L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 8 gennaio 2020

Soleimani Martire - i missili sono un atto dovuto, fatto per far meno danni possibile

08/01/2020 11:11 CET | Aggiornato 2 ore fa

"Reazione entro i limiti dell'Onu"

Il ministro degli esteri Zarif rivendica l'autodifesa nel rispetto dell'articolo 51 della Carta Onu. Un segnale alla comunità internazionale: non sarà l'Iran a provocare l'escalation


ANSAIl ministro degli Esteri Zarif

Un’azione condotta per “legittima difesa” contro un “attacco terroristico”. Un’azione che ha preso di mira “obiettivi legittimi secondo il diritto interazionale”, nel pieno rispetto dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Se il presidente iraniano Hassan Rohani, rivolgendosi agli iraniani, utilizza il linguaggio forte della vendetta - “Taglieremo le gambe agli Usa, come loro hanno tagliato la mano al generale Qassem Soleimani – la volontà di Teheran di restare entro i limiti dell’Onu, evitando azioni e provocazioni non conformi al diritto internazionale, è evidente nelle parole scelte dal ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e dall’ambasciatore di Teheran all’Onu, Majid Takht-e Ravanchi. Parole che indicano la volontà della Repubblica islamica di dare un segnale alla comunità internazionale: non sarà l’Iran a provocare l’escalation.

I missili sparati da Teheran contro le basi di Ain al-Asad ed Erbil, d’altronde, rappresentano una risposta mirata e attentamente calibrata. La tv di Stato iraniana ha parlato di 80 vittime, ma fonti irachene dicono che non ci sono morti tra i soldati. E il tweet notturno di Donald Trump - “All is well”, “So far, so good!” - ha subito escluso l’eventualità di vittime tra gli americani.

Gli iraniani, prima di colpire le basi, hanno informato gli iracheni, i quali - secondo quanto riporta Cnn - avrebbero allertato in anticipo gli americani. Baghdad - secondo una fonte diplomatica araba citata dal network - avrebbe comunicato a Washington “quali basi sarebbero state colpite” dopo averne ricevuto comunicazione dagli iraniani. Non solo: sempre secondo Cnn, si sta facendo strada tra alcuni membri dell’amministrazione Trump la convinzione che Teheran possa aver intenzionalmente mancato le aree delle basi popolate dagli americani, evitando così di proposito di fare vittime tra gli statunitensi.

· 7h
4- #IRGC deputy head of operations Gen. Nilforooshan says #Iran is still assessing the role of #Israel in #QassemSoleimani’s assassination. This should be seen as a warning to Tel Aviv while a sign that no operation is on the table against it.

5- FM #Zarif & others refer to the UN charter and the principle of self defense. This shows #Iran has carefully calculated its move, preparing even legal grounds to present after the operation...
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L’attacco iraniano di questa notte alle basi Usa in Iraq è stato condotto per “legittima difesa” contro un “attacco terroristico” compiuto con l’uccisione del generale Soleimani, ha detto ai media a Teheran il ministro degli Eteri Zarif. “Non ho dati precisi sul numero” delle vittime dell’attacco alle basi Usa in Iraq, “li fornirà l’esercito. Ciò che è certo è che la Repubblica islamica ha preso di mira una base degli Stati Uniti da cui avevano colpito il comandante Soleimani e che avevano usato in passato per attacchi contro le forze della Resistenza. Perciò è stato un obiettivo legittimo secondo il diritto internazionale”, ha aggiunto Zarif.

Un concetto ribadito anche sulla piazza virtuale di Twitter. In un tweet Zarif ha riferito di “misure proporzionate di legittima difesa nel rispetto dell’articolo 51 della Carta delle nazioni unite” e ha sottolineato che l’Iran “non vuole la guerra né l’escalation” ma “si difenderà da ogni aggressione”.

Iran took & concluded proportionate measures in self-defense under Article 51 of UN Charter targeting base from which cowardly armed attack against our citizens & senior officials were launched.
We do not seek escalation or war, but will defend ourselves against any aggression.

L’Iran “non vuole la guerra” con gli Usa, ma si riserva il “diritto all’autodifesa” e “prenderà tutte le necessarie e proporzionate misure contro ogni minaccia o uso della forza”, ha scritto l’ambasciatore di Teheran all’Onu in una lettera inviata al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

Dichiarazioni misurate e attente a mantenere la Repubblica islamica dentro il perimetro della comunità internazionale e delle sue leggi. Dichiarazioni dirette, appunto, all’Onu e a Bruxelles, più che a quella parte di Medio Oriente che chiede vendetta per Soleimani e brucia bandiere americane. A questa parte si rivolge invece il presidente Rohani, quando promette che Teheran “taglierà le gambe agli Usa nella regione”, dopo che loro hanno “tagliato la mano” a Soleimani.

La Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha parlato di “uno schiaffo in faccia agli Usa”, che deve spingere gli americani ad andare via dalla regione. “Ieri notte li abbiamo schiaffeggiati”, ha detto parlando dalla città santa di Qom. “Ma se si arriva al confronto, le azioni militari di questo tipo non sono sufficienti... la presenza corrotta degli Stati Uniti deve finire”.

Ed è proprio questo il chiodo su chi battono i leader iraniani: spingere gli americani a lasciare la regione Un obiettivo, peraltro, non escluso dagli stessi Stati Uniti, in pieno caos decisionale

I Pasdaran iraniani, attraverso la tv di Stato, hanno assicurato che qualsiasi misura di ritorsione degli Stati Uniti contro gli attacchi missilistici iraniani avrà una nuova risposta. “Gli americani ora sanno che le loro basi possono essere prese di mira dall’Iran ... Le loro basi saranno prese di mira se gli Stati Uniti risponderanno agli attacchi missilistici dell’Iran in Iraq”. Un alto funzionario dell’ufficio della Guida Suprema ha assicurato che la risposta dell’Iran all’uccisione del generale Soleimani è stata finora la più debole tra quelle di cui Teheran può essere capace. Ora sta agli Usa non accendere altre micce. Le antenne iraniane sono rivolte ora alla Casa Bianca, in attesa del discorso di Donald Trump alla Casa Bianca.

General Soleimani fought heroically against ISIS, Al Nusrah, Al Qaeda et al. If it weren’t for his war on terror, European capitals would be in great danger now.
Our final answer to his assassination will be to kick all US forces out of the region.

All is well! Missiles launched from Iran at two military bases located in Iraq. Assessment of casualties & damages taking place now. So far, so good! We have the most powerful and well equipped military anywhere in the world, by far! I will be making a statement tomorrow morning.

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