra loro da un vincolo spirituale che trae la propria forza dall’alto, da quel Dio che i nostri avversari vogliono sfidare, come all’inizio dei tempi fece Lucifero con il suo «non serviam».

Molti – lo sappiamo bene – considerano con fastidio questo richiamo allo scontro tra Bene e Male, l’uso di toni “apocalittici”, che secondo loro esasperano gli animi e acuiscono le divisioni. Non c’è da stupirsi che il nemico si senta scoperto proprio quando crede di aver raggiunto indisturbato la cittadella da espugnare. C’è da stupirsi invece che non vi sia nessuno a lanciare l’allarme. La reazione del deep state a chi denuncia il suo piano è scomposta e incoerente, ma comprensibile. Proprio quando la complicità dei media mainstream era riuscita a rendere quasi indolore e inosservato il passaggio al Nuovo Ordine Mondiale, vengono alla luce inganni, scandali e crimini.

Fino a qualche mese fa, sminuire come «complottisti» coloro che denunciavano quei piani terribili, che ora vediamo compiersi fin nei minimi dettagli, era cosa facile. Nessuno, fino allo scorso febbraio, avrebbe mai pensato che si sarebbe giunti, in tutte le nostre città, ad arrestare i cittadini per il solo fatto di voler camminare per strada, di respirare, di voler tenere aperto il proprio negozio, di andare a Messa la domenica. Eppure avviene in tutto il mondo, anche in quell’Italia da cartolina che molti Americani considerano come un piccolo paese incantato, con i suoi antichi monumenti, le sue chiese, le sue incantevoli città, i suoi caratteristici villaggi. E mentre i politici se ne stanno asserragliati nei loro palazzi a promulgare decreti come dei satrapi persiani, le attività falliscono, chiudono i negozi, si impedisce alla popolazione di vivere, di muoversi, di lavorare, di pregare. Le disastrose conseguenze psicologiche di questa operazione si stanno già vedendo, ad iniziare dai suicidi di imprenditori disperati, e dai nostri figli, segregati dagli amici e dai compagni per seguire le lezioni davanti a un computer.

Nella Sacra Scrittura, San Paolo ci parla di «colui che si oppone» alla manifestazione del mistero dell’iniquità, il kathèkon (2Tess 2, 6-7). In ambito religioso, questo ostacolo è la Chiesa e in particolare il Papato; in ambito politico, è chi impedisce l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.

Come ormai è evidente, colui che occupa la Sede di Pietro, fin dall’inizio ha tradito il proprio ruolo, per difendere e promuovere l’ideologia globalista, assecondando l’agenda della deep church, che lo ha scelto dal suo gremio.

Signor Presidente, Ella ha chiaramente affermato di voler difendere la Nazione – One Nation under God, le libertà fondamentali, i valori non negoziabili oggi negati e combattuti. È Lei, Caro Presidente, «colui che si oppone» al deep state, all’assalto finale dei figli delle tenebre.

Per questo occorre che tutte le persone di buona volontà si persuadano dell’importanza epocale delle imminenti elezioni: non tanto per questo o quel punto del programma politico, quanto piuttosto perché è l’ispirazione generale della Sua azione che meglio incarna – in questo particolare contesto storico – quel mondo, quel nostro mondo, che si vorrebbe cancellare a colpi di lockdown. Il Suo avversario è anche il nostro: è il Nemico del genere umano, colui che è «omicida sin dal principio» (Gv 8, 44).

Attorno a Lei si riuniscono con fiducia e coraggio coloro che La considerano l’ultimo presidio contro la dittatura mondiale. L’alternativa è votare un personaggio manovrato dal deep state, gravemente compromesso in scandali e corruzione, che farà agli Stati Uniti ciò che Jorge Mario Bergoglio sta facendo alla Chiesa, il Primo Ministro Conte all’Italia, il Presidente Macron alla Francia, il Primo Ministro Sanchez alla Spagna, e via dicendo. La ricattabilità di Joe Biden – al pari di quella dei Prelati del “cerchio magico” vaticano – consentirà di usarlo spregiudicatamente, consentendo a poteri illegittimi di interferire nella politica interna e negli equilibri internazionali. È evidente che chi lo manovra ha già pronto uno peggiore di lui con cui sostituirlo non appena se ne presenterà l’occasione.

Eppure, in questo quadro desolante, in questa avanzata apparentemente inesorabile del «Nemico invisibile», emerge un elemento di speranza. L’avversario non sa amare, e non comprende che non basta assicurare un reddito universale o cancellare i mutui per soggiogare le masse e convincerle a farsi marchiare come capi di bestiame. Questo popolo, che per troppo tempo ha sopportato i soprusi di un potere odioso e tirannico, sta riscoprendo di avere un’anima; sta comprendendo di non esser disposto a barattare la propria libertà con l’omologazione e la cancellazione della propria identità; sta iniziando a capire il valore dei legami familiari e sociali, dei vincoli di fede e di cultura che uniscono le persone oneste. Questo Great Reset è destinato a fallire perché chi lo ha pianificato non capisce che ci sono persone ancora disposte a scendere nelle strade per difendere i propri diritti, per proteggere i propri cari, per dare un futuro ai propri figli. L’inumanità livellatrice del progetto mondialista si infrangerà miseramente dinanzi all’opposizione ferma e coraggiosa dei figli della Luce.

Il nemico ha dalla sua parte Satana, che non sa che odiare. Noi abbiamo dalla nostra parte il Signore Onnipotente, il Dio degli eserciti schierati in battaglia, e la Santissima Vergine, che schiaccerà il capo dell’antico Serpente. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31).

Signor Presidente, Ella sa bene quanto gli Stati Uniti d’America, in quest’ora cruciale, siano considerati l’antemurale contro cui si è scatenata la guerra dichiarata dai fautori del globalismo. Riponga la Sua fiducia nel Signore, forte delle parole dell’Apostolo: «Posso tutto in Colui che mi dà forza» (Fil 4, 13). Essere strumento della divina Provvidenza è una grande responsabilità, alla quale corrisponderanno certamente le grazie di stato necessarie, ardentemente implorate dai tanti che La sostengono con le loro preghiere.

Con questo celeste auspicio e l’assicurazione della mia preghiera per Lei, per la First Lady, e per i Suoi collaboratori, di tutto cuore Le giunga la mia Benedizione.

God bless the United States of America!

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo Titolare di Ulpiana

già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

(Il settimanale dei Rotschild e degli Elkann ha preso sobriamente posizione)

Il livello di manipolazione delle masse è arte, la sofisticazione è altissima da veri esperti

Polonia nel caos, regia occulta e soldi di Soros

Maurizio Blondet 30 Ottobre 2020 

Roberto Marchesini

Dopo la decisione della Corte costituzionale di proibire l’aborto eugenetico da diversi giorni i polacchi assitono a manifestazioni violente: chiese profanate e strade prese d’assalto. Un vero e proprio caos, alimentato da una regia occulta che organizza via sms la protesta e dagli immancabili finanziamenti espliciti di Soros.

L’avevamo scritto qualche giorno fa: la Polonia non ha più una legge che permette l’aborto. Quella del 1993 è stata dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale. Sicuramente per colpa dell’estensore dell’articolo, ma credo che in Italia non si sia colta la portata mastodontica della notizia. È stata colta sicuramente, invece, altrove: la reazione è stata violenta e massiccia.

Da diversi giorni i polacchi assitono a manifestazioni dai toni aggressivi e volgari, spesso violenti. Le chiese sono profanate, imbrattate di rifiuti o graffiti con il simbolo della protesta: un fulmine rosso. Mercoledì sera, il Consiglio Permanente dell’Episcopato Polacco ha emanato un appello “Per la tutela della vita e della pace sociale” che recita: «Osserviamo con grande dolore l’escalation della tensione sociale e dell’aggressività. Anche il linguaggio volgare usato da alcuni manifestanti, la distruzione dei beni sociali, la devastazione di chiese, la profanazione di luoghi sacri o l’impedimento a svolgere in essi la liturgia sono inquietanti. Chiediamo a tutti di impegnarsi in un dialogo sociale significativo, di esprimere le proprie opinioni senza l’uso della violenza e di rispettare la dignità di ogni essere umano.

 

In questo drammatico momento chiediamo ai politici e a tutti i partecipanti al dibattito sociale di analizzare a fondo le cause della situazione che si è venuta a creare e a cercare vie d’uscita nello spirito della verità e del bene comune, senza strumentalizzare le questioni della fede e la Chiesa. Ringraziamo i sacerdoti e tutti i fedeli laici che difendono con coraggio le loro chiese. Nessuno può difendere la Chiesa e gli oggetti sacri meglio della comunità dei credenti. Ringraziamo anche le forze dell’ordine. La Chiesa vuole rimanere aperta a tutti, indipendentemente dalla loro appartenenza sociale e politica». Sì, avete letto bene: i sacerdoti e i laici stanno difendendo fisicamente le chiese dagli attacchi dei manifestanti. Purtroppo ci sono stati alcuni feriti piuttosto gravi, tra i quali un ragazzo colpito alla testa con un manganello telescopico.

Per quanto possa sembrare strano, diversi ambienti polacchi stanno solidarizzando con i manifestanti. In televisione si assiste continuamente allo sfoggio di fulmini rossi dipinti sulle mani e sulle braccia delle soubrette; le calciatrici della nazionale polacca sono scese in campo, nella partita contro la Moldavia, con braccialetti con il simbolo della protesta. La banca mBank (appartenente alla tedesca Commerzbank) ha realizzato un video di sostegno alle manifestazioni intitolato «Wspieramy» (Noi sosteniamo); il quotidiano liberal Gazeta Wyborcza, di George Soros, ha annunciato che finanzierà le prossime manifestazioni. Dunque, Soros e una banca tedesca stanno alimentando economicamente le proteste contro il PiS di Kaczyński e contro la Chiesa cattolica polacca. Ma non basta.

