L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 23 febbraio 2020

Borghi e Bagnai la smettano di fare la foglia di fico al fanfulla Salvini che agogna Euroimbecilandia

“FLIP-FLOP SALVINI”, e non fara’ come gli inglesi

Maurizio Blondet 18 Febbraio 2020 

Due giorni fa è stato: “O cambiano le regola [della UE] o facciamo come gli inglesi”. Siccome poche ore prima Giorgetti aveva detto al Corriere “”Noi non vogliamo uscire”, per qualche ora i media hanno esultato, capendo che il Capitano avesse polemizzato con Giorgetti. Poi lui stesso ha detto che dice, invece, la stessa cosa: anche Giorgetti ha detto che la UE deve cambiare e regole.

Orbene: come minimo, Salvini è come uno di quei cantanti stonati di un coro che oltretutto “sbagliano l’entrata” : creando difficoltà ai compagni cantori. Non è certo un caso se poche ore dopo il senatore Bagnai ha postato un video di mezz’ora per spiegare che

Non Esiste Nessun Duello Dentro Alla Lega – Nessun Abbandono Del Punto Di Forza

Evidentemente la posizione di Salvini verso Giorgetti è apparsa tutt’altro che chiara: perché il primo non telefona al secondo quando gli viene da fare una dichiarazione?

“Vedete? Andiamo d’accordissimo…”

Ma soprattutto,si vorrebbe far capire al Capitone che fare “opposizione” richiede una forma e una formazione, non si riduce a dire qualche urlaccio da osteria. Quando si ha il 30 per cento dei voti e si proclama di voler governare, bisogna elaborare un programma.

“O cambiano le regole o facciamo come gli inglesi” non è un programma. E’ una frase buttata lì a casaccio, che al minimo esame appare senza senso. Come è stato notato,

“Non si può fare come gli inglesi”, perché il Regno Unito 1) ha la sua moneta sovrana, e 2) ha da anni un enorme deficit commerciale con la UE, laddove l’Italia ha un surplus con la UE.

Il che significa che la UE ha tutti gli strumenti per ricattarci, e noi non ne abbiamo nessuno. Quindi “non si può fare come l’Inghilterra”, perché “Europa” ci ricatterebbe con lo spread (come ha già fatto) e colpendo le nostro esportazioni nella zona.

Un partito che vuole diventare governo, ha il dovere di elaborare un percorso e un progetto. “Come” vogliamo uscire dall’euro? In modo consensuale? Impossibile: la uscita di Borghi sul minibot è stata una ingenuità politica: come il mitragliere che spara troppo presto, ha disperso caricatori di proiettili ed ha segnalato al nemico la posizione: da quel momento Il Foglio e il Corriere esigono che a Lega espella Borghi e Bagnai (Il Foglio anche Marco Zanni, di CUI I NEOCON HANNO VISTO LA LUCIDA DETERMINAZIONE).


La BCE (Mario Draghi) ci ha punito facendoci rincarare il debito pubblico in modo esoso (erano “i mercati” che “scontavano il rischio uscita dall’euro”, certo come no…) insomma è stato una sconfitta.

La frase “o cambiano le regole” va spiegata: quali regole Salvini e Giorgetti vogliono che la UE cambi? Potrebbero elaborare loro o ordinare a Bagnai e Borghi un elenco ragionato con le proposte italiane? Lasciarci fare più deficit?

L’inflazione oltre quel 2% – unico mandato della BCE – che il mago e taumaturgo Draghi non ha mai realizzato? Ma la “soluzione” che propone il capo della Bundesbank è il contrario esatto: dice di “ridurre” il mandato della BCE sotto il 2%. Inflazione zero, debito zero. Chi vincerà secondo voi?

Cito da un twitter più esperto:

“L’Italia può:

1 Restare nell’euro e adottare unilateralmente una moneta parallela (minibot) (è una pezza temporanea che non risolve il problema del cambio ma solo della crisi di domanda, ma sempre meglio di adesso)
Uscire dall’€ restando in EU (come la Svezia), ma questo lo può fare solo in modo concordato con i mercati e con EU: A. coi mercati: secondo la procedura di Siciliano o simili https://twitter.com/KellerZoe/status/1224380762981617664 B. con EU: con meccanismo di EU law creato da EU ex art. 352 TEU.

Ma soprattutto e preliminarmente, un partito di governo dovrebbe “spiegare in termini concreti e che il pubblico capisca come si esce dall’euro”, per creare il consenso democratico. Quali gli effetti sui depositi bancari, sul debito pubblico e privato; se il prezzo è pagare di più il debito, lo si dica”…

Senza avere in mano gli organi di (dis)informazione e propaganda, come le tv? Si sono già visti i risultati.

Un convegno a Roma organizzato dalla Lega invitando i grandi economisti internazionali eurocritici (Paul Krugman, Ashoka Mody, Sapir, De Grauwe, William Mitchell ), potrebbe essere una manovra iniziale nella strategia di conquistare il consenso democratico di un pubblico italiano spaventatissimo per i propri risparmi e soggetto a farsi terrorizzare dai media.

Ma il punto è, ovviamente, un altro: Salvini non ha nessuna intenzione di preparare nè un convegno né nulla. Per lui, fare opposizione significa dire una minaccia da osteria, “altrimenti facciamo come gli inglesi”, e poi passare ad altra uscita da osteria. E’ già passato all’aborto nei pronti soccorsi – e d anche di quello senza nessuna alternativa da proporre.

Questo atteggiamento italiano – credere che le parole bastino, invece delle azioni, e le sostituiscano – è un carattere nazionale che, spiegò un grande arabista abbiamo in comune con gli arabi.

Ormai però, all’estero lo sconoscono. Wolfgang Munchau, il corrispondente nella UE del Financial Times, ha annunciato “flip-flop”: Salvini ha cambiato idea sull’euro – di nuovo.

Niente di cui preoccuparsi, aggiunge:

“…E ‘ ovviamente, una minaccia vuota. L’Italia non invocherà l’arte. 50. Ma dovremmo comunque considerare la possibilità di gradi di distacco italiano se e quando Salvini salirà al potere. La capacità dell’UE di limitare un primo ministro indisciplinato è fortemente limitata nell’ambito dell’unione monetaria. […]

Abbiamo notato in precedenza che l’UE non ha strumenti per impedire all’Italia di introdurre una moneta parallela e che tale strumento potrebbe fornire un piano inclinato verso un’eventuale uscita dell’euro. Questo è il modo in cui lo si deve fare, non per decreto o referendum. Quei nord europei che si sono opposti a un’ulteriore integrazione economica scopriranno che il sistema di governance decentralizzata potrebbe a un certo punto contrastare i loro interessi.

Non pensiamo che Salvini abbia una vera strategia sull’euro oltre a mantenere aperte le sue opzioni. Non organizzerà la sua campagna elettorale sul tema dell’euro”.

Il problema vero, dice Munchau, è che “nessun primo ministro italiano può farsi rieleggere, fino a quando rispetta le regole d bilancio imposte dall’euro – Gli italiani hanno espulso ogni governo in carica dall’inizio dell’unione monetaria. Salvini se torna al governo dovrà fare qualcosa di diverso”.

Ma no, tranquilli. Il vero colpo di piccone alla UE lo hanno già dato i quattro primi ministri della Lega dei Tirchioni: Sebastian Kurz (Austria), Mark Rutte (Paesi Bassi), Mette Frederiksen (Danimarca) e Stefan Lofven (Svezia) rifiutano di pagare il di più per compensare l’uscita del Regno Unito, grande contributore.


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