L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 marzo 2020

Cosa ci stanno a fare ancora gli Stati Uniti in Iraq, non gli è bastato portare morte e distruzioni dal 2003 inventantosi armi di distruzioni di massa inesistenti

VENERDÌ 13 MARZO 2020
Gli Stati Uniti hanno compiuto un attacco contro le milizie sciite filoiraniane di Kataib Hezbollah nel sud dell’Iraq


Giovedì gli Stati Uniti hanno compiuto un attacco aereo contro cinque obiettivi nel sud dell’Iraq in risposta a un attacco compiuto mercoledì dalle milizie sciite filoiraniane di Kataib Hezbollah nella base militare di Taji, a nord di Baghdad, in cui erano morti due americani e un britannico. Kataib Hezbollah aveva diffuso un comunicato lodando chi aveva compiuto l’attacco, ma aveva negato di esserne responsabile. L’attacco degli Stati Uniti, compiuto in collaborazione con l’esercito britannico, ha colpito cinque diversi depositi di armi che si suppone contenessero i razzi usati nell’attacco alla base di Taji.

«Gli Stati Uniti non tollereranno attacchi contro il nostro popolo, i nostri interessi o i nostri alleati», ha dichiarato il segretario della Difesa statunitense Mark Esper in una nota. «Come abbiamo dimostrato negli ultimi mesi, adotteremo tutte le misure necessarie per proteggere le nostre forze in Iraq e nella regione». Lo scorso dicembre gli Stati Uniti avevano compiuto alcuni raid aerei contro le milizie di Kataib Hezbollah in risposta all’uccisione di un contractor americano durante un un attacco missilistico a Kirkuk, in Iraq. Quei raid avevano portato prima all’assedio dell’ambasciata statunitense a Baghdad da parte dei manifestanti filo-iraniani e poi all’uccisione del potentissimo generale iraniano Qassem Suleimani da parte degli Stati Uniti.
Un veicolo usato come base di lancio per i razzi che hanno colpito la base di Taji (Media Security Cell via AP)

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