L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 6 gennaio 2020

Sovranità Territoriale - Il Parlamento iracheno espelle i sodati invasori statunitensi, non li vogliono

Il parlamento iracheno chiede l’espulsione delle truppe Usa dal territorio

5 Gennaio 2020 - 18:16 

Il governo iracheno ora dovrà decidere sull’espulsione dei soldati della coalizione internazionale a guida statunitense richiesto dal Parlamento. Intanto, gli Usa sono stati denunciati all’Onu per gli attacchi dei giorni scorsi


Dopo l’Iran, anche in Iraq la situazione non volge al meglio per gli Stati Uniti d’America. Il Parlamento iracheno, infatti, ha chiesto al governo di espellere le forze militari straniere presenti sul territorio. Sebbene la richiesta del Parlamento non sia vincolante, quasi certamente il governo darà seguito all’istanza in quanto lo stesso primo ministro, Adel Abdul Mahdi, aveva già invocato la stessa soluzione poche ore prima. «Nonostante le difficoltà interne ed esterne che potremmo affrontare, mettere fine alla presenza delle truppe straniere nel Paese resta la cosa migliore per l’Iraq in linea di principio e in pratica», aveva spiegato il premier Mahdi.

L’Iraq denuncia gli Usa all’Onu

L’escalation di tensione, dunque, travalica i confini iraniani e si fa sempre più accesa. Baghdad ha inoltre dichiarato di aver denunciato gli attacchi Usa dei giorni scorsi al Consiglio di Sicurezza dell’Onu e ha richiesto all’organismo delle Nazioni Unite di condannare l’uccisione di Soleimani. Al momento, le misure di sicurezza a protezione dei militari della coalizione internazionale presenti in Iraq sono state innalzate e sono state temporaneamente sospese le operazioni di addestramento della polizia irachena e le operazioni contro lo Stato Islamico. «La nostra coalizione è totalmente dedicata alla protezione delle basi irachene che ospitano le truppe», si legge nella nota ufficiale della coalizione internazionale diramata per spiegare le ragioni della temporanea sospensione della missione.

Il nodo dell’accordo sul nucleare

Come evolverà ora la situazione non è dato saperlo, certo gli equilibri in Medioriente appaiono decisamente precari e la richiesta del Parlamento iracheno complica ulteriormente il contesto geopolitico. A pesare sugli equilibri sarà anche la decisione che l’Iran prenderà rispetto al disimpegno dall’accordo sul nucleare, una decisione cruciale che verrà annunciata entro la serata del 5 gennaio e che potrebbe scatenare ulteriori tensioni. «Riguardo la quinta fase, la decisione era già stata presa, ma considerando l’attuale situazione, saranno fatte alcune modifiche, in un importante incontro questa sera», ha annunciato il ministero degli Esteri.

Tre giorni di lutto nazionale per Soleimani in Iran

Nel frattempo, nella città di Ahvaz, hanno preso il via i tre giorni di lutto nazionale per l’uccisione del generale Soleimani. Una processione funebre è partita dall’aeroporto della città e ha visto la partecipazione di migliaia di cittadini al grido di «A morte l’America». Il corpo di Soleimani sarà trasportato prima a Mashad, successivamente a Teheran, a Qom e infine verrà sepolto martedì 7 gennaio a Kerman, la sua città natale.

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