L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 4 marzo 2020

3 marzo 2020 - DIEGO FUSARO: Possibili agghiaccianti ipotesi su quel che sta capitando ...

2 commenti:

  1. Res sic stantibus. Ad ogni modo Ulianov confessa inconfessatamente la sua dipendenza da un momento particolare della storia moderna e, segnatamente, da una individualità per certi versi eccezionale che, ancora oggi, costituisce un tabù per la cattiva coscienza "borghese" e soprattutto per l'élite emofagica che da settant'anni progetta il coup d'état a cui assistiamo. Dico di Maximilen Robespierre e del Comitato di Salute Pubblica, in parte deviata espressione del pensiero di un asceta della Rivoluzione. Perché Robespierre era un asceta? Perché, a fronte di una palude mefitica quale è da sempre la classe politica in generale e italiana in particolare (con l'eccezione di tre soli personaggi) nonché al cospetto di una élite criminale, viziosa, bacata e disgustosamente misticheggiante, sapeva che la Virtù non poteva essere scinta, almeno inizialmente, dal Terrore: sola modalità effettuale che il belandeggiante popolo è in grado di capire, oggi come ieri. Terrore, cioè sostanzialmente paura di morire, e Virtù, cioè sostanzialmente rifuggimento dalla hybris, costituiscono necessariamente le forche caudine attraverso le quali si dovrà transitare per riscattare sia l'uomo di Arras sia il leninismo. D'altra parte cosa offre, e lo vediamo bene, il capitale degli orwelliani Padroni del Niente se non il solo Terrore pianificato sulla base della Miseria del Pensiero unico?

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  2. A proposito, il mio nome è Outis.

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