L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 20 marzo 2020

Altro che Mes - La BCE potrebbe consentire nell’emergenza di dimezzare il debito di ogni singolo Stato, volendo

Venerdì, 20 marzo 2020 - 13:36:00
'Così la Germania trova 550 miliardi. Un piano per far crollare l'Italia?'

Intervista all'economista Nino Galloni di Monica Camozzi


Dove li trova, la Germania, 550 miliardi? “Beh dipende. O li finanzia con qualcosa di incompatibile con l’euro, ovvero li emette essa stessa senza passare per la BCE -e così esce dal sistema- oppure agisce in emergenza, ma secondo le regole vigenti: collateralizza i titoli tossici della Deutsche bank, che ne ha per 75.000 miliardi, e li porta – direttamente o tramite la Kfw - alla BCE. In fondo, sarebbe solo apparentemente diverso da come funzionava in Italia prima del 1981”.

Nino Galloni, economista, ci racconta la seconda puntata della favola europea che sta assumendo una piega inquietante. “Prima del 1981 lo Stato italiano, quando doveva spendere più di quel che incassava, emetteva titoli del debito a tassi molto bassi. Il compromesso era che lo Stato non emetteva direttamente la moneta, lo faceva la Banca d’Italia. I titoli venivano messi all’attivo e la moneta al passivo. Poi abbiamo demandato la creazione di tale tipo di moneta, a debito, alla BCE. La BCE, come tutte le banche centrali, può creare moneta dal nulla a costo zero, tutto dipende da come viene contabilizzato il fenomeno. Altresì, non sta scritto da alcuna parte che la BCE non possa comprare titoli sul mercato primario, iscrivendoli all’attivo: “whatever it takes” significa anche questo; se Lagarde ragionerà così, sarebbe come dire io non posso intervenire sul mercato, ma è iniziata una deriva deflattiva, aiuto gli Stati a spendere di più”.

Quindi, l’Italia, anziché impantanarsi nel MES potrebbe portare alla BCE titoli e usare lo stesso meccanismo? “Sì. Se la BCE non vuole comprare direttamente sarà una banca, pubblica o privata, a portare dei titoli previo accordo con lo Stato italiano. Ad esempio, potremmo cedere tutti i crediti inesigibili dello Stato, anche facendone un derivato che ne consenta l’annullamento a determinate condizioni e stiamo parlando di centinaia di miliardi! La BCE li metterebbe all’attivo, prevedendone un ammortamento e computando al passivo la moneta che ci eroga. Invece, conferire 120 miliardi nel MES ci porterebbe al dissesto per almeno dieci anni. L’Italia si metterebbe in un doppio vicolo cieco: aumenterebbe il debito per partecipare al MES e poi dovrebbe pietire che una parte ritorni”. Ma noi ce l’abbiamo una Banca pubblica? “Siamo indietro ed è colpa nostra. Monte dei Paschi lo è per il 67%, poi c’è la Cassa depositi e prestiti e c’è il Medio Credito Centrale, anche se ci manca sempre una lira per arrivare al milione. Ma si ovvia velocemente all’impasse: basta una riunione straordinaria e si modifica lo statuto della cdp. Il problema non è economico, è di volontà politica. Se si vuole trovare la via, la si trova. Se, invece, il disegno è di far crollare l’Italia, è un altro discorso. Io parlo come se fossi di fronte a un governo responsabile”. I conti non tornano, anche in merito all’entità del debito tedesco, paragonato in modo improprio a quello italiano. “Il loro debito pubblico non comprende i Länder, mentre il nostro include anche le regioni. E, ovviamente, risulta immensamente più ampio. Ma anche qui, ragionare in modo federalista è una questione di volontà politica. Chi ci governava ha voluto che andasse così. Anche noi avremmo potuto seguire quello schema e fare un bilancio come il loro, lasciando fuori le regioni. Il problema è politico, sul fronte economico le possibili reazioni ci sono. Tutto è possibile, se per fare il denaro non c’è bisogno di altrettanto oro e le capacità produttive e tecnologiche non sono più quelle dei tempi in cui, non a caso, la moneta doveva essere ancorata all’oro, alla quantità di oro disponibile. La BCE potrebbe consentire nell’emergenza di dimezzare il debito di ogni singolo Stato, volendo”.

In che senso dimezzare il debito? “Si può consentire a ciascuno Stato di emettere titoli, seguendo il meccanismo che spiegavo prima. Si portano titoli in cambio di denaro. Ma ciò che manca è la consapevolezza di quanto davvero ci serve: si gioca a chi la spara più grossa. Quanto ci serve davvero? Per la sanità, per reggere la crisi coronavirus, per l’ambiente, per la solidarietà, per le imprese, per le famiglie? Nel prossimo esercizio finanziario di che cifra abbiamo realmente bisogno e per cosa? Di sicuro, il messaggio più sbagliato è quello di proporre unilateralmente l’uscita dall’euro; ci sta pensando la Germania: ma è positiva al Target2 (che serve a duplicare le compensazioni commerciali interne all’Unione) e poco passiva con la BCE. Non noi che dovremmo far fronte a tali cose o prepararci ai carri armati. In ogni caso, le soluzioni economiche si trovano e non ci vuole una scienza. Quel che importa, è la volontà politica di trovarle”.

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