L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 marzo 2020

Ci sono euroimbecili ed euroimbecilli - Dispiace dirlo ma si ragiona ancora in termini in cui Euroimbeilandia è la soluzione e non si riesce a fare quel saltino di qualità e vederla per quello che è la nemica dei popoli e amica della finanza e che questo giocattolino prima si sfascia e meglio è in maniera che le soluzioni della crisi, del precariato, della disoccupazione, dell'erosione dei redditi medio bassi, dell'affossamento dell'istruzione, della rapina a mano armata alla sanità pubblica possono esserci veramente senza i condizionamenti esterni ma solo tenendo conto del benessere delle comunità italiane

Conte e Gualtieri amici del giaguaro

di Carlo Clericetti
19 marzo 2020

Il quotidiano tedesco Handelsbatt ha scritto che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri avrebbe chiesto che per contrastare la crisi intervenga il Mes, il cosiddetto Fondo salva-Stati, senza richiedere condizionalità. E il presidente Giuseppe Conte ha fatto la stessa richiesta, come ha dichiarato al Financial Times. Di questo Fondo si è parlato molto in questo periodo, perché è in ballo l’approvazione di una sua riforma che lo renderebbe ancora peggiore di com’è ora (era difficile, ma toccato il fondo si può sempre scavare). Il Mes infatti esiste dal 2012, ed è stato in qualche modo il prezzo pagato da Draghi per poter pronunciare il celeberrimo “whatever it takes”. Il Mes non salva un bel niente: è solo un filtro per ridurre in schiavitù (Grecia docet) chi dovesse aver bisogno dell’intervento della Bce, uno “strumento di disciplina” controllato dal falchi europei.

Certo, ha 500 miliardi (anche soldi nostri) che in questo momento farebbero comodo. E allora perché rinunciarci? Prima di discutere di questo argomento, però, torniamo a quello che ha scritto Handelsblatt: è vero che Gualtieri ha fatto quella richiesta? Conte, a meno di una smentita al FT che sarebbe clamorosa, l’ha fatta senza dubbio.

Sul ministro dell’Economia notizie ufficiali non ce ne sono. Secondo indiscrezioni, è vero che Gualtieri stava per chiederlo, ma è stato stoppato dai 5S, almeno momentaneamente. E però giunge notizia che nel frattempo la Commissione Problemi economici e monetari del Parlamento europeo ha approvato una mozione – a maggioranza – in cui si chiede l’intervento del Mes senza condizioni. E chi è che è andato alla presidenza di quella Commissione, al posto che era di Gualtieri? Ma una europarlamentare del Pd, Irene Tinagli. Del Pd, ma è stata in Italia futura, il tentativo subito abortito di Luca di Montezemolo, poi eletta con Mario Monti e quando anche il partitino montiano si è sfasciato è tornata nel Pd. Insomma a tutto titolo fa parte di quell’area genuinamente liberista che nel Pd è stata rappresentata da parlamentari come Enrico Morando, Franco Debenedetti, Giampaolo Galli. Degnissime persone e – almeno loro – di grande livello, ma che con una sinistra sia pur pallida c’entrano come i cavoli nel caffellatte.

Gualtieri, come si sa, non è un economista ma uno storico. Tutti gli riconoscono molte qualità: di essere un infaticabile lavoratore, di studiare i dossier – a differenza di tanti altri politici e purtroppo anche ministri – e di essere un abile mediatore. E’ nota inoltre la sua grande fede europeista. Il problema, allora, sta in chi gli ha preparato il dossier sul Mes. Il suo consigliere Marco Leonardi, in precedenza uno degli economisti della squadra di Renzi? Se è così, farebbe bene ad ascoltare anche altre campane, prima di fare mosse che potrebbero avere per l’Italia esiti molto negativi. Per esempio potrebbe leggere, se non lo avesse già fatto, l’appello contro la firma alla riforma del Mes di un nutrito gruppo di economisti, seguito da un altro appello qualche giorno prima della riunione che avrebbe dovuto ratificarlo.

Si potrebbe osservare che infatti non è stato ratificato, anche a causa dell’emergenza Civid-19. Ma chiedere che venga messo in campo equivale a legittimarlo, mentre il problema non è la riforma, ma l’esistenza stessa di questo organismo. Uno dei più attivi a premere perché questo accada è oggi – guarda un po’ – Giampaolo Galli, mentre a Bruxelles la Commissione presieduta da Tinagli approva la mozione di cui abbiamo detto. Non tutti l’hanno approvata, ma indovinate un po’ come hanno votato i tedeschi? Ma a favore, che diamine!

A questo punto Gualtieri e il Pd devono scegliere. Se si fanno guidare dall’area liberista, come è accaduto in passato, mostrano di aver dato definitivamente l’addio a qualsiasi idea che possa essere lontanamente definita di sinistra; il che non è solo un problema politico, ma anche economico, perché quelle idee, purtroppo ancora dominanti in Europa, ci hanno portato da una crisi all’altra e hanno regalato all’Europa – e all’Eurozona in particolare – il più basso tasso di crescita tra le aree economiche del mondo, mentre le disuguaglianza sociali raggiungevano livelli intollerabili. Gualtieri, da storico, alle lezioni della storia dovrebbe essere attento. Se il ministro dell’Economia non è amico del giaguaro, quei giaguari che gli stanno intorno non li stia a sentire.

Purtroppo mentre finivamo di scrivere è uscita sul FT la notizia che Conte quella richiesta l’ha fatta. Una richiesta che può valere la sua poltrona, visto che i 5S si sono pronunciati nettamente contro il Mes e sarebbe davvero troppo se in Parlamento si comportassero in modo diverso. C’è da sperare che i falchi europei, ottusi come sempre, gliela boccino. Altrimenti potrebbe fare come la Lagarde, una bella retromarcia, mettendo in campo le sue indubbie doti di equilibrista per non perdere troppo la faccia. Non ha senso scampare da questa crisi preparando un futuro definitivamente nero.

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