Il giornalista Łukasz A. Jankowski ha scritto un tweet che recita: «Probabilmente è una semplice coincidenza, ma a Varsavia è arrivato un gruppo di antifa tedeschi. In effetti, è una vecchia tradizione che i tedeschi, sotto le insegne della Hitlerjugend [il fulmine] insegnino ai polacchi la libertà civile». 


Una informazione simile è arrivata alle orecchie del deputato Robert Winnicki che, in un tweet, scrive: «Diverse fonti hanno fornito informazioni sulle milizie anarchiche tedesche che si stanno dirigendo in Polonia su invito della sinistra». Ci sono anche altri pesanti indizi che fanno escludere una spontaneità nelle manifestazioni che si svolgono con lo slogan Strajk Kobiet (sciopero delle donne).

Moltissimi giovani hanno infatti ricevuto, sul loro telefono cellulare, sms che spiegano dove si svolgeranno le prossime manifestazioni spontanee, come vestirsi (di nero) e come reagire in caso di fermo o arresto: «Molti di noi scenderanno in piazza nei prossimi giorni per partecipare a raduni spontanei e alla disobbedienza civile. Pertanto, vorremmo ricordarvi le più importanti informazioni anti-repressive: 1. Non dichiaratevi colpevoli dei presunti atti. 2. Rifiutatevi di fornire spiegazioni. 3. Non siete tenuti a firmare nulla. 4. Avete il diritto di contattare l’assistenza legale».

Finora non si è riusciti a capire chi sia l’inviante anonimo, né come abbia avuto i numeri di telefono di tutti quei giovani (molti dei quali perfettamente estranei alle manifestazioni). Molti giovani di Cracovia hanno ricevuto sms che spiegavano loro come attrezzarsi: non farsi riconoscere (nascondere i tatuaggi, raccogliere i capelli), ridurre gli effetti di un eventuale uso di gas (indossare occhiali al posto delle lenti), vestirsi di nero (per essere meno visibili di notte). Il luogo del ritrovo è stato fornito solo una dozzina di minuti prima, in modo da cogliere impreparata la polizia. Insomma, tutto fa pensare a una regia potente, esperta e collocata al di fuori della Polonia. Qualche commentatore bisbiglia una terribile parola: Maidan. A me, piuttosto, tornano in mente le recenti immagini delle violenze delle manifestazioni del movimento Black Lives Matter (BLM). Ma non solo.


L’anno scorso è uscito il film Joker, del regista Todd Phillips. Una pellicola della quale si è parlato molto, anche se si fa fatica a capire perché. D’accordo, il cast era di ottimo livello, così come la fotografia, le luci… Tuttavia, il film che avrebbe dovuto spiegare le origini dell’antagonista di Batman era piuttosto oscuro e confuso. La trama non era granché e, in fondo, più che la storia di un super criminale sembrava la storia di un poveraccio contro il quale la sorte si era accanita in modo particolarmente atroce. Povertà, disoccupazione, disagio mentale, solitudine e una vita piena di frustrazione. Ma, verso la fine del film, ecco che tutta questa sorda sofferenza trovava uno sbocco, uno scopo. Non la redenzione, né un contatto umano: nessun lieto fine. Piuttosto, il caos.

Una folla di persone frustrate, come e più del protagonista, scende per le strade e si dà a una violenza cieca e senza senso: vetrine infrante, furti, auto e immobili danneggiati. Nel film non sembra esserci molto altro se non questo sbocco nella violenza della frustrazione. Nemmeno un anno dopo abbiamo rivisto quelle scene, quelle stesse identiche scene, durante i disordini del BLM. Ora, in Polonia. Curiosa preveggenza, da parte di un film fumettistico…


Per fortuna da una parte dall'altra rimangono sempre casi isolati e dimenticati, esiste da sempre uno scontro tra le individualità e il mainstream nelle mille e mille contraddizioni esistenti nella società così congegnata

Un ex poliziotto mi scrive

Maurizio Blondet 30 Ottobre 2020 

Daniele Contucci
Sono un ex poliziotto sindacalista che ha denunciato pubblicamente, sin dal 2014, la fallimentare gestione del fenomeno immigrazione vissuto in prima linea su tutto il territorio nazionale.

Nel lontano 2010 fui trasferito alla Direzione Centrale Immigrazione e Polizia delle Frontiere, più precisamente, in una Task Force altamente specializzata in materia di immigrazione denominata Unità Rapida Intervento (URI).

L’esperienza diretta sul campo mi permetteva di constatare molti aspetti fallimentari nella gestione del settore immigrazione: l’esposizione al rischio malattie infettive durante gli sbarchi dei migranti, i mancati fotosegnalamenti, il pantano burocratico del Cara di Mineo dove le pratiche d’asilo venivano completate in 18 lunghi mesi, ridotti successivamente a 6 grazie al lavoro della nostra task force.

Così cominciai a denunciare pubblicamente quello a cui assistevo e la task force di cui facevo parte, veniva demansionata per poi esser chiusa. Le mie denunce pubbliche davano così fastidio agli Alti Colletti Bianchi del Viminale tanto da esser “parcheggiato” in ufficio ad inserire nominativi in una banca dati, postazione dove era praticamente impossibile riscontrare altre anomalie.
Per questo e molto altro, la passione per il mio lavoro, attraverso cui ho sempre cercato di portare avanti ideali di giustizia, onestà e correttezza, si è trasformata in rabbia per aver subito ritorsioni e vessazioni fino ad esser destituito dalla Polizia di Stato.

Partiti come la Lega Nord in primis, M5S e Fratelli d’Italia successivamente hanno perorato le mie denunce pubbliche.

Destituito nel 2018 con Ministro dell’Interno Salvini, leader dello stesso partito che presentò interrogazioni parlamentari nel 2015 su mie indicazioni, dopo aver sfruttato le mie vicende per ovvi e facili consensi elettorali. Incredibile davvero!
Non nascondo di aver avuto brutti pensieri durante le continue persecuzioni subite.

Qualcuno ha voluto scatenare l’inferno contro la mia persona.

Grazie all’amore della mia famiglia ho trovato la forza e il coraggio di resistere.

Molti cittadini mi hanno sostenuto in questa incredibile “battaglia” di Giustizia, Verità e Onestà contro un Sistema sporco e spietato che schiaccia chiunque si permette di contrastarlo.

Altri invece si sono prestati a sporchi giochini di potere nella speranza di ottenere chissà quale privilegi.
Anche se destituito dalla Polizia di Stato, continuerò a lottare per il bene del popolo italiano.
Amavo questa divisa !

Per onorare il giuramento mi hanno costretto a toglierla.
Mi hanno tolto solo la parte esterna, quella nel cuore è rimasta e nessuno potrà MAI togliermela.
Sono stato costretto a lasciare la Polizia quando ho avuto conferma che MAI avrei potuto dare seguito al mio giuramento:
Servire, aiutare, tutelare il mio popolo.
Quando vai contro il Sistema…i Poteri Forti ti schiacciano, diventi un bersaglio, diventi il diverso, diventi il traditore, ma i veri traditori sono proprio coloro che ti bersagliano, coloro che vanno contro il popolo.
I veri traditori sono coloro che dicono: devo portare il pane a casa e obbedisco agli ordini.
I SI SIGNORE sono molti, troppi purtroppo.
Sono orgoglioso delle mie battaglie, specialmente in questo momento storico.
Ho avuto la forza e il coraggio di denunciare pubblicamente la fallimentare gestione del fenomeno immigrazione vissuto in prima linea.
Sono stato usato dalla politica, è vero ma ne vado fiero perchè ho sempre lottato per il bene del mio popolo.
Ho subito ingiustizie ed ora vedo ingiustizie verso quel popolo che ho difeso per ben 27 anni.
Vedo quel popolo venire multato, sottoposto a TSO, tradito da chi dovrebbe difendere i suoi diritti costituzionali.
Troppi episodi di italiani maltrattati dalla supponenza di alcune divise.
Facile maltrattare alcuni italiani, facile fare i Forti con i deboli e i deboli con i Forti, vero ?
Vedo molta ignoranza e supponenza.
Vedo di tutto, tranne che onestà.
Qualcuno dovrebbe vergognarsi
La divisa andrebbe onorata, il giuramento andrebbe onorato, il popolo andrebbe onorato e difeso dai soprusi.

E si qualcuno dovrebbe proprio vergognarsi !!!

Attenzione presto, tutto questo finirá e resteranno solo le infamità commesse.

I valori non si tradiscono MAI !!!

Daniele Contucci
Ex poliziotto scomodo al Sistema

Gli imbecilli al governo si copiano l'uno con l'altro. Sono sempre loro quelli del Pd i primi della classe a essere i servi del Grande Reset Occidentale


Dall’Australia all’Europa è lockdown con le scuole aperte. De Luca è l’unico “responsabile” al mondo?

Il problema è “ideologico”: chiudere le scuole è considerata ovunque l’ultima ratio, la resa al futuro. Ovunque tranne che in Campania (e da ieri in Puglia)


Ieri a Melbourne c’è stato un capodanno. Dopo 4 mesi, 112 giorni in tutto, i quasi 5 milioni di residenti nella seconda città australiana sono usciti – compunti e rispettosi delle restrizioni ancora vigenti – per festeggiare la fine di un durissimo lockdown. A Melbourne le scuole non hanno mai chiuso.

