L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 23 marzo 2020

Con il Mes comanderebbero gli stranieri, senza la mediazione degli euroimbecilli italiani, nel nostro paese e i nostri risparmi vanno via, vengono rapinati

“Mes una trappola per Italia”/ Cesaratto: “Meglio eurobond, Bce può evitare disastro”

Pubblicazione: 22.03.2020 - Silvana Palazzo

“Mes una trappola per l’Italia”, avverte l’economista Sergio Cesaratto. “Meglio gli eurobond per finanziare il debito, solo Bce può evitare disastro”

La sede della Bce a Francoforte (LaPresse)

L’economista Sergio Cesaratto, ordinario di Economia politica dell’Università di Siena, mette in guardia sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes). L’aiuto sarebbe subordinato al controllo delle finanze pubbliche «attraverso cure da cavallo», per cui il rischio che l’Italia, già in crisi, esca indebolita dall’emergenza Coronavirus è concreto. «Il Mes non ha risorse sufficienti per salvare l’Italia, ma una volta che un Paese vi ricorre, la Bce può intervenire comprando i suoi titoli pubblici», scrive sul Fatto Quotidiano (ma aveva già affrontato l’argomento ai nostri microfoni). Cesaratto aggiunge che il sostegno però si paga caro. Come? «Con il rischio di ristrutturazione del debito pubblico che ricade su banche e risparmiatori italiani». Dunque, i “falchi” dell’Unione europea è che così il nostro Paese non sarà più una mina vagante per la stabilità finanziaria dell’eurozona. Cesaratto però ritiene che sia prevalsa la mediazione della cancelliera tedesca Angela Merkel, visto che neppure la Francia se la passa bene e che l’Italia rischierebbe troppo. Così si spiegherebbe l’annuncio della Bce sul «rafforzamento del piano di acquisti di titoli pubblici che porta il conto a oltre 1.000 miliardi».

CESARATTO “MES TRAPPOLA PER ITALIA, MEGLIO EUROBOND”

La misura della Banca centrale europea è considerata però insufficiente dall’economista Sergio Cesaratto, perché i tassi di interesse restano ancora su livelli insostenibili per l’Italia. A proposito dell’intervento della Bce, l’economista si chiede perché il premier Giuseppe Conte abbia espresso il desiderio di ricorrere ai fondi Mes (se non subordinati a condizioni capestro), se la Bce ha annunciato il suo intervento. «I fautori vedono i prestiti dal Mes come una sorta di eurobond: il fondo salva-Stati emette titoli per noi a tassi molto più convenienti», scrive sul Fatto Quotidiano. Ma Cesaratto teme che al rinnovo dei crediti potrebbero esserci imposte gravose, misure fiscali e la necessità di ristrutturare il debito. Il timore è dunque quello di mettersi “nelle fauci del lupo”. La stessa presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen sostiene i “corona-bond”, eurobond per finanziare il nuovo debito con il sostegno della Bce, appunto. «Questo sì che potrebbe avviare una vera europeizzazione del debito in quanto esso apparirebbe come europeo e non nazionale». Quindi, per l’economista il Mes è una trappola da cui si può sfuggire puntando sugli eurobond che «prefigurerebbero un principio di cambiamento strutturale della governance dell’eurozona».

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