L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 marzo 2020

Bce regala 750 miliardi a chi da in pegno garanzie titoli-carta straccia

Deutsche Bank e non solo, ecco le banche tedesche e francesi che festeggiano per l’ombrello Bce. Report Cer

27 marzo 2020


Che cosa emerge da un report del Cer (Centro Europa Ricerche) su obiettivi ed effetti del Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp) varato dalla Bce. I casi Deutsche Bank, Barclays, Bnp Paribas, Nordea, Commerzabank, Rbs e Société Générale.

Quali sono obiettivi ed effetti del Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp) varato dalla Bce?

Una risposta si rintraccia in un report del Cer (Centro Europa Ricerche) scritto dall’economista Antonio Forte.

“Le nuove misure straordinarie di politica monetaria, recentemente varate dalla Banca Centrale Europea, hanno aperto una rete di protezione per le banche europee e attenuato le tensioni sui mercati finanziari. Tuttavia, alcune banche europee, soprattutto tedesche e francesi, continuano ad essere molto esposte al rischio di mercato”, sintetizza il rapporto del Cer, che analizza diversi indicatori per classificare le maggiori banche europee in base alla dimensione del rischio di mercato presente nei loro bilanci.

“Le Autorità di vigilanza sono chiamate ad intervenire perché i dati mostrano che il rischio sistemico insito nel rischio di mercato è molto più elevato e molto meno gestibile rispetto a quello del rischio di credito”, chiosa il Cer.

Nel report si ripercorrono le forti correzioni registrate il 12 marzo nei mercati europei: “Il CAC40, l’indice di riferimento della Borsa di Parigi, ha perso il 12,3%, per il DAX di Francoforte il calo è stato del 12,3%, mentre l’Ibex 35, l’indice della Borsa di Madrid, ha lasciato sul campo il 14%. Persino negli Stati Uniti, dove la Federal Reserve si è mostrata molto reattiva ed era già intervenuta con una riduzione del tasso sui fondi federali, il 12 marzo è stata una giornata pesante per i listini azionari, con un calo dell’indice Dow Jones dal 10%”.

Un aspetto da non trascurare è che le profonde correzioni dei corsi azionari del 12 marzo seguivano una fase di rapidissima caduta che era cominciata intorno al giorno 20 febbraio e che aveva fatto perdere circa il 25% a Dax e Cac40, un po’ meno del 20% al Dow Jones e quasi il 30% al FTSE MIB.

La negativa reazione dei mercati ha indotto la Bce, con pressioni particolari di Francia e Germania, ad intervenire nuovamente, il 18 marzo, dopo una riunione straordinaria: “La novità più rilevante della decisione del 18 marzo – è scritto nel report – è stato il varo del Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP). Questo programma prevede l’acquisto di ulteriori 750 miliardi di euro di titoli nel corso del 2020. Tale somma si aggiunge ai 120 miliardi di acquisti inseriti nel pacchetto varato il 12 marzo e tutto si somma ai 20 miliardi mensili che la Bce aveva ripreso ad acquistare da novembre 2019. Quindi, nel 2020 l’ammontare complessivo degli acquisti di titoli arriverebbe fino a 1110 miliardi di euro”,

Accanto alle misure di espansione quantitativa sono stati attivati una serie di interventi volti a migliorare la disponibilità di liquidità delle banche, a supportare l’erogazione del credito all’economia reale e a rendere più flessibili le regole di vigilanza sui livelli di patrimonio e sugli indici di liquidità, commenta l’economista: “Queste misure molto penetranti hanno palesato la preoccupazione della Bce: l’obiettivo non è stato esclusivamente quello di ridurre le tensioni sui mercati, che già rappresentano un problema per la catena di trasmissione della politica monetaria, ma anche quello di puntellare il sistema bancario al fine di evitare ogni possibile rischio di instabilità”.

Nella tavola sotto ci sono le banche analizzate nel report del Cer elencate in base alla media della loro posizione nei primi tre indicatori analizzati, cioè derivati attivi/totale attivo, derivati attivi/patrimonio e attività livello 2+3/patrimonio. Nella tavola è riportata anche la classifica in base all’Srisk per completezza di informazione.

La tavola, in sostanza, sintetizza ciò che è emerso dai vari indicatori: “Deutsche Bank risulta la banca più esposta al rischio di mercato, seguita da Barclays, Bnp Paribas, Nordea, Commerzabank, Rbs e Société Générale. Le prime quattro banche in classifica operanti dell’Area euro sono due banche tedesche e due banche francesi, a conferma di quanto detto nelle analisi dei singoli indicatori”.


Conclusione del report: “Gli interventi della Bce volti a stabilizzare i mercati finanziari trovano ampia giustificazione nei dati mostrati in questo report. La volatilità e le forti oscillazioni dei mercati finanziari avrebbero potuto destabilizzare le principali banche tedesche e francesi, con nocumento per tutta l’Area euro. Tuttavia, i dati evidenziano anche quanta strada le Autorità di vigilanza (soprattutto europee) debbano ancora percorrere per riuscire a contenere il rischio di mercato presente nei bilanci di alcuni istituti sistemici europei. Sarebbe opportuno un cambio di passo immediato in questa direzione, come fatto sul rischio di credito dopo la Grande Recessione, perché, alla luce di quanto visto sui mercati finanziari nelle ultime settimane, il rischio sistemico insito nel rischio di mercato pare essere molto più elevato e molto meno gestibile rispetto a quello del rischio di credito”.

Nessun commento:

Posta un commento