L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 febbraio 2020

Un'altro uno due al Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato

LA ‘NDRANGHETA È LA VERA PANDEMIA

Pubblicato 25/02/2020
DI LUCA SOLDI


Mentre il Paese risulta indaffarato nei fatti del coronavirus, le forze dell’ordine in una distrazione che sembra farsi generale, sono riuscite ad assestare un nuovo duro colpo alla Ndrangheta.
Un colpo che evidenzia il carattere pervasivo di questa vera pandemia che devasta, distrugge persone, istituzioni ed economie.
La politica anche quella nuova, anche quella uscita dalle recenti elezioni regionali risulta pervasa.
Ci sono collegamenti poi con il resto del mondo che rendono evidente quanto impressionante siano i soldi in gioco.
È la conferma che dalla Calabria, come ha già evidenziato più volte il procuratore Gratteri, si manovrano i grandi traffici che dominano il mondo, dal narcotraffico, alle armi, al traffico di riuniti, alle grandi evasioni fiscali.
Il voto di scambio diventa modo di controllo di quella politica che malgrado i proclami si fa supina.
Nella operazione messa in atto in queste ore si è colpito in alto.
Intanto ci si è potuti indirizzare nell’orbita di clan che dominano la storia della ‘ndrangheta.
Dalla Calabria, passando per la Lombardia, si arriva in Australia gli accusati si sono dimostrati in grado di dominare la vita economica e politica di intere comunità.
Ci sono figure di spicco fra cui il neoeletto consigliere regionale di Fratelli d’Italia Domenico Creazzo, sindaco di Sant’Eufemia e vicepresidente del parco dell’Aspromonte.
Ma troviamo anche il senatore di Forza Italia Marco Siclari. Tutti insieme travolti dall’inchiesta con altri politici locali.
Un colpo alla politica che colpisce tutti e non solo le forze coinvolte che più volte hanno voluto prendere le distanze da qual mondo che invece pervade molti di coloro che scendono in campo

Sarebbero sessantacinque fra capi, gregari e uomini a disposizione del clan Alvaro, le persone arrestate questa mattina all’alba dagli agenti della Squadra Mobile di Reggio Calabria e del commissariato di Palmi. Su richiesta della procura antimafia guidata da Giovanni Bombardieri e per ordine del Tribunale in 53 sono finiti in carcere e 12 ai domiciliari, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, diversi reati in materia di armi e di sostanze stupefacenti, estorsioni, favoreggiamento reale, violenza privata, violazioni in materia elettorale, aggravati dal ricorso al metodo mafioso e dalla finalità di aver agevolato la ‘ndrangheta, nonché di scambio elettorale politico mafioso.
Colpiti capi del clan, ma anche luogotenenti e giovani “manovali” che condizionavano totalmente la vita di Sant’Eufemia e di tutto il comprensorio dell’Aspromonte. Fra i nomi più noti ci sono Domenico “Micu” Alvaro, Salvatore “Turi Pajeco” Alvaro, Cosimo “Spagnoletta” Cannizzaro, l’imprenditore Domenico “Rocchellina” Laurendi e Francesco Cannizzaro alias “Cannedda”, uno dei patriarchi della ‘ndrangheta, fra i partecipanti allo storico summit di Montalto del 1969 che ha sancito l’unitarietà della ‘ndrangheta.
Allo stesso tempo sono arrivate nuove accuse rivolte in carcere anche al boss Cosimo Alvaro “Pelliccia”, già detenuto nelle patrie carceri.
Ma é il ruolo della politica che continua a preoccupare. Le figure di primo Piano che risulterebbero coinvolte.

Fra queste, Domenico Creazzo sembra, da quanto si raccoglie che per essere certo dell’elezione in assemblea regionale si sia rivolto ai clan, prima attraverso il fratello Antonino, in contatto diretto con i vertici degli Alvaro.
Non del tutto soddisfatto si legge che lo avrebbe fatto direttamente, con l’intento di stracciare gli avversari politici e strappare un ruolo in Giunta. Ma fra gli arrestati ci sono anche il vicesindaco di Sant’Eufemia, Cosimo Idà, in manette come elemento di vertice del clan, il Presidente del Consiglio Comunale Angelo Alati, considerato il “mastro di giornata” della cosca, il Responsabile dell’Ufficio Tecnico ingegnere Domenico Luppino, referente per gli appalti pubblici del Comune e Domenico “Dominique” Forgione, consigliere comunale di minoranza, che aveva il compito di monitorare appalti e lavori per consentire l’infiltrazione da parte delle imprese riconducibili alla cosca.

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