L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 febbraio 2020

La politica è impossibilitata a fare pulizia perchè parte integrante istituzionalizzata del Sistema mafioso massonico


Pubblicato: 26 Febbraio 2020


di AMDuemila

"Purtroppo, anche alla luce dell'operazione di ieri contro la cosca Alvaro, si evidenzia che le inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e di quella di Reggio Calabria non sono servite al mondo della politica per lasciare fuori i malintenzionati che, pur di conquistare una 'poltrona', sono disponibili a creare rapporti con elementi non di poco conto della 'Ndrangheta calabrese".

E' questo il pensiero dell'ex parlamentare e componente della Commissione antimafia, Angela Napoli, presidente dell'associazione "Risveglio ideale", che, raggiunta dall'Agi, ha lasciato un commento sull'operazione che ieri ha portato alla notifica di 65 ordinanze di custodia cautelare. Un'inchiesta che ha visto tra gli arrestati il neo consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Domenico Creazzo, e che ha pendente una richiesta dell'autorizzazione a procedere nei confronti del senatore di Forza Italia, Marco Siclari. Secondo Napoli, "l'operazione evidenzia ciò che è oggetto annoso delle mie denunce: lo scambio politico elettorale mafioso che purtroppo avviene pur di conquistare determinate posizioni. Discorso molto pesante perché avviene dopo le diverse inchieste delle Procure di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, e Reggio Calabria, guidata da Giovanni Bombardieri, che hanno cercato di incidere in questo rapporto che si crea tra politica e 'Ndrangheta".

Secondo l'ex parlamentare si è in presenza di un fatto grave in quanto "anche questa ultima campagna elettorale per le regionali in Calabria, evidenzia questo rapporto quasi assunto con spavalderia e sfrontatezza, come se si sentissero garantiti da una sorta di impunità". C'è, secondo Napoli, "in Calabria, e non solo, una politica che non ha il coraggio di fare pulizia e che continua a lasciar fare alla magistratura che fa un lavoro encomiabile". "Questo dimostra - ha sostenuto Angela Napoli - che la politica vuole solo un consenso elettorale numerico e non qualitativo, e in Calabria questo è davvero grave perché non porta alla soluzione delle emergenze che vive questa terra. Quando un Consiglio regionale, che dovrebbe essere eletto per sanare le criticità, fa entrare addirittura personaggi supportati dalla 'Ndrangheta, il sistema malato anziché essere guarito viene incancrenito ancora di più". In questa direzione, l'ex parlamentare ha espresso la propria preoccupazione: "Purtroppo siamo solo in una fase iniziale di questa post campagna elettorale regionale in Calabria", sottolineando che "deve cambiare l'impegno dei partiti politici che sul territorio dovrebbero essere in grado di scegliere rappresentanti e dirigenti intenzionati a fare una scelta oculata delle candidature”.

Un cambiamento possibile solo se la politica saprà “non cercare il consenso agli uomini della 'Ndrangheta, visto che lo stesso procuratore Gratteri ripete continuamente che sono i politici a recarsi dai mafiosi per i voti”. E’ necessario dunque "non assumere impegni con personaggi evidenziati come appartenenti alla 'Ndrangheta, nella consapevolezza che la criminalità organizzata è riuscita a mimetizzarsi; la capacità della politica di guardare agli interessi della comunità nel pieno rispetto della vera legalità - ha concluso la Napoli - perché la corruzione e la 'Ndrangheta sono due facce della stessa medaglia".

Foto © Imagoeconomica

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