Sempre ieri, in un discorso alla nazione, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato almeno 30 giorni di chiusura. Ha spiegato che si potrà uscire di casa soltanto per andare al lavoro – quando non è gestibile quello da casa – per prendersi cura delle persone vulnerabili, fare una breve passeggiata sotto casa. E andare a scuola. Bar e ristoranti chiusi, così come i negozi non essenziali. Le scuole no. Scuole aperte.

Ancora ieri, Angela Merkel ha annunciato le nuove misure di lockdown per la Germania, al termine di un vertice con i Laender durato circa quattro ore e mezzo. “Misure dure”, ha detto la Cancelliera riconoscendo che il 75% delle infezioni, ormai, non è più tracciabile. Nella virtuosa e attenta Germania. Il nuovo lockdown durerà quattro settimane, a partire dal 2 novembre: prevede la serrata di ristoranti, bar, cinema, teatri, sale da concerto, saloni di bellezza, palestre, piscine e bordelli. Le scuole no. Le scuole restano aperte.

L’Irlanda è stato il primo Paese europeo a chiudere dopo la primavera, per sei settimane. Ed ha lasciato – repetita iuvant – le scuole aperte.

In Campania il Presidente della Regione Vincenzo De Luca, che le scuole le ha chiuse ormai da quasi tre settimane, s’è giustificato così:

“Io mamme degne di questo nome disponibili a mandare bambini a scuola in queste condizioni di contagio non ne ho incontrata nessuna”

Ciò dopo aver snocciolato cifre che in teoria avrebbero dovuto dimostrare l’insindacabilità della decisione: 400 contagi tra alunni e insegnati in una Municipalità, 200 in un’altra e così via. Trasformando quelle che normalmente sono percentuali in numeri assoluti, nel tentativo – riuscito – di rendere palpabile la drammaticità della situazione. Un trucco contabile: se dici 200 ottieni una reazione emotiva, se dici 1% ne ottieni un’altra, anche se sono sempre lo stesso numero.

Un attimo prima – nel solito monologo social senza contraddittorio – aveva accusato chi propugnava la chiusura delle scuole come ultima ratio di essere “irresponsabile”. Sì, anche noi, tra gli altri.

Esistono studi anche autorevoli che in qualche modo dimostrano che le scuole aperte – dove il tracciamento e isolamento rapido non sono lasciati al caso, come in Germania – aiutano a contenere l’epidemia invece che a diffonderla. E che l’impatto economico della chiusura degli istituti sul lungo periodo è perfino superiore a quello dovuto alla riduzione del reddito dei genitori a causa dalla crisi attuale. I più poveri poi sono sempre quelli che ci vanno di mezzo: secondo un rapporto pubblicato oggi da UNESCO, UNICEF e Banca Mondiale, gli studenti dei Paesi a reddito basso e medio-basso hanno già perso quasi quattro mesi di scuola dall’inizio della pandemia, rispetto alle sei settimane registrate nei Paesi ad alto reddito.

È un argomento complicato e ampiamento dibattuto, ma non è il punto. Non lo è il numero dei contagi, non le statistiche di diffusione della malattia tra i banchi, non il logico peso sul trasporto pubblico che scatena il movimento di bambini e genitori un paio di volte al giorno. Andiamo avanti dalla primavera analizzando dati spesso incongruenti e incompleti, formulando teorie su statistiche falsate e zoppe. La stessa chiusura per settori che pavidamente il governo sta portando avanti piano piano, non ha basi scientifiche: nessuno sa con certezza quanto un cinema sia più pericoloso di un supermercato. Sommiamo mele e pere, da marzo, sforzandoci di ricavarne un significato. Penalizzando una categoria più di un’altra, mandando al fallimento un commerciante prima d’un altro, un po’ a casaccio. Annaspiamo, in attesa di affogare.

In un contesto così – che non ammetteranno mai, se non alla resa finale – il punto, centrale, è invece proprio “ideologico”.

De Luca, che raramente si concede ai giornalisti, forse qualche domanda potrebbe farsela da solo: quale sarà il misterioso motivo per cui la scuola resta aperta nonostante tutto, sempre, praticamente ovunque?

La risposta non è nei numeri, non può esserlo. La risposta è – appunto – scritta nelle fondamenta della società: si può sacrificare tutto, anche a costo di danni irreparabili all’economia, nel tentativo di evitare una strage sanitaria, ma non la scuola. Che resta lì, col suo rischio-contagio inalterato (nessuno lo nega, semplicemente va valutato per quel che è), con le centinaia di studenti positivi snocciolati con fierezza dal Governatore, ma va fatta salva finché si può. È un rischio calcolato. Una zona franca. L’ultima cosa che chiude, nel mondo civile, sono le scuole, e non “gli ospedali” come ha penosamente rilanciato De Luca in un attimo di poca lucidità. Gli ospedali non chiudono mai, manco in guerra. Anche se i medici non li chiamiamo più “angeli” sono gli stessi “eroi” di prima. De Luca lo sa benissimo, visto che combatte una difficile battaglia politica col governo per veder riconosciuta alla Campania più personale ospedaliero.

Non è retorica. È realpolitik alla sua massima espressione.

La Francia, l’Inghilterra, la Germania, l’Irlanda, l’Australia che pure ha trattato la pandemia con un piglio durissimo, barricandosi dentro i confini e chiudendo la sua seconda metropoli per 4 mesi (da noi siamo agli scontri di piazza per la chiusura “anticipata” dei locali”…), non sono “irresponsabili”. Non certo più del governo italiano, che in queste ore sta assistendo allo sgretolamento del grande bluff: “noi rispettiamo le regole e la seconda ondata non ci colpirà”. Certo, come no. Persino l’Italia, di cui volente o nolente la Campania fa ancora parte, ha indicato la didattica a distanza solo per le superiori.

Hanno una scaletta delle priorità, tutto qui. Le scuole sono – evidentemente – al secondo posto, appena sotto la salute pubblica.

La Campania – una volta di più – è un caso a parte, non solo nazionale, ma europeo. Da ieri non è più sola: c’è anche la Puglia. E pure sono soddisfazioni.


E' irritante vedere l'associazione francese Save the Children farsi pubblicità a tamburo battente sulle televisioni su you tube e quindi pagando fior di quattrini per ricevere soldi dai comuni mortali loro dicono per combattere le malattie in Africa, o giù di lì, comprando antibiotici e similari. N O N sarebbe più facile e più dignitoso chiedere alle fabbriche di medicinali di produrre un pò di più di prendere un poco meno di profitti e regalare dosi per i bambini poveri mal nutriti, questo messaggio ci veicolerebbe verso realizzazione della Comunità umana. Come l'abbandono di piccole velenose polemiche che ci portano l'uno contro l'altro armati mentre il vero nemico ha ordinato il Grande Reset dell'Occidente

IL VIRUS E LA NUDITÀ DEL DOMINIO

Posted on 12/10/2020


Non c’è niente da fare: se «l’uomo in quanto uomo» non esiste, tutto il male concepibile (e anche quello che oggi non riusciamo nemmeno a immaginare) è possibile e altamente probabile – anche sotto forma di virus…

Una lettrice ha così commentato su Facebook il mio ultimo post dedicato al Coronavirus e al feticismo associato alla malattia che esso causa: «Il virus non chiede il permesso di fare quello che vuole. È anche con i virus, diventati parte di noi, che ci siamo trasformati nel corso dell’evoluzione». Non c’è dubbio.

Su quest’ultimo aspetto proprio un mese fa ho letto un libro scritto da due scienziati americani teorici del punto di vista evoluzionista nello studio delle malattie e nella profilassi medica: le malattie (cause e sintomi) come adattamento del corpo plasmato dalla selezione naturale, come adattamento evolutivo sempre esposto ai mutamenti ambientali – molto spesso causati dal puro caso. Un testo che consiglia di andarci piano con antibiotici e vaccini, senza ovviamente negarne la validità in termini assoluti: «È sbagliato non prendere l’aspirina solo perché sappiamo che la febbre può essere utile, ed è un errore non trattare sintomi spiacevoli di alcuni casi di nausea da gravidanza, allergia e ansia. […] Un approccio evolutivo suggerisce però che molti trattamenti potrebbero non essere necessari, e che dovremmo chiarire se i benefici siano superiore ai costi» (1). Il problema, continuano gli autori, è che «batteri e virus possono evolversi in un giorno più di quanto possiamo noi in mille anni. Questo è un handicap ingiusto e grave nella corsa agli armamenti: non possiamo evolvere abbastanza velocemente da sfuggire ai microrganismi. […] Da un punto di vista immunologico, un’epidemia può cambiare drasticamente una popolazione umana». A questo punto potremmo esclamare abbastanza sconsolati, o semplicemente armati di “sano realismo”: È l’adattamento evolutivo, bellezza!

