L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 febbraio 2020

Politica massoneria 'ndrangheta fanno Sistema

I massoni cosentini, Creazzo e la 
presidenza del Consiglio regionale 

L'inchiesta della Dda di Reggio travolge Domenico Creazzo. Un massone che al telefono parlava liberamente su quanto avveniva nel Tempio. 

Antonio Alizzi 26 febbraio 2020

Il sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte, Domenico Creazzo era il consigliere regionale che aveva più possibilità di essere eletto presidente del Consiglio regionale della Calabria. Questa ambizione non nasce dopo il voto del 26 gennaio scorso, ma la famiglia Creazzo lo faceva intendere prima ancora che la campagna elettorale avesse inizio. E ne parlano anche due degli indagati dell’inchiesta coordinata dalla Dda di Reggio Calabria. Parliamo di Antonino Creazzo, fratello del sindaco, e Cosimo Alvaro, presunto esponente della medesima cosca. E’ il 9 novembre del 2019, quando i due – intercettati dalla polizia di Stato – studiano la strategia per far sì che Domenico Creazzo avesse un ruolo di primo piano nella nuova legislatura. 

Secondo gli investigatori dalle conversazioni captate «si comprendeva che si mirava non solo all’elezione di Domenico Creazzo in seno al consiglio regionale ma anche a conseguire l’ambito ruolo di Presidente del Consiglio della Regione Calabria, che presupponeva che il candidato fosse il primo degli eletti del partito “Fratelli d’Italia”». 

Meglio la presidenza del Consiglio che un assessorato 

Secondo i due soggetti intercettati, Fratelli d’Italia avrebbe preso due seggi, com’è avvenuto realmente, e sarebbe stato il primo partito, superando Forza Italia. Il fratello Antonino Creazzo dice: «Fratelli d’Italia ne prende due, noi siamo già consiglieri regionali» riferendosi all’elezione del fratello, «noi dobbiamo insistere per arrivare primi, perché dobbiamo fare il presidente del Consiglio». E Alvaro risponde: «Il presidente del Consiglio?» quasi a voler minimizzare il ruolo rispetto a un più appetibile assessorato. Antonino Creazzo, però, spiega la strategia. «Se il Presidente è di Forza Italia ed è di Catanzaro o di Cosenza, il Presidente del Consiglio gli tocca a Fratelli d’Italia a Reggio no, e chi lo fa, chi arriva il primo, e se noi arriviamo primi....». 

Creazzo e gli agganci mafiosi per ottenere tanti voti 

Secondo la Dda di Reggio Calabria, Domenico Creazzo «intenzionato a candidarsi alle prossime competizioni elettorali per il rinnovo del Consiglio della Regione Calabria (previste per la fine dell’anno 2019-inizio anno 2020) accettava, a mezzo dell’intermediario Antonino Creazzo» fratello del sindaco di Sant’Eufemia d’Aspromonte «la promessa di procurare voti da parte di Domenico Laurendi, appartenente al locale di ‘ndrangheta di Santa Eufemia della famiglia mafiosa Alvaro, in cambio della promessa di erogazione di utilità o comunque della disponibilità a soddisfare gli interessi e le esigenze dell’associazione mafiosa». 

Questo presunto accordo illecito sarebbe stato rinsaldato e portato avanti nel momento in cui Domenico Creazzo aveva ottenuto a fine dicembre 2019 la candidatura nella lista di Fratelli d’Italia per circoscrizione Sud. In questo caso a finire sotto la lente d’ingrandimento della polizia, per il reato di voto di scambio mafioso, sono anche Domenico Alvaro «esponente di spicco della famiglia mafiosa Alvaro», Cosimo Alvaro e Francesco Vitalone, senza dimenticare il fratello Antonino Creazzo. 

La trasferta in Germania per organizzare la raccolta dei voti 

Per gli investigatori, inoltre, Antonino Creazzo e Francesco Vitalone sarebbero andati in Germania «con la finalità di organizzare una riunione con un gruppo di venti ragazzi (il cui voto era già stata “acquistato” in cambio di un lavoro che era stato loro reperito) delegati ad effettuare la raccolta dei voti “porta a porta” nella zona aspromontana, facendo pressione a loro volta sull’elettorato, attraverso la richiesta all’elettore di documentare il voto attraverso la fotografia della scheda elettorale recante la preferenza espressa» si legge in un passaggio dell’ordinanza. 

«Nel corso della riunione organizzata da Francesco Vitalone in accordo con Antonino Creazzo» scrivono gli inquirenti antimafia «con la partecipazione di Giorgio Vitalone, che evocava con la sua mera presenza il controllo delle elezioni regionali da parte dell’organizzazione mafiosa Alvaro, era stato imposto al gruppo dei ragazzi un maggiore attivismo nella ricerca dei voti, tra l’altro secondo una precisa direttiva “tracciata” dalla ‘ndrangheta (la “documentazione” del voto da parte dell’elettorato), con la minaccia peraltro di fare perdere il posto di lavoro che era stato loro reperito proprio in cambio dell’attività richiesta». 

Creazzo e le candele, il capitolo dedicato ai riti massonici 

L’inchiesta “Eyfhemos” affronta anche l’argomento della massoneria. Come lo fa? In modo semplice e trasparente. Gli agenti del commissariato di Palmi e della Squadra Mobile di Reggio Calabria, non hanno fatto altro che intercettare Domenico Creazzo che, non immaginando di poter essere ascoltato dalle forze dell’ordine, parlava liberamente della sua appartenenza alla massoneria.

Dichiarazioni sui riti massonici, condivise insieme al fratello Antonino. «”Uccio” è uno dei pochi che mantiene la tradizione, senza ... lui segui il rituale, non vuole nient’altro! E non vuole nient’altro! Quando Tonino Perfetti è venuto da noi, ha detto: “Dovete seguire il rituale!”, e gli abbiamo detto: “E noi che seguiamo? Il rituale!”, “Dovete accendere le luci!”, “Noi non accendiamo niente!”, poi ha detto: “Siete ...”». 

In sostanza, nella loggia di Domenico Creazzo si accendono solo le candele «come è giusto. «Accendi tutte le candele ... e se serve qualche cosa che deve fare qualche tavola, accendi la luce del minuto ... però tutta la squadratura del tempio ... le cose ... devono essere con la luce delle candele, ma per un significato esoterico ... quello si è studiato ... non .. non è stato a ... caz! Quando è venuto Tonino Perfetti, ha preso e ci ha fatto una cazziata, che dobbiamo accendere le luci! Si alza Uccio, e gli ha detto: “Io non accendo niente!” ... ma per questo motivo ... dice: “Sei l’unico ...”».

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