L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 27 febbraio 2020

La polmonite virale riporta i valori di mercato più vicini ai dati reali


Wall Street crolla: comprare o no? El-Erian vs Buffett

Warren Buffett consiglia di comprare
Per El-Erian meglio non esporsi
Wall Street, intanto, crolla di nuovo

Ieri Warren Buffett ha consigliato agli investitori di non temere i crolli degli indici e a comprare azioni. Oggi El- Erian dice il contrario.

Wall Street crolla

Il coronavirus continua a mettere sotto pressione i listini internazionali. Ieri Wall Street ha chiuso con pesanti perdite su tutti i maggiori listini. Al suono della campanella, infatti, l’S&P500 ha chiuso a -3,03%, il Dow Jones a -3,15% e il Nasdaq a -2,77%. In calo anche i mercati europei con Piazza Affari che sconta il fatto di essere il paese con più vittime da coronavirus in Europa. Il Ftse Mib ha chiuso a -1,44%, il Ftse 100 a -1,95%, come anche il Cac 40 di Parigi mentre il Dax di Francoforte ha registrato -1,88%. Forti anche le ripercussioni sul costo del barile. Il Wti è sceso al di sotto dei 50 dollari, mentre il Brent aleggia intorno ai 54.

Donald Trump furioso

Un risultato che ha suscitato le ire del presidente statunitense Donald Trump il quale, secondo quanto riferisce il Washington Post, sarebbe furioso per quanto sta accadendo. L’inquilino della Casa Bianca, infatti, è dell’opinione che le direttive dei funzionari sanitari circa le misure per il contenimento della diffusione del virus, abbiano spaventato gli investitori. In suo soccorso, però, erano giunte le parole di Warren Buffett, l’oracolo di Omaha, il quale aveva suggerito di non farsi intimidire dall’andamento dei mercati e di continuare a comprare azioni. Al coro di ottimisti si era unito anche il direttore del Consiglio economico nazionale Larry Kudlow secondo cui il selloff innescato dal coronavirus aveva creato una serie di opportunità di acquisto per gli investitori a lungo termine.

El-Erian vs Warren Buffett

Questo perché gli effetti del coronavirus sarebbero stati limitati nel tempo. Diametralmente opposto, invece, il parere di Mohamed El-Erain, principale consigliere economico di Allianz che, già dai primi giorni di febbraio, non nascondeva i suoi timori per il pericolo rappresentato in concreto dall’empidemia. Ma soprattutto per l'impatto che avrà la progressiva diffusione della malattia. Un elemento che si è materializzato in una minaccia significativa alla crescita economica globale. Cosa significa questo? Che le banche centrali, da sempre giunte in soccorso dei mercati, potrebbero non essere in grado di gestirla, soprattutto in considerazione del fatto che, sullo sfondo, c’è un panorama caratterizzato dal divario fra quotazioni degli asset e fondamentali dell’economia reale, un divario che sta diventando troppo ampio per essere colmato semplicemente con politiche di accomodamento monetario.

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