Ma l’uomo non solo non subisce passivamente la cieca pressione esercitata dall’ambiente esterno sul suo corpo e sulla sua comunità, ma col tempo ha imparato ad affinare strategie di sopravvivenza sempre più efficaci, finendo per trasformare la stessa natura in una sua gigantesca riserva di cibo, di strumenti e di creatività. La storia naturale è insomma intimamente intrecciata alla storia umana, e non a caso diverse nostre malattie (a cominciare dalla comune influenza) risalgono agli albori della nostra civilizzazione, quando abbiamo iniziato ad addomesticare piante e animali. Questo semplicemente per dire che ormai da migliaia di anni il nostro processo evolutivo si dà necessariamente all’interno di società (con “annessa” natura) storicamente caratterizzate, e non in un ambiente puramente naturale o comunque socialmente neutro: tutt’altro! Tanto è vero che molte malattie (morbillo, tubercolosi, vaiolo, pertosse, malaria) sono state debellate o grandemente ridimensionate nei Paesi capitalisticamente sviluppati del mondo, mentre altre si sono diffuse in stretta connessione al nostro cosiddetto “stile di vita”. Si assiste poi proprio nei Paesi di più antica tradizione capitalistica al sempre più allarmante fenomeno della resistenza agli antibiotici, per cui batteri sensibili alla penicillina che negli anni Quaranta del secolo scorso sembravano aver imboccato la strada dell’estinzione (con la produzione industriale dei vaccini e la moderna profilassi), nel corso dei decenni hanno invece sviluppato enzimi in grado di degradare la penicillina: «Oggi, il 95 per cento dei ceppi di stafilococco mostra una certa resistenza alla penicillina» (Perché ci ammaliamo).

Per virus e batteri il nostro corpo è il loro ambiente esterno che li sfida, e non hanno altra “strategia di sopravvivenza” che non sia quella di mutare, di evolvere, di adattarsi a circostanze sempre mutevoli: è la «corsa agli armamenti» tra “creature aliene” e “ospite” cui accennavo prima. Per l’uomo l’adattamento a virus, batteri e quant’altro è sempre e necessariamente socialmente mediato. «Questa asserzione non significa negare che batteri e virus facciano ammalare il corpo biologico e siano conseguentemente causa di infezioni, ma che quando bisogna pensare al lamento, al disagio e al dolore nella clinica medica e nella psicoanalitica, è necessario considerare e valutare gli effetti del linguaggio e del discorso» (2), ossia, detto nei “miei” termini, della prassi sociale umana e delle «relazioni materiali degli uomini, linguaggio della vita reale» (3).

Mi si consenta a questo punto una brevissima digressione sotto forma di una metafora abbastanza rozza e banale. Una pistola spara un proiettile che colpisce a morte una persona: a chi o a cosa attribuire la responsabilità del triste evento? Al proiettile? alla pistola? alla mano che la impugna? Ovviamente al soggetto che ha sparato, che ha messo in moto la catena degli eventi. Qui i motivi dell’insano gesto non ci riguardano. Ecco, il Covid-19 ci è stato sparato contro da una società che distrugge foreste e ciò che rimane delle nicchie ecologiche, che fa un uso sempre più intensivo degli allevamenti, che investe nel settore sanitario secondo parametri di economicità e non di pura umanità (4), che di fatto mette al centro delle sue molteplici attività la ricerca del profitto e non la sicurezza delle persone, che fa dei lavoratori, dei disoccupati e in generale dei senza riserve, i soggetti di gran lunga più vulnerabili alle malattie e alle sciagure, e potrei continuare su questa strada lastricata di miseria sociale – “materiale” e “spirituale”.

La mia tesi è che il calcolo economico (legge del profitto e legge delle compatibilità tra “entrate” e “uscite”) che domina nella società capitalistica realizza una prassi sociale che nella sostanza è del tutto irrazionale, nonostante la scienza e la tecnica vi abbiano un ruolo a dir poco fondamentale. Oggi davvero l’umanità potrebbe avere nelle sue mani il proprio destino, eliminando le cause oggettive (che cioè prescindano da qualsivoglia intenzione e volontà umane) che generano sempre di nuovo irrazionalità (“disfunzionalità”) d’ogni genere, con ciò che ne segue in termini di crisi economiche, di disagio sociale, di precarietà esistenziale, di sofferenze fisiche e psicologiche, di crisi ecologiche, eccetera, eccetera, eccetera. Ciò che stiamo vivendo nell’ormai famigerata Epoca del Coronavirus (da d.C. a d.C.) la dice lunga sul carattere irrazionale (disumano e disumanizzante) della nostra società. Da anni si parlava della possibilità di una pandemia del tipo che stiamo sperimentando, ma il “sistema” ha ritenuto più opportuno non allocare risorse finanziarie nella prevenzione, sperando che quella possibilità non si trasformasse in una realtà, almeno a breve scadenza, e intanto continuare nella solita vita fatta di lavoro, di vendite, di acquisti, di viaggi, di affari, di investimenti, di speculazioni, eccetera. Lo spettacolo del Capitale deve continuare!

Mutuando Spinoza enuncio quanto segue: Dicesi schiavitù l’incapacità umana di dominare le cause e gli effetti della prassi sociale. Questa schiavitù non ha dunque a che fare direttamente con la sfera politico-istituzionale di un Paese, ma essa chiama in causa direttamente il suo fondamento sociale, la sua “struttura” economico-sociale. Di qui il concetto di totalitarismo sociale che secondo me è la chiave che apre alla comprensione dell’attuale crisi sociale.

La responsabilità “ultima” della pandemia ancora in corso è dunque della società capitalistica, la quale ha oggi una dimensione mondiale – e, com’è noto, scienziati particolarmente “visionari” e capitalisti dal “pensiero lungo” (almeno quanto il loro conto in banca) operano per allargarne i confini oltre l’angusto orizzonte del nostro pianeta: si vuol portare il virus capitalistico su altri mondi! Ma è possibile, e non solo auspicabile, un altro mondo? Personalmente non ho alcun dubbio su questa eccezionale possibilità, e il fatto che essa oggi sia negata dalla realtà nel modo più radicale e doloroso, e che certamente io non la vedrò mai realizzarsi, ebbene questo non cambia di un solo atomo il fondamento oggettivo (storico e sociale) di questa splendida alternativa al cattivissimo presente.

Io non chiedo di immaginare la società perfetta, la società che non conosce la sofferenza, la malattia, la morte, l’imprevisto, ecc.; si tratta piuttosto di concepire la possibilità di una comunità che sappia affrontare in termini umani (umanizzati) la sofferenza, la malattia, la morte, l’imprevisto e così via. Concepire l’inconcepibile, mettere radicalmente in discussione l’idea che per un qualche motivo l’umanità non possa affrancarsi dalla divisione classista della società e costruire una Comunità nel cui seno fratelli e sorelle collaborano alla felicità di tutti e di ciascuno. In fondo lo dice anche il Papa: Fratelli tutti! Il pensiero deve reagire al torpore della routine che lo intrappola nel cerchio stregato dell’ideologia dominante, e giungere a questa straordinaria conclusione: Si può davvero fare! Dobbiamo offrire al pensiero la possibilità di vedere finalmente nudo il Dominio, un po’ come il bambino della celebre favola di Anderson; e così capire che nella sua vigenza non c’è nulla di naturale o di sovrannaturale, di inevitabile o di assolutamente necessario, ma solo una questione di coscienza (o incoscienza: la nostra) e di rapporti di forza. Io cerco di dare il mio modestissimo contributo a questa vera e propria rivoluzione del pensiero, sperando ovviamente che essa non rimanga solo nel pensiero.


DAMMI TEMPO…
«Non riteniamo di introdurre una norma vincolante ma vogliamo dare il messaggio che se si ricevono persone non conviventi anche in casa bisogna usare la mascherina» (Premier G. Conte).
«Quando c’è una norma, questa va rispettata e gli italiani hanno dimostrato di non aver bisogno di un carabiniere o di un poliziotto a controllarli personalmente. Ma è chiaro che aumenteremo i controlli, ci saranno le segnalazioni» (Ministro R. Speranza).

L’esperienza della Pandemia sta portando altra velenosissima acqua alla tesi secondo cui oggi ci riesce più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. La rivoluzione sociale appare anche ai miei anticapitalistici occhi abissalmente lontana; ma penso anche che se per un qualche motivo essa diventasse improvvisamente possibile nella testa di molte persone, altrettanto repentinamente quello straordinario evento diventerebbe talmente vicino nella realtà, da poterne quasi avvertire l’odore, per così dire. Come ho scritto altrove, non ho la pretesa di pensare che con me debba finire la storia, e che altri dopo di me non possano conoscere la rivoluzione sociale e la Comunità umana; bisogna essere davvero arroganti, presuntuosi e soprattutto deboli di immaginazione, per cristallizzare in eterno (fortunatamente solo nel pensiero!) il pessimo presente. Intanto, così come respiro, mangio, dormo, eccetera, rinnovo sempre di nuovo la mia irriducibile ostilità nei confronti di questa società disumana: più che di scelta, dovrei piuttosto parlare di fisiologia!

Fin dall’inizio della crisi sociale chiamata Pandemia ho cercato di mettere in luce il carattere oggettivo del processo sociale in corso su scala mondiale, il quale ha peraltro approfondito e accelerato tendenze economiche, tecnologiche, geopolitiche, politiche e istituzionali già da molto tempo attive – e produttive di fatti – in tutti i Paesi capitalisticamente più avanzati del mondo. Come sempre, la realtà non crea mai nulla a partire dal nulla, ma impasta, per così dire, materiale sociale già esistente aggiungendone dell’altro solo in parte o interamente nuovo; il problema è piuttosto quello di capire fino a che punto abbiamo il controllo della situazione e la natura (la “qualità”) della realtà che contribuiamo a creare giorno dopo giorno.

