L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 febbraio 2020

Se non fai i controlli la polmonite virale non esiste

SERVIZIO 53 CASI CONFERMATI
Coronavirus: pochi controlli negli Usa, Trump si prepara al peggio

Il presidente Trump ostenta sicurezza, ma il paese si prepara al peggio. La responsabile dell’Agenzia sulle epidemie si aspetta una diffusione elevata del virus Covid-19

dal nostro corrispondente Riccardo Barlaam
26 febbraio 2020

Coronavirus, prevenzione e quarantena: le regole fuori dall'area rossa

NEW YORK - In un clima surreale Donald Trump visita il Taj Mahal e viene salutato da un bagno di folla in India. Mentre a Wall Street si registrano le peggiori sedute dell’anno. Un’ondata di vendite da panico per il coronavirus diffuso ormai in 25 paesi.
Su Twitter il presidente cerca di spandere ottimismo: «Il coronavirus è sotto controllo negli Stati Uniti». Il vaccino per curarlo «è molto vicino». E il mercato azionario «comincia a sembrare molto bello per me».

Ma non si governa con i tweet, dicono i suoi detrattori. I democratici al Congresso attaccano l’amministrazione per i ritardi e la sottovalutazione dei pericoli di diffusione del virus Covid-19. Trump non ha seguito l’esempio di Obama nella crisi di Ebola, scegliendo un collaboratore alla Casa Bianca per coordinare le risposte del governo all’emergenza.

Negli Stati Uniti la crisi non è ancora scoppiata perché non si fanno i controlli. Con i costi elevati del sistema sanitario, gli americani si recano dal medico o al pronto soccorso solo se davvero stanno male. La sensazione è che nelle grandi aree urbane come New York, Los Angeles o San Francisco il virus covi sotto la cenere.

Risorse inadeguate
I casi di coronavirus confermati in cittadini americani sono finora 53: i turisti contagiati sulla nave da crociera Diamond Princess ferma in Giappone, a cui vanno aggiunte le 18 persone che nella sola giornata di lunedì sono risultate positive ai test, secondo i dati del Centers for Disease Control and Prevention (Cdc).

Nancy Messonnier, direttrice della divisione epidemie e malattie respiratorie del Cdc, ha lanciato l’allarme. L’agenzia federale si aspetta una diffusione elevata del virus negli Stati Uniti e ha invitato aziende, scuole e comunità americane a prepararsi per potenziali focolai: «Ci aspettiamo la diffusione del coronavirus nel paese. Il punto è solo capire quando».

Russel Vought, il responsabile dell’Ufficio budget della Casa Bianca, ha inviato al Congresso la richiesta di uno stanziamento di emergenza da 2,5 miliardi di dollari. Per metà si tratta di fondi nuovi, l’altra metà comprende la riallocazione di risorse già stanziate. Compresi 535 milioni di finanziamenti per combattere il virus dell’Ebola, che ha ucciso 11mila persone nel picco della crisi nel 2014-2016, i cui focolai sono ancora attivi nella Repubblica Democratica del Congo. «Questi fondi – scrive nella lettera al Congresso il collaboratore di Trump – sosterranno tutti gli aspetti della risposta americana al coronavirus». Vengono menzionati i costi per la quarantena, i test di laboratorio, la prevenzione, il monitoraggio, le cure, l’acquisto dei medicinali e delle protezioni di emergenza. La somma stanziata dalla Casa Bianca comprende anche 1 miliardo di dollari per lo sviluppo di un vaccino.

Mancanza di regia
Non è molto. A confronto l’amministrazione Obama nel 2014 durante la crisi dell’Ebola chiese al Congresso stanziamenti di emergenza per 6 miliardi di dollari.

Nelle dichiarazioni pubbliche Trump si mostra ottimista ma privatamente ha espresso preoccupazione riguardo alla diffusione del coronavirus e si è infuriato per alcune decisioni prese dai suoi collaboratori nei giorni scorsi. Il presidente non avrebbe voluto il rientro per la quarantena dei 14 americani colpiti dal virus sulla nave ferma in Giappone, ma avrebbe preferito fossero rimasti in Asia. Così voleva licenziare il funzionario che ha deciso di inviare i malati per la quarantena in Alabama, dopo le critiche arrivate dalla governatrice repubblicana e da alcuni senatori. Trump ha assecondato le loro richieste e i posti per la quarantena alla fine sono stati creati in una base aerea a Sant’Antonio, in Texas. L’incidente mostra l’improvvisazione con cui finora la Casa Bianca ha reagito al coronavirus, senza una regia.

Per la speaker della Camera Nancy Pelosi i 2,5 miliardi chiesti dell’amministrazione sono «inadeguati e insufficienti». Un gruppo di stati e di associazioni legate al mondo della sanità e dell’assistenza è dello stato avviso. Chuck Schumer il leader della minoranza al Senato dice che i fondi sono «troppo pochi» e sono stati decisi «troppo tardi». Nita Lowey, presidente democratica della Commissione della Camera che segue gli stanziamenti sostiene che la richiesta è «completamente insufficiente a proteggere gli americani da un picco della crisi del coronavirus».

Il panico per Trump e i suoi collaboratori potrebbe arrivare dai costi politici del coronavirus nell’anno elettorale, nel caso di un crollo prolungato dei mercati. Traduce bene questi timori il finanziere Anthony Scaramucci, ex direttore comunicazione della Casa Bianca: «Una correzione del 10-15% dei mercati finanziari toglierebbe uno dei principali motivi alla sua campagna di rielezione».

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