L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 11 marzo 2020

1989 l'Unione sovietica implode, il neoliberismo ride e si gonfia. 2020 la Cina comunista vince la sua battaglia contro il cigno nero. Gli Stati Uniti neoliberisti fanno finta che non esiste la malattia salvo poi far pagare il conto anche per eventuali visite obbligate

Il privato? E’ un inutile spreco, che non funziona

di Francesco Piccioni
10 marzo 2020

Le notizie più serie, da molto tempo a questa parte, si trovano solo sui giornali specializzati in economia. Il motivo è semplice e lo spieghiamo di frequente: i loro lettori sono operatori economici (imprenditori, investitori, ecc) che devono sapere la verità su cosa accade, altrimenti quel giornale è morto. Non viene più comprato.

Per l’ideologia, infatti, ci sono tutti gli altri (Repubblica, Corriere, ecc). Quelli che devono “fare opinione”, ossia instradare il consenso politico ed elettorale nella direzione voluta dalla proprietà (Gruppo Fiat/Fca nel primo caso, Gruppo Cairo-Rcs nel secondo, ecc).

In prima pagina, sull’edizione del sabato di Milano Finanza, campeggia stamattina un fulminante incipit dell’editoriale di Paolo Panerai. Il direttore, non uno qualsiasi…

Eccolo:

La signora torinese era ancora in fila per il controllo passaporti all’aeroporto John Kennedy e le si è avvicinato con decisione un agente dell’immigrazione: per favore, Madame, mi segua. La signora è stata visitata da capo a piedi, con ogni tipo di scanner.

Signora, lei sta bene, ha precisato sempre con tono deciso l’agente che non l’aveva mollata un attimo, ma nonostante ciò, provenendo dal Nord d’Italia, non possiamo farla entrare.

E’ facile immaginare il disappunto della signora, ma mentre indossava il soprabito un infermiere le si è avvicinato: Madame, ecco il conto della sua visita. Per favore mi favorisca la sua carta di credito. La signora, sempre più sbigottita, ha guardato la cifra: 4.500 dollari. Per fortuna era una signora agiata.

Come faranno 100 milioni poveri americani a farsi fare un tampone o peggio a farsi curare l’infezione da coronavirus? Il presidente Trump ha infatti cancellato l’Obamacare…

Cosa farà, lo reintrodurrà perdendo così la faccia allo stesso modo in cui la perderebbe Salvini se comunicasse che per lui qualsiasi migrante africano può entrare liberamente in Italia? Oppure il presidente col ciuffo biondo deciderà che le persone più povere non vadano esaminate e curate, con un’immancabile fortissima reazione popolare?

C’è tutto quel che conta sul presente, sulla crisi sistemica del capitalismo investito – come una nemesi divina – dall’epidemia globale. La divisione della società in classi (i ricchi si salvano sempre, o almeno con qualche probabilità in più), lo spreco mostruoso insito nella dominanza del “privato” in un settore di interesse universale come la sanità, e quindi – indirettamente – l’assurdo della prevalenza dell’interesse privato (il profitto) su tutta l’organizzazione sociale.

Un assurdo che non è mai stato infastidito dalle critiche moralistiche (“è ingiusto”, “è inumano”, ecc), ma che rischia di implodere di fronte all’unica constatazione davvero fatale: non funziona.

L’ideologia neoliberista si era re-imposta, dopo il 1989, sulla base della constatazione opposta: il capitalismo funziona, il socialismo (in versione sovietico-brezneviana) no. Il capitalismo produce benessere. ricchezza e libertà per tutti, per quanto in misura altamente diseguale, quel socialismo no.

Essendo quello l’unico socialismo “reale” di dimensioni planetarie, fu facile far passare l’idea che l’errore fosse nel concetto stesso di società fondata sull’interesse generale invece che su quello individuale, degli imprenditori.

Ora tocca al neoliberismo. Mai come di fronte a un’epidemia globale – “interclassista” per genetica – si può verificare empiricamente che “il privato” non serve, non sa che fare, impedisce l’organizzazione di una risposta efficace ai problemi. E’ uno spreco.

La Storia è ironica, ma soprattutto feroce. La creazione di sistemi sanitari nazionali che tendenzialmente si occupavano della salute pubblica di tutte le classi sociali non fu dovuta ad un “sussulto umanitario” degli imprenditori o dei manager. Ma a una constatazione empirica molto più terra terra: le ricorrenti epidemie sette-ottocentesche facevano strage di poveri, ma si portavano via anche una buona fetta di padroni delle ferriere.

Nessun isolamento sociale era effettivamente possibile, perché seppure gli industriali potevano governare le fabbriche e gli uffici senza mettervi piede, comunque dovevano intrattenere rapporti fisici con chi le dirigeva per loro conto (i manager) e in ogni caso con qualche servo per le normali incombenze domestiche quotidiane.

E tanto bastava a farne delle potenziali vittime.

La tecnologia ha permesso progressivamente di allontanare al massimo “padroni” e sfruttati; e la diseguaglianza mostruosa nella distribuzione della ricchezza consente di separare dalla “massa” anche quella ristretta quota di lavoratori servili.

Privatizzare tutto, anche la sanità, è sembrato un business interessante, specie quando hanno cominciato a scarseggiare le occasioni di profitto nell’economia reale. E altrettanto è avvenuto per servizi pubblici prima lasciati volentieri alla gestione statuale (trasporti nazionali e locali, istruzione di massa, università, ecc).

E’ andata bene, per tre decenni. Ora è finita…

E quella società che ha selezionato una classe politica indecente – Usa ed Unione Europea – purché fosse completamente al servizio del capitale, arrivando addirittura a negare l’esistenza stessa della società, ossia della collettività del vivere umano (Margareth Thatcher: “la società non esiste, esitono solo gli individui”) si ritrova ora nella posizione di Trump: o fa l’opposto di quel che ha predicato (e fatto) oppure verrà spazzato via dalla certezza che dall’alto viene un solo ordine: dovete morire prima, e soltanto voi.

Come spiega ancora Panerai, tra Usa e Cina “la differenza è radicale: in Cina hanno curato e stanno curando tutti, come del resto nel Paesi civil’d’Europa, a cominciare dall’Italia”. Mentre “la preoccupazione per la possibile pandemia sta attagliando gli americani, che non possono entrare in ospedale con la carta di credito in bocca, come esige il cerimoniale di un servizio sanitario tutto a pagamento“.

Che meraviglia sentir cantare le lodi del servizio pubblico sulla prima pagina di un giornale per finanzieri… E, ancor più, del sistema cinese come il miglior modo di affrontare l’aspetto economico della pandemia…

I Trump e i Salvini, gli Zingaretti e i Biden, le Le Pen e i Macron, e tutti gli altri, stanno perdendo la presa sulle cose del mondo. E, privi di un “nemico” foss’anche inventato, non riescono più a trovare una favola credibile da raccontare…

Chi vuole cambiare il mondo ora ha una possibilità. Di nuovo.

P.s. Gli aspetti “sistemici” posti in evidenza da questa crisi sono innumerevoli e cominciano a essere visibili un po’ alla volta. Ogni articolo, dunque, va letto come una tappa nella presa di consapevolezza che ci troviamo nel piano di una tempesta di dimensioni e conseguenze mai viste. Dunque, mai neppure immaginate…

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