Il carattere autoritario, per non dire altro, delle misure politiche prese in questi asfissianti e alienanti mesi pandemici dal governo italiano a mio avviso si connette in primo luogo a processi che per l’essenziale sfuggono anche al controllo degli stessi decisori politici, i quali sono stati chiamati a un rapido adattamento alla situazione che si è venuta a creare di volta in volta su scala nazionale e globale. Sappiamo poi come i politici nostrani eccellano nell'arte dell’adattamento, e come essi sanno approfittare delle situazioni emergenziali per intascare lauti dividenti elettorali e cementare il loro consenso e il loro potere – due facce della stessa medaglia democratica. Tuttavia, il “complotto” ai nostri danni non è da ricercarsi nella volontà di Tizio piuttosto che di Caio, senza parlare dei soliti “poteri forti” (meglio se infiltrati da qualche “lobby ebraica”): è questa società che complotta tutti i giorni contro gli individui, contro le classi subalterne, contro la possibilità di relazioni autenticamente umane. Per questo non si tratta, per chi scrive, di cambiare governi e governanti, ma di mettere la parola fine a questa società e iniziare la storia della Comunità umana, la storia dell’«uomo in quanto uomo». Vasto Programma, non c’è dubbio, e per questo qui conviene mettere un bel punto. Ogni Paese ha cercato di gestire la “crisi sanitaria” ricercando un difficile bilanciamento tra protezione della salute del corpo sociale, per assicurare la continuità del sistema ed evitare una più grave catastrofe sociale (con relative tensioni generatrici di conflitti potenzialmente disastrosi per il vigente ordine sociale), e protezione della struttura economica, per evitare un collasso economico dagli esiti imprevedibili ma certamente destabilizzanti. Il tutto naturalmente sulla base delle strutture sociali e delle configurazioni politico-istituzionali dei diversi Paesi, nonché delle loro diverse esperienze in materia di epidemie: negli ultimi venti anni la Cina e altri Paesi asiatici si sono confrontati molto spesso con le epidemie virali. È ovvio che nei Paesi a regime politico-istituzionale totalitario il lockdown viene meglio, per così dire, è di più facile, rapida e sicura implementazione, soprattutto se sono in grado di servirsi di un’avanzata tecnologia idonea al controllo e alla repressione dei comportamenti sociali. Non per niente la Cina si è subito proposta all’attenzione dell’Europa come il modello da seguire, sebbene con adattamenti e innesti “democratici”. Il lockdown con caratteristiche europee, insomma. Quello italiano è stato particolarmente duro, tale da evocare lo spettro del “fascismo sanitario”. Certo è che sentir parlare di «dittatura sanitaria» da parte di personaggi che sostengono i regimi di Cina, Cuba, Venezuela e non so di quanti altri Paesi rigorosamente antiamericani, fa davvero sorridere, diciamo così. Sto per caso alludendo anche al noto filosofo-comico Diego Fusaro? Fate un po’ voi! (5)

Per usare un’analogia medica, visto che parliamo di virus e di “crisi sanitaria”, nel caso italiano è come se una parte assai consistente dell’economia fosse stata messa in una condizione di coma artificiale o farmacologico, in attesa che i parametri sociali, stressati dallo shock, iniziassero a rientrare nella normalità. In questa delicata operazione l’interventismo statale ha avuto una parte decisiva, e gli effetti del «ritorno in grande stile dello Stato» nella sfera economica, osteggiato dalla minoranza liberista ancora presente nel Paese e applaudito dalla sua maggioranza statalista, saranno evidente solo tra qualche tempo. Com’è noto, spesso dal coma indotto artificialmente, si passa al coma vero e proprio, e non raramente segue il decesso del paziente: l’intervento è riuscito, ma il paziente è morto – di fame o di qualche altro accidente, ma vivaddio senza un solo Coronavirus in corpo! Quel che è certo è che molte aziende, soprattutto di piccole e medie dimensioni, non apriranno più, e già a giugno si parlava di “autunno caldo”, di disoccupazione dilagante, di gente pronta a pescare nel torbido. Il Ministro degli Interni da mesi non smette di lanciare segnali di allarme: «Andiamo incontro a una delicata situazione sociale. Dobbiamo prepararci». Preparaci a cosa? Come si dice, lo scopriremo solo vivendo – se il Coronavirus vuole!

Ho raccolto in questo PDF buona parte dei post dedicati alla “crisi epidemica” che ho pubblicato su questo Blog dall’inizio di questa crisi, la quale peraltro è lungi dall’essersi esaurita; il primo è del 5 gennaio, quando sembrava che il raggio d’azione del Coronavirus fosse circoscritto alla sola Cina, o ai soli Paesi asiatici, come avvenne per la Sars nel 2003/2004, e l’ultimo è del 6 ottobre, quando la temuta “seconda ondata” si è alla fine palesata anche in Italia, e con una forza che ha sorpreso molti degli stessi “esperti”. La “seconda ondata” si abbatte su un corpo sociale già provato fisicamente e psicologicamente, e per questo i soliti “esperti” ritengono che essa potrebbe essere ancora più devastante della “prima ondata”, con ciò che ne segue sul piano delle politiche “preventive” suggerite al governo. Se dipendesse dagli “esperti”, in Italia saremmo già al lockdown generalizzato. Vedremo cosa accadrà tra qualche settimana, o forse tra qualche giorno.

L’intreccio problematico che questi post offrono ai lettori è molto ricco, perché essi chiamano in causa, sebbene in forma estremamente semplice – spero non del tutto semplicistica – e sintetica molteplici questioni di natura politica, etica, geopolitica, economica, psicologica: sociale in senso generale. Purtroppo non ho potuto eliminare la ripetizione di temi, di concetti e di parole, e di questo mi scuso con i lettori.

«Il virus non chiede il permesso di fare quello che vuole»; anche noi dovremmo conquistare questa irriducibile volontà nei confronti del pessimo presente – con il futuro che certo non ci sorride, tutt’altro!


(1) R. M. Nesse, G. C., Williams, Perché ci ammaliamo. Come la medicina evoluzionista può cambiare la nostra vita, p. 67, Einaudi, 1999. «Il corpo umano è al contempo fragile e robusto. Come tutti i prodotti dell’evoluzione organica, è un insieme di compromessi, e ognuno di questi offre un vantaggio, anche se spesso il prezzo è la predisposizione a una malattia. Le debolezze non possono essere eliminate dall’evoluzione perché è stata la stessa selezione naturale a crearle. […] In medicina niente ha senso se non alla luce dell’evoluzione» (pp. 287- 301). E la società, qui genericamente intesa, in tutto questo che ruolo ha? Ed è corretto, nel trattamento dei cosiddetti “disordini mentali” associati alle emozioni, mettere da parte Sigmund Freud (qui inteso come “padre della psicoanalisi”) e chiamare senz’altro in causa gli «algoritmi darwiniani della mente»?
(2) A. Eidelsztein, L’origine del soggetto in psicoanalisi, p. 52, Paginaotto, 2020.
(3) K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, Opere, V, pp. 21-22, Editori Riuniti, 1983.
(4) Secondo stime attendibili, dal 2009 al 2018 in Italia c’è stata una riduzione della spesa sanitaria di circa 26 miliardi, una diminuzione del 12%. Se consideriamo, oltre la spesa corrente, anche il calo degli investimenti pubblici nel settore sanitario, la riduzione si aggira intorno al 13%.
(5) «La Ue manda il Mes, gli USA mandano soldati, la Cina manda medici e mascherine. Solo uno dei tre è nostro amico. Gli altri due sono nemici da combattere. L’avete capito? Il potere vi fa apparire amici i nemici e nemici gli amici. E, così, nostri amici sarebbero UE e USA, che in questa crisi ci stanno ignorando, quando non apertamente ostacolando. E nostri nemici sarebbero Cina, Russia, Cuba e Venezuela, che ci stanno mandando aiuti e medici. L’alternativa continua ad essere tra socialismo e barbarie o, se preferite, tra socialismo e capitalismo» (D. Fusaro). Indovinate secondo chi scrive da quale parte dell’alternativa si colloca il simpatico intellettuale SocialSovranista? Solo in un mondo ottusamente nichilista nei confronti della verità, un personaggio ridicolo come Fusaro può cavalcare le escrementizie onde delle ospitate televisive in qualità di filosofo hegelo-marxista. Anche questo, nel suo infinitamente e comicamente piccolo, esprime la tragedia dei nostri tempi.

Pensare che la nostra vita sia minacciata da un invisibile organismo vivente, il quale avrebbe il potere di tenere sotto scacco l’economia e le istituzioni di interi Paesi: ebbene questa assurda idea la dice lunga sulla nostra impotenza sociale, sulla nostra incapacità di dominare con la testa e con le mani fenomeni che nulla o poco hanno a che fare con la natura, mentre hanno moltissimo a che fare con la prassi sociale capitalistica

LA DITTATURA È SOCIALE, NON SANITARIA

Posted on 06/10/2020


Da più parti, ma soprattutto negli ambienti politico-culturali della “destra” e tra i cosiddetti “negazionisti”, si parla sempre più spesso di dittatura sanitaria, cioè di un regime autoritario imposto ai cittadini dal governo con la scusa della crisi sanitaria, e con l’attivo supporto degli “esperti”: virologi, infettivologi, medici, statistici, scienziati di varia natura. Non pochi in Occidente considerano il Covid una bufala pianificata a tavolino dal “sistema” (o dai “poteri forti”) per dare un’ulteriore stretta alle nostre già anoressiche e boccheggianti libertà individuali: la mascherina come metafora e simbolo di un bavaglio politico, ideologico, esistenziale. La paura del contagio come strumento di controllo e di governo: Foucault parlava di disciplinamento dei corpi e, quindi, delle menti.

