L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 febbraio 2020

Immigrazione di Rimpiazzo - Questo governo vuole la tratta degli schiavi

Tutti gli sforzi del governo per incoraggiare l’immigrazione clandestina

24 febbraio 2020 


Il governo Conte 2 tenta in ogni modo di incoraggiare la ripresa in grande stile dei flussi migratori illegali verso l’Italia. Lo fa in questi giorni tentando di mettere ancora una volta in cantiere la cancellazione, o quanto meno l’ampia modifica dei Decreti Sicurezza firmati l’anno scorso da Matteo Salvini anche se le divisioni interne all’esecutivo potrebbero portare a una semplice condivisione di massima da parte delle forze della maggioranza circa l’esigenza di metterci le mani.

Il tema sul tavolo del vertice tenutisi il 17 febbraio a palazzo Chigi era soprattutto quello delle tematiche legate all’immigrazione, la parte più osteggiata dei Decreti Sicurezza che si sono occupati in realtà di moltissime altre tematiche legate alla lotta al crimine e alla tutela delle istituzioni.


Ma è difficile trovare “la quadra” tra LeU, PD e Italia Viva, che vorrebbero azzerare le iniziative legislative di Salvini chiedendo un segnale netto di discontinuità e M5S che invece li condivide quasi in toto.

Del resto per un esecutivo cementato solo dall’ostilità nei confronti del leader leghista, colpire i decreti che costituiscono il simbolo di un anno di iniziativa di governo di Salvini è un imperativo, specie oggi che la maggioranza che sostiene il governo Conte 2 traballa come mai nei cinque mesi precedenti.

Non c’è ancora un testo e forse sarà difficile anche nei prossimi incontri stilarne uno dal momento che per Vito Crimi, capo politico reggente del Movimento 5 Stelle e viceministro dell’Interno “i decreti sicurezza hanno rappresentato un grande passo in avanti, tornare indietro vanificherebbe i positivi risultati raggiunti”.

I pentastellati condivisero (come del resto anche il premier Conte) i decreti di Salvini quando erano al governo con la Lega e non possono oggi sputarci sopra per non perdere quel residuo di credibilità politica che ancora forse resta al movimento.


“Ricordo che il signor Conte era accanto a me in conferenza stampa esibendo orgoglioso il cartello ‘Decreto Sicurezza’. Io non ho cambiato idea, capisco chi solo qualche mese fa ha approvato un decreto ed ora lo vorrebbe smontare. Io le capriole di Conte non le faccio” ha detto martedì Salvini a margine di un incontro a Napoli.

In attesa di convergenze politiche per ora non riscontrabili tra le resistenze di M5S e il bisogno di marcare una “discontinuità” col governo precedente espressa dalle forze di sinistra (peraltro molto attente alle esigenze della lobby dei soccorsi e dell’accoglienza dei migranti), il ministro dell’Interno (tecnico ma sempre più “politico”) Luciana Lamorgese ha già messo sul tavolo una bozza di provvedimento che modifica solo in parte, ma in modo politicamente e simbolicamente significativo, i decreti negli articoli dedicati all’immigrazione.

Lamorgese sembra puntare sui punti su cui potrebbe esserci un consenso diffuso all’interno della maggioranza come la cancellazione della maxi-multa da un milione di euro alle navi delle Ong che violano il divieto di ingresso nelle acque italiane col ritorno alle multe da 10mila a 50mila euro che esprimono certo una deterrenza minore.


Abrogato anche l’articolo che prevede la confisca della nave che ha violato il divieto, con la possibilità di prevederla solo in caso di recidiva, cioè dalla seconda violazione.

Modifiche che hanno in realtà un valore puramente simbolico poiché da quando è entrato in carica l’attuale governo non ha mai negato l’ingresso nelle acque italiane a navi delle Ong. Magari a volte lo ha ritardato un po’, aspettando in alcuni casi che si votasse in Umbria o in Emilia Romagna, ma poi l’autorizzazione allo sbarco in un porto italiano è stata sempre concessa.

L’ultimo permesso è stato concesso ieri, nel porto di Pozzallo, alla Ocean Viking , la nave di Sos Mediterraneee/Medici senza frontiere che da mesi fa la spola dalle acque libiche ai porti italiani sbarcando clandestini a centinaia: quelli in arrivo oggi sono 274 (tutti in quarantena per il rischio Coronavirus) che portano a 2.339 i migranti illegali sbarcati dall’inizio dell’anno in Italia, in buona parte grazie alle navi delle Ong: quasi decuplicati rispetto ai 249 dello stesso periodo del 2019.

Perché una Ong dovrebbe oggi violare un divieto di ingresso che dopo l’uscita di Salvini dal governo non è mai stato fatto valere?

Le proposte del ministro Lamorgese includono poi l’ampliamento della tipologia dei permessi speciali per frenare la netta crescita del numero di irregolari determinata dalla cancellazione della protezione umanitaria entrata in vigore col primo decreto Salvini.


Di fatto si tornerà quindi a regalare forme di accoglienza pagate dai contribuenti italiani a chiunque non ne abbia diritto, come accadeva negli anni 2013-2018.

Fuori dal tema immigrazione pare che nella maggioranza siano tutti d’accordo anche nel ripristinare la discrezionalità del magistrato chiamato a decidere la tenuità o meno dei reati di oltraggio, violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Il che significa che, come è accaduto spesso, il giudice potrà decidere di considerare tenui e quindi privi di condanna reati quali aggressioni, sputi e violenze contro poliziotti e altri pubblici ufficiali.


