L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 6 gennaio 2020

Sovranità Territoriale, via gli Stati Uniti dall'Italia -


Donald Trump colpisce i nostri amici
Che farà l’Italia in caso di guerra


ALBERTO NEGRI | 05 GEN. 2020 10:09 

Donald Trump

La domanda più fastidiosa che può capitare a un italiano è chiedersi cosa farà in caso di guerra. L’italiano in cuor suo non è un vero pacifista ma è stato costretto a diventarlo dalla sconfitta rovinosa della seconda guerra mondiale.

Il fascismo mandò i soldati al fronte con le scarpe di cartone e i moschetti della prima guerra mondiale con strategie demenziali che ci portano a fare figuracce in Francia e ancora di più in Grecia, dove siamo riusciti ad azzannare alla schiena anche degli alleati o presunti tali.

Gheddafi è stato l’ultimo banco di prova della nostra geometrica impotenza: nel 2011 abbiamo bombardato il nostro maggiore alleato nel Mediterraneo. Una tale fesseria che adesso in Libia non sappiamo neppure con chi stiamo o con chi ci conviene stare.

STUPIDAGGINI CRIMINALI

Quindi anche questa volta siamo sommamente infastiditi dalle stupidaggini criminali di Trump che dopo aver lasciato massacrare a Erdogan i curdi siriani, nostri alleati contro l’Isis, ha ucciso con un drone Qassem Soleimani (LEGGI) il numero due dell’Iran, Paese con il quale abbiamo sempre avuto ottimi rapporti politici, economici e culturali sia ai tempi dello Shah che con gli ayatollah. Chissà perché cambiano i regimi ma gli iraniani ci vogliono sempre bene e noi a loro. Speriamo che continui. Ma adesso i nodi vengono al pettine, proprio perché questo maledetto Trump colpisce i nostri amici.

Gli Usa in questi anni hanno portato le loro guerre in casa nostra, dall’Iraq alla Siria alla Libia. È ora di decidere alcune cose:
Fermare le basi Usa in Italia fino a che la situazione non sarà chiarita tenendo aperto solo il monitoraggio radar sulla Libia che ci interessa
Avviare il ritiro dei contingenti militari da Iraq e Afghanistan
Congelare gli acquisti degli F-35 americani
Consultarsi con l’Onu sulla sicurezza del contingente italiano e internazionale in Libano.

PRIVI DI SOVRANITÀ

Ma né il presidente della repubblica, né il governo e tanto meno l’opposizione, che osanna Trump sperando in una sua telefonata, sono in grado di fare questo perché privi di ogni sovranità e dignità nazionale.

I nostri commentatori in tv e sui giornali sono talmente smemorati che in queste ore citando il nucleare iraniano si dimenticano persino di ricordare che è stato Trump ad affossare l’accordo del 2015 imponendo sanzioni anche alle nostre imprese con perdite di commesse per 30 miliardi di euro: insomma siamo cornuti, mazziati e pure contenti di esserlo.

Quindi agli italiani, abbandonati a se stessi, senza sapere cosa pensare del mondo e, dati i precedenti storici, abbastanza felloni di natura, non resta che darsi alla solita fuga, anche dalla realtà. Tanto ci pensano Trump, Putin ed Erdogan.

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