L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 febbraio 2020

Prima, i mass media, ci bombardano di notizie, ogni giorno, tutto il giorno sulla polmonite virale, creando un clima adeguato alla Strategia della Paura e del Caos e poi in maniera ipocrita e strumentale, si ricordano degli operai, contadini, artigiani, piccoli e medi imprenditori, della famiglia, precari/disoccupati non pervenuti, che faticosamente in mezzo al caos/paura creata e gonfiata artificialmente, cercano faticosamente di vivere quotidianamente

PRESIDE SCRIVE A STUDENTI/ L’antidoto al coronavirus sono i buoni maestri

Pubblicazione: 27.02.2020 - Roberto Persico

Ha fatto parlare molto la lettera del preside del Liceo Volta di Milano ai suoi studenti in questi giorni di emergenza dettata dal coronavirus

Immagine di repertorio (LaPresse)

Grazie, preside Squillace. Grazie per aver preso la penna in mano e aver dato voce con semplicità e chiarezza a quel che tanti pensano ma non sanno dire – e men che meno potrebbero dire con la sua cultura.

Perché infatti la sua lettera ha avuto tanto successo, è diventata rapidamente tanto virale da essere ripresa perfino dal New York Times? Perché, io credo, dà voce al sentimento di tanti, della grande maggioranza mi azzarderei a dire, che nei mezzi di comunicazione non trovano spazio.

Certo, ci sono gli scettici, quelli che “perché tanto can can per una banale influenza, quando ci sono ben altri problemi a cui pensare?”, se non addirittura “è tutta una montatura, ci sono sotto gli interessi delle case farmaceutiche” e via complotteggiando. Sulla sponda opposta i catastrofisti, gli allarmisti, quelli che danno l’assalto ai supermercati, che si scazzottano per l’ultima scatoletta di tonno. Sì, scettici e catastrofisti ci sono, e troppo spesso la scena dei media è tutta per loro.

Ma in mezzo c’è il popolo. In mezzo c’è la gente sana, la gente che lavora e suda e risparmia e rispetta le leggi, la gente che come lei potrebbe ripetere “Non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non sono un esperto né fingo di esserlo, rispetto e mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni“.

È una brutta, bruttissima abitudine di chi guida l’opinione pubblica in questo Paese quella di dipingere gli italiani come il popolo dei furbi, degli opportunisti, dei protesto-contro-tutti-e-contro-tutto. Ma la forza del nostro Paese sono i milioni di operai/e e contadini/e, artigiani/e e imprenditori/trici che lavorano e rischiano e investono, e le mille e mille mamme e nonne e zie e quant’altro che fra le mura di casa lavorano anche più di quelli/e che stanno fuori: donne e uomini si lamentano sempre del governo e delle tasse e della burocrazia e delle scarse politiche per la famiglia e così via – e ne hanno ben ragione! -, ma poi continuano tenacemente a lavorare, a casa e fuori, con serietà e con tenacia. E che davanti al coronavirus stanno facendo esattamente quel che lei scrive, “mantenere il sangue freddo, non lasciarvi trascinare dal delirio collettivo, continuare – con le dovute precauzioni – a fare una vita normale”, e certamente sottoscrivono il suo suggerimento: “usiamo il pensiero razionale per preservare il bene più prezioso che possediamo, il nostro tessuto sociale, la nostra umanità”.

Dunque grazie per aver dato voce a questa grande fetta del nostro popolo. Grazie davvero, perché non era scontato, poteva starsene zitto e tranquillo, come tanti: ci ha mostrato che i nostri ragazzi possono avere ancora dei veri maestri, e non solo la “cattiva maestra televisione” di popperiana memoria.

P.S.: Quanto ai pregi – veri – e ai difetti – spesso presunti – degli italiani, a chi non fosse convinto suggerisco un paio di letture: Omaggio agli italiani di Ida Magli e Doveroso elogio degli italiani di Rino Cammilleri.

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