L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 febbraio 2020

Euroimbecilandia perde pezzi i popoli della Gran Bretagna fanno tanna al Progetto Criminale dell'Euro. Ogni volta che danno voce ai popoli Euroimbecilandia perde inevitabilmente

Vi spiego lo choc delle élite europee per la Brexit. Il Cameo di Ruggeri

8 febbraio 2020


Capisco lo stupore delle élite europee sulla Brexit… Il Cameo di Riccardo Ruggeri, fondatore di Zafferano News

Detto e fatto. UK è uscito dall’Europa per la volontà dei suoi cittadini. Lo ha fatto in due mosse, un referendum nel 2016 e un voto politico a favore dei conservatori nella persona di Boris Johnson nel 2019. Qualsiasi decisione è giusta quando la votano la maggioranza dei cittadini.

Per le élite cosmopolite inglesi e quelle europee è stato uno choc, perché loro tendono sia a confondere Europa con Unione Europea, sia ispirarsi alla celebre frase-manifesto di Jean Monnet. “Le nazioni europee dovrebbero essere guidate verso un superstato senza che le loro popolazioni si accorgano di quanto sta accadendo. Tale obiettivo potrà essere raggiunto attraverso passi successivi ognuno dei quali nascosto sotto una veste e una finalità meramente economica”.

Per tre anni parte delle sue élite, e i mandarini di Bruxelles, le hanno tentate tutte per ribaltare la volontà popolare, usando a piene mani il Protocollo Monnet. Nell’ombra dell’urna gli inglesi hanno detto: Basta! Hanno dato una maggioranza schiacciante a Boris Johnson, persino nelle roccaforti laburiste. La volgarità degli europeisti arrivò a definire Bo Jo un “pagliaccio”, senza accorgersi che le leadership europee di Bruxelles e di gran parte dei singoli Paesi potevano tranquillamente essere definite tali, senza alcuna forzatura.

Capisco lo stupore delle élite europee: pensano che quei tre o quattro quartieri di Londra dove loro hanno casa o che frequentano, rappresentino il Paese. Ergo, non conoscono il popolo inglese. Un caso personale. La multinazionale che dirigevo doveva fare una rapida e violenta ristrutturazione per sopravvivere: bisognava raddoppiare il fatturato, dimezzando i costi, quindi licenziare molte persone. E si doveva partire dallo stabilimento simbolo, quello di Basildon (Essex). Spiegai ai capi del sindacato di fabbrica che dovevo fare un taglio importante della forza operaia e impiegatizia. Confessai loro, con franchezza, che uno sciopero non ero tecnicamente in grado di sopportarlo, ma gli ricordai che, come primo atto, avevo chiuso i due Quartier Generali (in Italia e Usa) licenziando il 90% dei manager e dei supermanager. Uno mi disse: “Lo sappiamo cosa ha fatto, per questo le chiediamo che nel definire il numero dei licenziati, tenga conto che chi resta deve aver diritto a fare ore straordinarie”. In pratica mi invitava a licenziare più persone pur di non toccare il livello retributivo di quelli più meritevoli. L’avrei abbracciato. Era il mio mondo, niente chiacchiere, solo execution. Quattro anni dopo la Regina Elisabetta, a Buckiingham Palace, mi consegnò una targa come azienda leader in UK nell’esportazione (oltre il 90% della produzione di Basildon la vendevamo all’estero).

Questi sono gli inglesi, i fighetti cosmopoliti di Londra appartengono a un altro giardino zoologico. Chi siamo noi per non rispettare la loro scelta? Ammiro la loro fierezza, quella che noi europei, quelli dei 70 anni in pace, non abbiamo più: ormai siamo eunuchi colti e competenti. Prendiamo la Regina Elisabetta. Ve la vedete a comportarsi come i Reali dei Paesi del Nord che vanno in bicicletta o a comprare al supermercato? Oppure come Juan Carlos di Spagna che urla al fastidioso Hugo Chavez “Por qué no te callas?”.

Il problema è che l’Europa 2020 ha seppellito la sua storia, non ha identità, non ha sogni, non ha fiato. E’ languida. Ha deciso di non fare politica, ma solo business. Che tristezza aver perso gli inglesi.

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