L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 27 febbraio 2020

Dalla padella alla brace fuori gli stranieri dal territorio italiano

Che cosa temere dal bilaterale Italia-Francia. Il commento di Galietti

27 febbraio 2020


Per il nostro Paese, il bilaterale Italia-Francia si presenta carico tanto di opportunità quanto di rischi. Il commento di Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar, tratto da Italia Oggi

Per l’Italia, il bilaterale Italia-Francia si presenta carico tanto di opportunità quanto di rischi.

IL BILATERALE ITALIA-FRANCIA

Le opportunità, numerose, risiedono ad esempio nella possibilità di assicurare un presidio congiunto del Mediterraneo, prima che attori extra-europei occupino ogni varco strategico disponibile in quello che un tempo era il Mare Nostrum.

I RISCHI DELLA FRANCESIZZAZIONE DI ROMA

I rischi consistono principalmente nella ascarizzazione di Roma rispetto a Parigi, nascosta dietro il paravento di un allargamento del tandem franco-tedesco, e nei danni che la nostra subalternità alla Francia potrebbe determinare rispetto alla nostra appartenenza alla Nato e alla vicinanza con Stati Uniti.

IL CENTRO-SINISTRA

Non vi è dubbio, poi, che sia davvero formidabile lo charme esercitato dalla Francia sull’Italia, in generale, e in particolare sull’attuale nomenclatura politica (specie sul centro-sinistra).

IL GOVERNO CONTE

Inoltre la cornice esterna del governo giallo-rosso era originariamente euro-vaticana. A offrire manforte alla fragile maggioranza guidata da Conte, cioè, erano Germania, Francia e Vaticano.

LA GERMANIA

In pochi mesi, tuttavia, la Germania è uscita di scena, ormai curva su se stessa e alle prese con la lunga rincorsa che la riporterà alle urne l’anno prossimo.

IL DIGITALE

Naturale che adesso Parigi veda il varco, e voglia infilarcisi. Ma è proprio qui che iniziano le dolenti note. Si consideri ad esempio la politica fiscale, su cui l’Italia è stata arruolata dalla Francia, insieme a Spagna e Germania, nella campagna per la tassazione dell’economia digitale, i cui principali operatori sono, manco a dirlo, statunitensi.

LA DIFESA

Si prenda poi l’ambito della difesa. Dell’Italia la Francia ha forte bisogno per creare una Difesa europea. La questione non è banale, soprattutto visto che per Parigi la Difesa europea servirebbe a rimpiazzare la Nato (non a integrarla) e che per l’Italia la Nato è sempre stato un importante amplificatore di potenza.

(articolo pubblicato su Italia Oggi; qui la versione integrale)

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