Qualche giorno fa il Presidente della Repubblica francese ha dichiarato a proposito della “crisi sanitaria” che in Francia ha subito un’inaspettata escalation: «È vero, stiamo comprimendo la vostra libertà in aspetti molto importanti della vostra vita, ma siamo costretti a farlo per tutelare la vostra salute». Prendiamo per buona l’intenzione di Macron e riflettiamo sul contenuto “oggettivo” di quella dichiarazione: che realtà sociale ne viene fuori?

La dittatura di cui intendo parlare qui è in primo luogo un fatto, ossia una realtà che prescinde da qualsivoglia intenzione, da qualsiasi progettualità politica, da qualsiasi tipo di volontà; e come sempre al fatto segue il diritto, ossia la formalizzazione politica e giuridica di ciò che ha prodotto la società. Naturalmente la politica cerca di approfittare in termini di potere e di consenso (due facce della stessa medaglia) della situazione, ma questo è l’aspetto che appare ai miei occhi il meno interessante, almeno in questa sede, anche perché esso mostra la superficie di un fenomeno, si muove nella contingenza, mentre ciò che ha significato è la radice, la dinamica e la tendenza dei fenomeni sociali.

«Siamo in una dittatura sanitaria? È un discorso che non sta in piedi. Con il virus non si po’ fare una trattative, né politica né sindacale»: affermando questo l’ormai noto infettivologo Massimo Galli dà voce a quello che mi piace definire, lo ammetto con scarsa originalità di pensiero, feticismo virale. Attribuire al virus una “crisi sanitaria” che ha una natura squisitamente sociale. Condizioni sociali considerate su scala planetaria hanno trasformato un virus in un vettore di malattie, di sofferenze, di contraddizioni sociali, ecc. Credere insomma che il problema sia il Virus, e non la società che l’ha trasformato in una fonte di malattia, di sofferenze e di crisi sociale (che coinvolge l’economica, la sanità, la politica, le istituzioni, la salute psicosomatica delle persone): ecco spiegato in estrema sintesi il concetto di feticismo virale. Pensare che la nostra vita sia minacciata da un invisibile organismo vivente, il quale avrebbe il potere di tenere sotto scacco l’economia e le istituzioni di interi Paesi: ebbene questa assurda idea la dice lunga sulla nostra impotenza sociale, sulla nostra incapacità di dominare con la testa e con le mani fenomeni che nulla o poco hanno a che fare con la natura, mentre hanno moltissimo a che fare con la prassi sociale capitalistica. Nella nostra società l’apprendista stregone lavora senza sosta, H24.

È vero, verissimo: la potenza che ci tiene sotto scacco è invisibile, e in un certo senso la sua natura può benissimo essere considerata come virale, ma in un’accezione particolarissima che non ha nulla a che vedere con la natura. Si tratta, infatti, degli impalpabili (ma quanto concreti!) rapporti sociali capitalistici, i quali realizzano un mondo che noi per l’essenziale non controlliamo e che subiamo come se fosse un’intangibile e immodificabile realtà naturale.

«Se tutto è connesso, è difficile pensare che questo disastro mondiale non sia in rapporto con il nostro modo di porci rispetto alla realtà, pretendendo di essere padroni assoluti della propria vita e di tutto ciò che esiste. Non voglio dire che si tratta di una sorta di castigo divino. E neppure basterebbe affermare che il danno causato alla natura alla fine chiede il conto dei nostri soprusi. È la realtà stessa che geme e si ribella»: così ha scritto Papa Francesco nella sua ultima Enciclica Fratelli tutti. Oggi ciò che connette tutto e tutti sono appunto i rapporti sociali di produzione capitalistici, i quali fanno del Capitale un Moloch che domina sulle nostre vite e sulla natura. Siamo tutti fratelli sottoposti alle disumane leggi della dittatura capitalistica. Si tratta di una dittatura sociale, oggettiva, sistemica, che si realizza giorno dopo giorno in grazia delle nostre molteplici attività sottoposte al dominio del calcolo economico.

Apro una piccola parentesi. Come ormai abbiamo imparato in questi mesi, se nella gestione della “crisi sanitaria” va tutto bene è merito del governo, se qualcosa invece va male, è colpa di quei cittadini irresponsabili che sono più inclini ai piaceri della movida che alla salute della comunità. Non solo siamo costretti a subire le conseguenze di una prassi sociale che non sbagliamo affatto a considerare complessivamente irrazionale proprio perché è informata dalle logiche economiche (capitalistiche), e non dal calcolo umano; ma chi ci amministra è pronto a infliggerci multe, punizioni di vario genere e una colata di stigma sociale e di sensi di colpa se nostro malgrado infrangiamo le ultime disposizioni governative in materia di sicurezza e di distanziamento asociale e dovessimo trasformarci, non sia mai, in “untori”! Non solo il danno, ma anche la beffa! Per favore, datemi un martello! «Che cosa ne vuoi fare?» Sono affari miei! Chiudo la parentesi.

Il Papa ovviamente non va oltre il solito (banale?) e ingenuo discorso intorno all’uomo astrattamente considerato che pretende di farsi Dio non avendone le capacità, ed essendo piuttosto vittima della demoniaca brama di profitti, mentre bisognerebbe «sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale». Il “neoliberista” scuote la testa, il “progressista” applaude come da copione. Massimo Cacciari, dall’alto della sua filosofia katechontica, nicchia: «Il discorso di Bergoglio è un grande appello alla fraternità universale che resterà, lo sappiamo, purtroppo inascoltato. Egli sviluppa temi ormai classici nelle encicliche della Chiesa. Insomma è naturale che Bergoglio parli delle tragedie del mondo in questi termini» (La repubblica). Io invece penso che il mondo creato dal capitalismo non possa che essere disumano e disumanizzante, e che per questo esso non debba conoscere altra “riforma” che non sia la sua radicale distruzione in vista di un assetto autenticamente umano della Comunità dei fratelli e delle sorelle – finalmente affrancati dalla divisione classista. Ma questa è solo una mia bizzarra opinione che impallidisce al cospetto del buon samaritano di cui parla il Santissimo Padre nella sua Enciclica dedicata «alla fraternità e all’amicizia sociale».

La nostra minorità politica in quanto cittadini, così ben esemplificata dall’affermazione macroniana di cui sopra (vi amministriamo per il vostro bene), si può a mio avviso comprendere in tutta la sua tragica portata solo se considerata alla luce della dittatura sociale che qui mi sono limitato a richiamare all’attenzione di chi legge, e sul cui fondamento è possibile ogni tipo di “involuzione autoritaria”. Inclusa quella dei nostri giorni, di queste ore.


«Con il virus non si può fare una trattativa, né politica né sindacale», ci dice il saggio Galli pensando di infilzare con la sua “pungente ironia” i teorici del “negazionismo” (no virus, no mask, no vaccino); e infatti non si tratta di raggiungere un compromesso di qualche tipo con il virus: si tratta (si tratterebbe!) di farla finita una buona volta con una società che ci espone a ogni genere di rischio (da quello pandemico a quello idrogeologico, da quello ecologico a quello bellico, da quello economico a…, fate un po’ voi), a ogni sorta di preoccupazioni e sofferenze.

«Se qualcuno pensa che si trattasse solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà» (Fratelli tutti). È quello che ho detto!

Ci vogliono ridurre al lastrico, nelle condizioni di schiavi, non lo fanno per i soldi, ormai anche gli sciocchi più impenitenti hanno capito che questi si creano con un clic e dalle banche centrali e da quelle commerciali, N O lo fanno per asservirci e abbattere definitivamente tutte le barriere mentali che con spirito critico abbiamo saputo ergere indirizzando le masse contro i pochi che sanno resistere, scatenando la guerra fratricida fra noi per far dimenticare che i veri nemici sono loro

Allungano le mani..
Maurizio Blondet 30 Ottobre 2020 

Marco Rizzo aveva appena preconizzato:

“Prelievo forzoso in arrivo. A rischio risparmi, immobili e pensioni”. Parla Marco Rizzo


28 Ottobre 2020 – 17:42

Una patrimoniale sarebbe oramai imminente: a rischio i risparmi, le case di proprietà, la sanità pubblica e le pensioni secondo Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista.

“Prelievo forzoso in arrivo. A rischio risparmi, immobili e pensioni”. Parla Marco Rizzo

La pandemia ha gonfiato i conti correnti degli Italiani (ma il trend è stato uniforme in tutta l’Unione europea, ad eccezione della Germania) che tradizionalmente vedono nel risparmio un solido rifugio in tempi di crisi.

Ma è proprio questo risparmio che potrebbe ingolosire il Governo italiano, affaccendato più che mai a far quadrare conti fuori controllo. Ne è convinto Marco Rizzo, che aggiunge:

“Faranno un prelievo forzoso, e se non lo faranno obbligheranno l’uso del contante, schedandoci dentro le banche. Parliamo del popolo, non dell’altissima borghesia che sa come proteggere il proprio denaro”.

