L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 febbraio 2020

Mes un'emanazione del Progetto Criminale dell'Euro

Mes, Paragone: ‘Dietro le rassicurazioni di Bruxelles si nasconde una bomba da 6.800 miliardi’

Silenzi e FalsitàPOSTED ON 7 FEBBRAIO, 2020


“Il Mes non nascerà prima del 2024, forse anche più in là. Ma a brevissimo sarà il momento di discutere delle cosiddette Cacs, clausole di azione collettiva in caso di ristrutturazione del debito sovrano”.

Questo è il tema affrontato in un articolo de ‘Il Paragone’, la rivista online del parlamentare Gianluigi Paragone.

“Tanti analisti – scrive Il Paragone – continuano a sottolineare i rischi della nuova formulazione del Mes, predicando a vuoto: l’impatto sarà anche sul mercato dei titoli illiquidi in mano al sistema creditizio, quelli che vengono solitamente indicati come derivati. Il presidente del Meccanismo Klaus Regling aveva chiarito in passato che gli asset di livello 3 sono in questo senso difficilissimi da valorizzare, quasi impossibili, aggiungendo che l’assenza di parametri rendeva difficile anticipare le conseguenze delle nuove norme sull’insieme dei titoli illiquidi”.

“Non un aspetto di poco conto per un Paese, il nostro, che stando alle stime di Bankitalia del 2018 ha un asset di titoli illiquidi dal peso di ben 6.800 miliardi” sostiene Il Paragone.

“Il Mes andrà a introdurre delle novità che non sa bene quali conseguenze avranno sull’insieme dei derivati – prosegue -. Difficile affrontare a cuor leggero quello che, di fatto, è un vero e proprio salto nel buio con delle ricadute potenzialmente devastanti, che nessuno è attualmente in grado di anticipare con certezza. Dovesse venire giù, la valanga ricadrebbe con estrema facilità sugli istituti italiani. Collegando il rischio bancario con il debito sovrano, il rischio è che il Bel Paese sia lo Stato più esposto a questa rivoluzione voluta a tutti i costi da Bruxelles”.

“Tecnicismi apparenti dietro i quali si nascondono in realtà scelte politiche di grande importanza – continua il Paragone -. Affrontate con estrema superficialità, lasciando che le riforme vengano approvate senza un’adeguata valutazione, a monte, delle conseguenze. Il tutto mentre altri economisti puntano il dito contro la Germania: considerando che il record di derivati e titoli illiquidi spetta agli istituti tedeschi, il dubbio è che si sia preferito semplicemente non valutare l’impatto di un’unione bancaria su quel settore, girando la testa dalla parte opposta” conclude il Paragone.

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