L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 marzo 2020

Conte=Tsipras traditore della Patria


Mes: quella (strana) fissazione di Conte per farci arrivare la Troika in casa

-21 Marzo 2020

Roma, 21 mar – Giuseppe Conte non molla. Nonostante l’intervento della Bce, che in una sola notte ha dimostrato quali sono gli strumenti potenzialmente a sua disposizione, il presidente del consiglio continua imperterrito a chiedere che l’Europa dia fondo alla sua capacità di intervento. Lo fa evocando l’utilizzo di risorse per 500 miliardi, curiosamente vicine alla capacità finanziaria di cui il Mes dispone (in teoria, perché per poterla schierare deve prima emettere obbligazioni sul mercato). E forse proprio qui il premier capace di rimanere a Palazzo Chigi con due maggioranze diverse vuole andare a parare.

Stiamo d’altronde parlando del suo pallino: sul Mes, fra le altre cose, finì per schiantarsi il governo gialloverde, con Conte (e Tria) capaci nei fatti di deviare da una risoluzione (la Molinari-D’Uva), che in teoria dovrebbe essere vincolante, andando in Europa a trattare in maniera difforme rispetto al mandato conferito loro dal parlamento. Non sorprende, quindi, che continui a battere su questo tasto, tradendo una forma di disturbo ossessivo più che sospetta. Al di là delle possibili motivazioni “politiche” per questa sua fissazione, nel concreto cosa significherebbe ricorrere al Meccanismo?

Mes significa condizionalità. Quindi Troika

Conte lo avrebbe messo nero su bianco nel corso dell’ultimo vertice Ue: l’idea è quella di attingere alle risorse del Mes evitando però ogni “condizionalità”. In altre parole: l’Italia ricorrerebbe al Mes – questa la proposta del leader giallofucsia – ma senza siglare un memorandum che imporrebbe particolari condizioni – tagli alla spesa pubblica, riforme strutturali secondo i desiderata: vedi alla voce Grecia – in cambio dell’assistenza finanziaria prestata.

Non siamo noi a dirlo: è il Trattato che istituisce il Mes – il quale, al di là delle ipotesi di una riforma che avrebbe persino peggiorato le cose, è operativo già dal 2012 – a prevederlo, parlando anche esplicitamente di Troika. Leggiamo all’articolo 13, terzo comma: “[…] il consiglio dei governatori affida alla Commissione europea – di concerto con la BCE e, laddove possibile, insieme all’FMI – il compito di negoziare con il membro del MES interessato, un protocollo d’intesa che precisi le condizioni contenute nel dispositivo di assistenza finanziaria. Il contenuto del protocollo d’intesa riflette la gravità delle carenze da affrontare e lo strumento di assistenza finanziaria scelto“.

Il regolamento con il quale il Mes imposta la sua azione operativa è dunque abbastanza chiaro: non esiste ricorso al Meccanismo senza la contemporanea sottoscrizione di un memorandum che imporrebbe condizioni capestro alle nostre finanze pubbliche da qui agli anni a venire. Qualsiasi modifica in tal senso – attingere cioè ai fondi del Mes senza condizionalità – implicherebbe infatti una modifica del trattato istitutivo che richiederebbe anni di lavoro.

Se dunque il Mes non ha alcuna utilità se non quella di farci arrivare direttamente la Troika in casa, ancora a meno servono altri strumenti di finanza strutturata quali ad esempio – se ne è sentito parlare in questi giorni – gli eurobond o i coronavirus bond, magari emessi dal Mes stesso con un qualche “vincolo di destinazione”. Scorciatoie, nella migliore delle ipotesi, per giungere allo stesso risultato: spostare il debito, già di per sé in buona parte dipendente dagli umori del mercato, totalmente al di fuori di quel poco controllo rimasto in capo agli Stati.

Filippo Burla

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