Appena ha fatto a tempo a parlare, ed ecco l’uomo dell Colle che occhieggia

Mattarella: ‘Crisi profonda, il risparmio aiuti la ripartenza’

“La grave situazione economica e le preoccupazioni per la diffusione dei contagi – sostiene il Capo dello Stato – hanno indotto un sensibile aumento del tasso di risparmio di famiglie e imprese. Queste risorse, se adeguatamente utilizzate, potranno contribuire a sostenere una rapida ripresa di consumi e investimenti

Chiesa cattolica minata al suo interno

30 Ottobre 2020 - 18:50
Appello urgente per resistere al tradimento e alla rovina dell’Occidente, frutto della civiltà cristiana


La triplice crisi del COVID-19, dei disordini civili e del disastro economico sta scuotendo le fondamenta spirituali e materiali dell’Occidente e del mondo. Questa non è una crisi ordinaria, poiché mette in discussione le nostre usurate certezze, cambia la nostra vita quotidiana e limita la libertà della Chiesa. Di fronte a questa crisi, molti sono sbalorditi e si chiedono cosa sia andato storto.

Dove va l’Occidente? È possibile evitare il caos che si avvicina?

In questo quadro di grande rischio per l’Occidente, come laici cattolici che hanno a lungo difeso la civiltà cristiana dagli errori del comunismo e del socialismo, l’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà e le sue organizzazioni autonome consorelle nei cinque continenti offrono la loro analisi del pericolo e il loro messaggio di speranzosa restaurazione.

I. La situazione attuale

La crisi attuale si manifesta in molteplici modi. Ma tutti presentano un’unità di obiettivi che mira a distruggere le strutture rimanenti della civiltà cristiana occidentale. Potremmo dividerli in tre categorie principali.

1. Una crisi sanitaria che influisce su tutti gli aspetti della vita

Il mondo sta affrontando un’epidemia virale la cui origine e diffusione sembrano indirizzare a un ruolo sospetto della Cina. Questo virus ha colpito soprattutto le nazioni cristiane dell’Europa e delle Americhe, sia per quel che riguarda i gravi rischi per la salute, sia per il profondo impatto economico, sociale e psicologico delle draconiane misure sanitarie e di blocco.

La cosiddetta nuova normalità sta condizionando collateralmente la vita di centinaia di milioni di persone limitando la libertà di movimento, interrompendo il lavoro e l’istruzione, vietando o contingentando raduni ed eventi culturali e, infine, restringendo l’accesso alla Messa domenicale e ai Sacramenti.

Alla gente viene detto di abituarsi a un mondo di tristezza, isolamento e subconsumismo controllato dai tecnocrati, non diversamente dall’incubo distopico del romanzo 1984 di George Orwell.

2. Le debolezze strutturali del nostro mondo globalizzato rivelate dalla pandemia

Una grave crisi economica bussa alla porta annunciando enormi conseguenze politiche, sociali, culturali e psicologiche. Analisti di livello internazionale prevedono uno scenario peggiore di quello della Grande Depressione iniziata nel 1929.

La pandemia rivela l’enorme dipendenza economica dell’Occidente, frutto marcio della sconsiderata dislocazione del suo settore manifatturiero soprattutto in Cina.

Il risultato è una grande debolezza politica in Occidente, che si viene a trovare molto declassato in un mondo “multipolare” in cui la Cina comunista sta assumendo il ruolo di un drago. Molti autori denunciano il graduale e inevitabile declino del potere politico, militare e diplomatico dell’Occidente sulla scena internazionale. Il mondo, come lo conoscevamo, sembra avviarsi alla fine.

3. I disordini sociali indeboliscono ulteriormente l’Occidente

L’Occidente è indebolito da disordini sorti simultaneamente in tutto il mondo come se fossero stati innescati da una fonte comune. Tali disordini toccano questioni nodali e includono: 

a) Un male importato quale l’immigrazione incontrollata, che favorisce la formazione di enclavi straniere all’interno delle nazioni. Molti neoarrivati ​​(soprattutto immigrati musulmani) rifiutano l’integrazione e l’assimilazione, il che crea un separatismo interno de facto. Ciò trasforma l’Occidente in uno “spazio aperto” multietnico, multireligioso e multiculturale senza un’identità comune o uno scopo.

b) Un altro punto cruciale come l’ascesa di politiche d’identità etniche e di ideologie di sinistra che cercano di spazzare via tutte le vestigia e le strutture del passato cristiano: questi ideali sociali “decostruzionisti” prendono di mira la società borghese capitalista. Molti di sinistra approfittano delle differenze razziali e culturali per promuovere la lotta di classe attraverso la violenza di strada e la distruzione urbana. La rivolta promossa dal movimento Black Lives Matter negli Stati Uniti ne è un tipico esempio.

Una conseguenza dei disordini sociali è che conducono a un radicalismo che, con l’aiuto dei media, spaventa e paralizza la maggioranza silenziosa. Nei paesi in cui reagisce la maggioranza, la conseguente polarizzazione ideologica porta ad una paralisi delle istituzioni democratiche, e molte voci stanno paventando addirittura il rischio di una guerra civile.

II. L’uomo occidentale di fronte a questo quadro

L’Occidente si trova impreparato ad affrontare questa triplice crisi. Le sue fondamenta sono erose dalla terribile debolezza strutturale di una imponente rivoluzione culturale, come si è visto ad esempio con la crisi della famiglia, la cultura della morte rappresentata dall’aborto procurato e con un’ideologia LGBT aggressiva che si impone a tutta la società, persino ai bambini innocenti.

Soprattutto, l’Occidente è indebolito da una crisi spirituale. Un numero incalcolabile di fedeli abbandona la fede e vive senza Dio o senza la sua legge, non cercando più né la sua grazia né la vita sacramentale. La nostra decadenza morale ci ha indebolito e abbiamo dimenticato le nostre radici cristiane.

Privi di sostegno spirituale e sociale, molti restano scioccati e increduli di fronte a questa triplice crisi. Diversi psicologi lo chiamano un “trauma collettivo”. Potente, solido, tecnologicamente perfetto e sicuro di sé, il nostro mondo è stato scosso dalle fondamenta da un nuovo coronavirus.

In pochi mesi, insieme all’economia occidentale, sono crollate molte certezze. Queste certezze avevano alimentato l’ottimismo delle masse in un progresso indefinito. Oggi la crisi ha eroso la fiducia nei media, nella scienza, nelle autorità politiche e persino nei leader religiosi.

L’ottimismo, il tratto caratteristico del nostro tempo, sta scomparendo. L’ottimismo che due guerre mondiali non hanno potuto scuotere, ora sta svanendo in una crescente ansia per il futuro.

In tale contesto di apprensione, molti iniziano a mettere in discussione le fondamenta dell’Occidente. Chiedono: cosa è andato storto? C’è una soluzione? C’è una luce che possa guidarci durante questa tempesta, confortandoci e ridandoci fiducia nel futuro?

Queste domande portano il seme del rimorso e di una fievole nostalgia del sentiero abbandonato della virtù.

III. Una immensa orfanilità spirituale

In mezzo alle difficoltà, faremmo bene a bere dalla sorgente della cultura cristiana per riscoprire i valori spirituali che ci hanno formato. Da questa fonte spirituale provengono l’ordine, le istituzioni e le grazie cristiane che ci possono portare fuori dall'attuale triplice crisi. Solo un simile ritorno di figli prodighi alla casa paterna può rigenerare la società nella misura e nella portata necessarie.

Tuttavia, la nostra incapacità di affrontare il problema deriva dal fatto che una crisi parallela all'interno della Chiesa mina le nostre certezze, i nostri principi e valori. Questa crisi spirituale è molto più distruttiva poiché ci priva dei mezzi che ci aiutano a trovare soluzioni.

In quest’ora suprema del Cristianesimo, i fedeli sono naturalmente portati ad alzare lo sguardo alla Cattedra di Pietro, l’Autorità Suprema della Chiesa Cattolica, in cerca di una parola di conforto e di guida. Ma invece di essere il baluardo dell’Occidente, la Santa Sede sembra indifferente al suo destino. A volte sembra addirittura favorire chi attacca il mondo occidentale con inaudita intensità. L’immensa orfanilità spirituale dell’Occidente è l’aspetto più terribile della situazione attuale.

