L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 6 gennaio 2020

I pochi tentativi fatti sono risultati positivi, niente scetticismo per partito preso


Lavorare tutti per lavorare meno: opportunità o illusione?

5 Gennaio 2020 - 11:31 

Si può davvero creare una società migliore lavorando meno ore a settimana e includendo tutti nel processo produttivo?


L’adagio «lavorare meno, lavorare tutti» è ciclicamente di moda da decenni. Recentemente è stato riportato in auge dalle dichiarazioni della neo-presidente finlandese Sanna Marin secondo cui la settimana lavorativa andrebbe ridotta a 4 giorni da 6 ore ciascuno. Rispetto alle 40 ore settimanali italiane si tratterebbe di una diminuzione della settimana lavorativa del 40%.

Negli stessi termini ha parlato Marco Rizzo nella trasmissione settimanale sul canale youtube di Money.it, «l’altro punto di vista», ogni mercoledì in diretta alle 12.

Secondo Rizzo le ore lavorate, a causa dell’avanzamento tecnologico, saranno sempre meno e quindi per avere piena occupazione servirà... lavorare meno e lavorare tutti. A parità di salario, si intende.

Lavorare meno e lavorare tutti: dove si infrange il sogno

Se è tutto così logico e lineare come mai non stiamo andando in questa direzione? La motivazione essenziale è una: il «capitale umano», i lavoratori, insomma le persone non sono una risorsa omogenea e intercambiabile se non per una varietà molto ristretta di mansioni.

Se è vero che il progresso tecnologico porterà una riduzione sempre maggiore delle ore-lavoro umane necessarie all’economia (vale per la produzione industriale ma anche per i lavori di concetto, basti pensare a quante ore lavoro sono rese superflue dall’informatica) d’altro canto le mansioni per cui sarà ancora fondamentale il lavoro umano saranno quelle a più elevata specializzazione. E’ qui che crolla tutto.

Poniamo l’esempio di una professione con cui tutti abbiamo a che far nel corso della vita: il medico. Se aumentiamo il numero di medici e riduciamo le ore lavorate avremo lo stesso livello di servizio per i pazienti? Non impossibile ma molto difficile: già oggi i medici eccellenti sono totalmente assorbiti dalla loro professione, l’eccellenza del resto si costruisce con gli anni di studio, esperienza e pratica il tutto accompagnato da talento e dedizione.

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