L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 febbraio 2020

Progetto Criminale dell'Euro dobbiamo cominciare a parlarne

PARAGONE: “HANNO FATTO L’EURO SOLTANTO PER DISTRUGGERE L’ECONOMIA ITALIANA”

Maurizio Blondet 4 Febbraio 2020 

Gianluigi Paragone, senatore dissidente espulso dal Movimento 5 Stelle, durante la trasmissione Notizie Oggi su Canale Italia, rispolvera le parole di Giuliano Amato (uno degli artefici della rovina del nostro Paese) sugli effetti disastrosi causati dall’euro contro i risparmi degli italiani e alla fine constata: “Hanno fatto l’euro soltanto per distruggere l’economia italiana. Il più grande popolo di risparmiatori oggi è costretto a vivere a rate perché gli hanno prosciugato quella che è la ricchezza accumulata con il sudore“.




Ecco i numeri sulla gelata creditizia alle imprese benedetta dalla Bce
di Giuseppe Liturri

Prosegue a ritmi impressionante la contrazione del credito alle imprese in Italia, in totale controtendenza rispetto agli altri principali Paesi dell’Eurozona.

Come risulta dagli ultimi dati pubblicati dalla Bce, in Italia i crediti alle società non finanziarie sono scesi ancora a dicembre rispetto a novembre di €12 miliardi al lordo delle cessioni e delle cartolarizzazioni, 8 miliardi al netto.

Un dato impressionante, anche alla luce del fatto che la discesa dal dicembre 2018 è pari a 47 miliardi al lordo e 33 miliardi al netto.

Se guardassimo ai massimi del 2011, la contrazione è di €284 miliardi al lordo e di €184 miliardi al netto.

Ormai da anni, la parola d’ordine delle banche è una sola: derisking. Cioè riduzione del credito che assorbe più capitale, quello alle imprese.

Sotto la ferrea direzione della Bce, il fenomeno sta interessando quasi tutte le banche la cui strategia appare essere dominata da quell’unica parola d’ordine. I numeri sono impietosi.

Come può un Paese crescere, quando la linfa vitale che anima l’economia tende a ridursi in modo così rilevante?

(il resto qui:




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