Prendiamo in considerazione questi fatti recenti (tra i tanti che potrebbero essere elencati) che minano le basi della Fede:
Mentre il Catechismo della Chiesa Cattolica ribadisce che gli atti omosessuali “sono contrari alla legge naturale” e “in nessun caso possono essere approvati” (n. 2357) e una successiva istruzione vaticana del 2003 condanna “il riconoscimento legale delle unioni omosessuali”, Papa Francesco ha recentemente affermato che “le persone omosessuali hanno diritto ad una famiglia… Ciò che dobbiamo approvare è una legge sulle unioni civili. Hanno diritto ad essere coperti legalmente”.
Con l’intenzione di costruire un “nuovo mondo” multipolare, Papa Francesco ha lanciato Fratelli Tutti, un’enciclica che, da un punto di vista religioso, mette la Chiesa cattolica e la Sacra Scrittura sullo stesso piano delle altre religioni e dei loro libri fondanti. In nome di una fraternità naturalista universale e della sua corrispondente “amicizia sociale”, Fratelli Tutti fornisce le basi dottrinali e psicologiche per un “mondo aperto”, senza principi o confini, senza una religione definita, dove le risorse sono a disposizione di tutti allo stesso modo, e in cui i conflitti devono essere risolti attraverso il “dialogo”.
L’enciclica favorisce l’invasione incontrollata dei migranti in Occidente (nel caso dell’Europa, questo significa soprattutto musulmani). Chiede la sottomissione dei paesi a organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, che sarebbero in grado di risolvere i problemi globali, in particolare quelli legati al clima e all'ambiente.
Inoltre, in contraddizione con la dottrina sociale della Chiesa, Fratelli Tutti limita la proprietà privata e l’economia di libero mercato in modo talmente ampio da negare, in pratica, la liceità morale di questi due fondamenti dell’economia occidentale. In altri punti dell’enciclica vi sono concetti che Papa Francesco continua a ripetere dall'inizio del suo pontificato e che probabilmente ribadirà nei prossimi eventi Global Compact on Education ed Economy of Francesco. Ad esempio la “decrescita sostenibile”, il risparmio energetico senza emissioni di carbonio (cioè il pauperismo come standard per il consumo) e il modello di proprietà e gestione comune praticato dai movimenti popolari di sinistra.
A ciò si aggiungano gli ideali indigenisti proposti nell'enciclica Laudato si’ e nell'esortazione apostolica Querida Amazonia, che presentano lo stile di vita tribale come modello di vita sostenibile e di vita di comunità, per non parlare qui degli orrendi atti cultuali alla Pachamama in Vaticano. Entrambe queste proposte di vita confermano tragicamente le previsioni del prof. Plinio Corrêa de Oliveira sulle tendenze tribaliste presenti nella Chiesa, formulate nella terza parte della sua opera Rivoluzione e Controrivoluzione nel 1976 e in Tribalismo indigeno: ideale comunista-missionario per il Brasile del ventunesimo secolo nel 1977.
La passività della Gerarchia ecclesiastica durante la crisi sanitaria è stata evidente quando molte autorità religiose, andando ben oltre quanto stabilito dalle autorità politiche, hanno proibito la celebrazione della Messa e imposto la Comunione in mano. Per la prima volta nella storia, il clero cattolico ha celebrato la Pasqua senza fedeli. E molti di questi non stanno più tornando in Chiesa, aggravando una crescente apostasia.

IV. C’è il diritto di resistere a un papa che abbandona l’Occidente cristiano?

La Chiesa Cattolica è universale, lo dice già il nome. La sua missione è battezzare tutte le nazioni, insegnando loro ad osservare ciò che Cristo ha comandato (cf. Mt 28, 19–20). Pertanto, non si identifica con questa o quell’area geografica, etnia o cultura. Tuttavia, durante questi duemila anni, la civiltà cristiana occidentale è stata il frutto più visibile e duraturo dell’apostolato della Chiesa. La sua santità, lo spirito evangelizzatore, la profondità filosofica e teologica, gli ospedali, le università, le opere di carità, il vigore economico ed i fiorenti risultati nelle arti e nelle scienze portarono Papa Leone XIII a scrivere: “Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società” (enciclica Immortale Dei, n. 28).

Fino a Papa Francesco, i Sommi Pontefici hanno riconosciuto la civiltà cristiana occidentale come la figlia primogenita della Chiesa e hanno cercato di difenderla. Che madre snaturata sarebbe la Chiesa se, in una situazione in cui questa figlia primogenita rischia di morire, le voltasse le spalle o, peggio ancora, aiutasse i suoi nemici ad attaccarla mortalmente! La Chiesa si comporterebbe come un falso pastore che consegna il gregge a lupi voraci che vogliono divorarlo. Tuttavia, questo è l’atteggiamento mostrato da molte delle nostre più alte autorità ecclesiastiche.

Di fronte a questo scenario apocalittico, una domanda lacerante sorge nell’animo di innumerevoli cattolici: è lecito reagire e difendere con orgoglio la civiltà cristiana, le sue tradizioni religiose e temporali, anche quando ciò implica l’opposizione a certe linee guida emanate da queste alte autorità? È lecito resistere, nella misura massima consentita dal Diritto canonico, alle politiche perseguite da Papa Francesco che minacciano l’integrità, la sicurezza e le identità culturali dell’Occidente?

Non abbiamo paura di assumere questo stato di resistenza perché la sua liceità morale è stata implicitamente riconosciuta dal silenzio di Papa Paolo VI e di numerose altre autorità ecclesiastiche alla dichiarazione delle TFP sulla politica di distensione del Vaticano con i regimi comunisti. Il documento del 1974, scritto dal Prof. Plinio Corrêa de Oliveira, fu firmato e pubblicato da tutte le TFP allora esistenti. In esso si legge:

“Con questo atto filiale diciamo al Pastore dei Pastori: la nostra anima è Vostra, la nostra vita è Vostra. Ordinateci ciò che desiderate. Solo non comandateci di incrociare le braccia di fronte al lupo rosso che attacca. A questo si oppone la nostra coscienza.

“Sì, Santo Padre – continuiamo – san Pietro ci insegna che è necessario ‘ubbidire a Dio prima che agli uomini’. Siete assistito dallo Spirito Santo e anche sostenuto – nelle condizioni definite dal Vaticano I – dal privilegio dell’infallibilità. Questo non impedisce che in certe materie o situazioni la debolezza a cui sono soggetti tutti gli uomini possa influenzare e persino determinare la Vostra azione. Una di queste è – forse per eccellenza – la diplomazia. E qui si situa la Vostra politica di distensione verso i governi comunisti. 

“Che fare a questo punto? Le righe di questa dichiarazione non basterebbero per contenere l’elenco di tutti i Padri della Chiesa, Dottori, moralisti e canonisti – molti dei quali elevati agli onori degli altari – che sostengono la legittimità della resistenza. Una resistenza che non è separazione, non è rivolta, non è acrimonia, non è irriverenza. Al contrario, è fedeltà, è unione, è amore, è sottomissione”.

V. Resistenza

Resistere significa che incoraggeremo i cattolici a riaffermare il loro amore per la civiltà cristiana occidentale e la loro disponibilità a difendere i suoi resti e la sua cultura. Inoltre, promuoveremo la sua restaurazione con maggiore splendore e solidità, affinché l’Occidente riacquisti la leadership mondiale che merita non perché è occidentale ma perché è cattolico. La civiltà cristiana occidentale si basa su un passato bimillenario e sul fatto di avere al centro Roma, la Sede di Pietro.

Resistere significa invitare i leader e i popoli occidentali a studiare le ragioni profonde del loro declino, così come è analizzato in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, capolavoro del Prof. Plinio Corrêa de Oliveira, e a ricorrere ai rimedi che suggerisce per far uscire l’Occidente da questa crisi esistenziale.

Resistere significa che la fine dell’Occidente non è scontata poiché, come ci ricorda il defunto leader cattolico brasiliano in quello stesso libro: “Quando gli uomini decidono di collaborare con la grazia di Dio, allora nella storia accadono cose meravigliose: la conversione dell’Impero romano, la formazione del Medioevo, la riconquista della Spagna a partire da Covadonga, sono tutti avvenimenti … che accadono come frutto delle grandi risurrezioni dell’anima di cui anche i popoli sono suscettibili. Risurrezioni invincibili, perché non vi è nulla che possa sconfiggere un popolo virtuoso e che ami veramente Dio”.

Resistere significa pubblicare rispettosamente la nostra analisi e il nostro giudizio in situazioni come la pubblicazione dell’enciclica Fratelli Tutti o il sostegno di Papa Francesco al riconoscimento legale delle unioni omosessuali: un colpo mortale per ciò che resta della civiltà cristiana occidentale.

Resistere significa denunciare con filiale e rispettosa franchezza la pericolosa contraddizione tra il trattamento privilegiato accordato dalla Santa Sede alla Cina rossa (di cui non condanna il regime comunista) e il disdegno di Papa Francesco per i grandi Paesi dell’Europa e delle Americhe, mostrato quando attacca senza misericordia le loro sovranità e il sistema economico basato sulla libera impresa e sulla proprietà privata. Tuttavia, tale sistema economico è ampiamente conforme alla legge naturale, ai Dieci Comandamenti e all’insegnamento bimillenario dei papi, come si trova nel Magistero Supremo della Santa Madre Chiesa.

Resistere significa proclamare con indomita fiducia che al di là delle tempeste spirituali, delle sfide materiali e di ogni attacco dei loro nemici, l’Occidente e la civiltà cristiana risorgeranno, adempiendo le parole profetiche della Madonna a Fatima: “Alla fine, il mio Cuore Immacolato trionferà!”.

28 Ottobre 2020

Aderiscono
Per l’Associazione Tradizione Famiglia Proprietà (Italia), Julio Loredo, presidente
Instituto Plinio Corrêa de Oliveira (Brasile)
Sociedad Civil Fátima la Grande Esperanza (Argentina)
Australian TFP
Österreichische Gesellschaft zum Schutz von Tradition, Familie und Privateigentum (Austria)
Fédération Pro Europa Christiana (Belgio)
Canadian Society for the Defence of Christian Civilisation
Acción Familia por un Chile Auténtico, Cristiano y Fuerte
Sociedad Colombiana Tradición y Acción
Centro Beato Pio IX (Ecuador)
Société Française pour la Défense de la Tradition, Famille, Propriété
Deutsche Gesellschaft zum Schutz von Tradition, Familie und Privateigentum e.V. (Germania)
Irish Society for Christian Civilisation
Stichting Civitas Christiana (Paesi Bassi)
Sociedad Paraguaya de Defensa de la Tradición, Familia y Propiedad
Tradición y Acción por un Perú Mayor
Philippine Crusade for the Defense of Christian Civilization
Fundacja Instytut Edukacji Społecznej i Religijnej im. Ks. Piotra Skargi (Polonia)
Instituto Santo Condestável (Portogallo)
Family Action South Africa
Tradición y Acción (Spagna)
Helvetia Christiana (Svizzera)
Tradition, Family, Property–United Kingdom
American Society for the Defense of Tradition, Family, and Property (U.S.A.)