L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 29 febbraio 2020

Conferme che esiste il Progetto Criminale dell'Euro, MAI nessuna smentita

Che cosa ha svelato Varoufakis sulle magagne dell’Eurogruppo

29 febbraio


L’articolo dell’analista Giuseppe Liturri

Quella che sembrava una domanda di routine fatta da una giornalista lunedì sera durante la conferenza stampa dell’Eurogruppo, promette di scatenare uno scontro al calor bianco tra le istituzioni europee e l’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, e di mettere ancora più in luce la scarsa trasparenza che caratterizza l’Eurogruppo. Organo che, seppur informale, è snodo decisivo delle scelte politiche dell’Eurozona.

Infatti venerdì 14 Varoufakis ha consegnato al Presidente della Camera Kostas Tassoulas una chiavetta USB contenente le registrazioni di numerose riunioni dell’Eurogruppo avvenute nei primi mesi del 2015, invitando Tassoulas a divulgarla ai parlamentari ed al pubblico. La chiavetta è stata restituita al mittente a stretto giro, definendo il gesto “inaccettabile” ed invitando Varoufakis a prendersi le sue responsabilità senza scaricarle sul Parlamento greco. Subito dopo, Varoufakis ha reso noto che avrebbe pubblicato le registrazioni/trascrizioni intorno al 10 marzo, tempo necessario per le trascrizioni.

Quando lunedì sera la giornalista ha chiesto un commento al Presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, la risposta è stata un secco “no comment”, pur deplorando il fatto. Subito dopo Centeno ha rivolto lo sguardo verso Klaus Regling, capo del Fondo salva Stati (Mes) che non si è fatto pregare ed ha aggiunto “…deploriamo questa violazione della riservatezza, mi auguro che abbia usato nel suo libro già pubblicato tutto ciò che riteneva interessante…”. Una dichiarazione laconica per liquidare come irrilevante l’uscita di Varoufakis, alla pari del suo libro.

La replica di Varoufakis non si è fatta attendere. In un post pubblicato sul sito del suo movimento politico, sferra un durissimo attacco a Regling e rivelato un episodio che conferma che il tedesco abbia più di qualcosa da nascondere. Infatti, quando il prestigioso regista greco Costas-Gavras annunciò il film tratto dal libro di Varoufakis “Adulti nella stanza”, ispirato agli eventi del 2015 e documentato con le registrazioni che ora saranno integralmente divulgate, Regling si preoccupò e chiese subito un incontro a pranzo col regista. Lo scopo era di dissuaderlo dal girare il film, sostenendo l’imprecisione con cui il libro riportava i fatti dell’epoca. Costas-Gavras rispose che invece aveva verificato la perfetta rispondenza del contenuto del libro alle registrazioni, che aveva ascoltato, e quindi credeva alla versione di Varoufakis. Regling andò via e Costas-Gavras pagò pure il conto. Varoufakis spiega che Regling ha motivo di preoccuparsi, perché oggi i cittadini europei finalmente avranno modo di ascoltare direttamente la voce del tedesco mentre suggeriva di non pagare le pensioni ai cittadini greci in modo da consentire il pagamento delle rate al Fondo Monetario Internazionale. Ha aggiunto che quando i cittadini potranno ascoltare le parole di Regling sarà molto difficile per lui avere un lavoro in qualsiasi Paese, compreso il suo, ed ha concluso definendolo non solo un “cinico burocrate” ma anche “un incapace” che incappa in errori tecnici elementari.

Ma perché rivelarle ora, dopo 5 anni? Varoufakis ha spiegato che credeva di aver chiuso la vicenda delle registrazioni con l’uscita del libro 3 anni fa. Ma di recente in Grecia è stata approvata una legge che dispone la vendita di prestiti ipotecari inesigibili a dei fondi che dal 1° maggio sfratteranno le famiglie provocando una nuova ondata di sofferenze al popolo greco. Sia il nuovo governo di centro-destra che gli ex colleghi di Syriza, imputano questi provvedimenti draconiani alla inefficace azione di Varoufakis durante le riunioni dell’Eurogruppo del 2015, in cui il greco irritò i colleghi europei, inimicandoseli. Allora, per mettere fine a questa rappresentazione distorta dei fatti, ecco la decisione di divulgare integralmente quanto registrato in quei mesi. In questo modo:
Si capirà come l’euroscetticismo sia stato alimentato da un processo decisionale inaccettabile, proprio al centro della Ue.
Si avrà conferma, purtroppo, che le posizioni degli euroscettici sono del tutto fondate.
Chiunque interessato potrà avere contezza sulle modalità con cui si prendono decisioni cruciali per l’economia mondiale.
Poiché non può esserci democrazia senza trasparenza, si offrirà un piccolo contributo ai democratici di tutto il mondo.

Giova ricordare che in quel libro viene riportato un episodio, mai smentito, a proposito del nostro ministro dell’Economia dell’epoca, Piercarlo Padoan. Quando Varoufakis chiese a Padoan come fosse riuscito a contenere l’ostilità di Schauble che lo aggrediva in ogni possibile occasione in particolare nell’Eurogruppo, Padoan rispose che aveva conquistato il suo rispetto accogliendo il “suggerimento” di approvare il jobsact, dopo il quale le ostilità improvvisamente cessarono.

La figura di Varoufakis è indubbiamente controversa, sia in Grecia sia all’estero. Egli infatti si professa fervente europeista ed è tuttora convinto che sia possibile cambiare il governo dell’eurozona. Purtroppo per lui i fatti del 2015 hanno dimostrato che, non disponendo di un piano B, quando ti presenti a negoziare con chi dispone del potere di chiudere le tue banche e bloccare il tuo sistema di pagamenti, finisci per essere praticamente annientato, peggiorando ancora di più la situazione di partenza che si intendeva migliorare. Ma su questo punto Varoufakis sostiene nel suo libro che il piano B invece c’era ed era stato preventivamente discusso e condiviso con Tsipras ed i vertici di Syriza. Si trattava di minacciare la Bce di svalutare unilateralmente i titoli pubblici greci in portafoglio in conseguenza del programma di acquisti SMP. Per Varoufakis costituiva il deterrente nucleare da mettere sul tavolo per convincere Draghi a non chiudere le banche greche ed i partner europei ad accogliere le ragionevoli proposte greche sulla ristrutturazione del debito, anziché continuare a sottostare alle richieste europee all’insegna del “extend and pretend”. A luglio 2015, dopo la vittoria del referendum in cui il popolo greco aveva espresso chiaramente la volontà di non sottostare al Memorandum of Understanding imposto dalla Troika, Varoufakis sostiene che Tsipras venne clamorosamente meno alla promessa di attivare il piano B ed andare allo scontro con Bruxelles. Tsipras capitolò, Varoufakis si dimise, e la Grecia ha rate da pagare fino al 2060.

Questa è ormai storia. Ma l’importanza di quelle registrazioni non è tanto relativa al passato, quanto la possibilità di ricevere conferma delle numerose perplessità sollevate negli ultimi mesi a proposito delle decisioni assunte dall’Eurogruppo sul Mes e su altri dossier decisivi per il nostro Paese. Se il clima ed il metodo decisionale all’interno di quel consesso sono quelli documentati da Varoufakis, con un nucleo forte di Paesi arroccato intorno alla Germania che detta la linea con atteggiamenti ricattatori, quale garanzia ha il nostro Parlamento che sia stato rispettato il mandato conferito ai nostri rappresentanti in quella istituzione, in occasione del Mes e non solo?

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