Una conferma ulteriore di come l’antisalvinismo finisca per mettere KO soprattutto il buon senso. Italia Viva, LeU e parte del PD puntavano inoltre a sfruttare la revisione dei Decreti Sicurezza per rivedere o cancellare gli accordi con la Libia, rinnovati da Salvini e pure dall’attuale governo ma precedentemente scritti e firmati da Marco Minniti, ministro dell’Interno PD del governo Gentiloni.

Già il mese scorso il ministro Lamorgese aveva rialzato le tariffe per l’accoglienza dopo che quelle imposte l’anno scorso da Matteo Salvini con il decreto sicurezza aveva ridotto le diarie pagate per ogni migrante inserito nel circuito dell’accoglienza e le cooperative e associazioni “umanitarie” avevano perso ogni margine di profitto disertando progressivamente i bandi emessi dalle prefetture. In loro soccorso è giunto il ministro dell’Interno, con un provvedimento che renderà più vantaggioso in termini economici occuparsi di accoglienza dei migranti che i trafficanti di esseri umani hanno ricominciato a mandare in grande stile in Italia grazie anche alle navi delle ong e alla politica dei “porti spalancati“ del governo Conte2.

L’iniziativa del Viminale ha quindi l’obiettivo di incoraggiare di nuovo, con migliori opportunità di business (e maggiori costi per il contribuente) quell’accoglienza che gli “umanitari” fautori dell’accoglienza “senza se e senza ma” non sono più disposti a dispensare in assenza di adeguati margini di “profitto d’impresa”, come recitava l’anno scorso un documento di critica all’iniziativa del ministro Salvini redatto da alcune cooperative.


Il primo decreto sicurezza firmato dal leader della Lega ridusse da 35 a 19-26 euro al giorno le diarie saldate alla lobby dell’accoglienza per ogni migrante, una cifra variabile in base alle strutture utilizzate e ai servizi erogati

Il ministro Lamorgese, sempre meno ministro tecnico e sempre più allineato sulle posizioni immigrazioniste ha raccolto le proteste delle cooperative e delle prefetture che lamentano da tempo come molte gare per l’assegnazione dei servizi di accoglienza in tutta Italia andassero deserte. Per l’esiguo stanziamento del ministero o perché troppo esose sono le pretese delle associazioni cosiddette umanitarie?

Meglio ricordare che l’anno scorso il ministro Salvini aveva annunciato risparmi fino a un miliardo e mezzo di euro annui per effetto dei tagli alle diarie.

Le cifre stanziate con il decreto sicurezza di Salvini prevedono 6 bandi-tipo in base alla grandezza dei centri: 150 posti, 300, 600, 900, 1000 e accoglienza “individuale” (i migranti ospitati negli appartamenti, cioè l’80% di quanti sono inseriti nel circuito dell’accoglienza).

Più è grande il centro, più i costi da mettere a base d’asta sono contenuti con un minimo di 19 euro a migrante per le strutture fino a mille persone ad un massimo di 26 per chi è negli appartamenti.


Già ora quindi la gran parte dei migranti comporta costi di “fascia alta”, cioè quei 26 euro al giorno che costituiscono comunque in forte risparmio rispetto ai 35 euro (la tariffa più alta in Europa) pagati con i governi di centro sinistra, ben determinati a “ingrassare” la lobby dell’accoglienza composta da organizzazioni per la gran parte vicine al loro mondo.

Il Dipartimento libertà civili ed immigrazione del Viminale ha inviato alle prefetture una circolare con il nuovo schema di capitolato d’appalto per i centri di accoglienza.

In questo modo verranno rese più appetibili le gare per l’assegnazione dei servizi d’accoglienza. Il documento consente che, nel caso di mancate presentazioni di offerte ad una gara, si possa ricorrere alla procedura negoziata senza bando. Le prefetture, così, “possono individuare alcuni operatori economici da consultare, selezionando l’offerta migliore”. E se si verifica che un prezzo d’asta è sottostimato, “si potrebbe procedere a variare” le singole voci che compongono il costo medio.

Non si torna ai 35 euro a migrante, ma il rimborso potrà crescere rispetto all’ importo fissato da Salvini del 10-15 per cento passando quindi a 22-30 euro.


Tariffe riviste anche forse per far fronte alla necessità di collocare i richiedenti asilo in arrivo sul territorio nazionale considerando il nuovo boom delle partenze dal Nord Africa incentivato dalle politiche di “discontinuità” rispetto all’epoca Salvini annunciate e messe in atto dall’attuale governo fin dal settembre scorso.

Basti pensare che da inizio anno sono sbarcati 1.751 clandestini contro i 202 dello stesso periodo dell’anno scorso.

Il Viminale offre anche la possibilità per il migrante di accedere ad un servizio di assistenza sanitaria complementare da porre a carico dell’appaltatore che può essere rimborsato a parte rispetto al prezzo pro capite al giorno posti a base di gara. Ed i costi possono crescere anche per la necessità di aumentare il personale di vigilanza nei centri a seguito di danneggiamenti o atti vandalici, peraltro molto diffusi.

Sommando tutte queste nuove voci, il costo giornaliero pro capite a carico del contribuente italiano per l’accoglienza dei migranti illegali sbarcati dopo aver pagato i trafficanti rischia di raggiungere o addirittura superare i 35 euro al giorno e di riportare alle stelle i costi complessivi dell’accoglienza specie se continueranno ad aumentare.

Nonostante il regalo milionario del governo le associazioni che nel 2017 arrivarono a spartirsi quasi 5 miliardi di euro con l’accoglienza dei migranti illegali, mostrano delusione e lamentano l’assenza di un reale cambio di rotta, la mancanza di servizi pagati per l’integrazione e il fatto che in caso di gare d’appalto andate deserte le prefetture possano assegnare i migranti anche a cooperative e associazioni prive di esperienza in questo settore.

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