L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 marzo 2020

Deutsche Bank è malata seriamente, tubata è da Centro di Rianimazione con respiratore automatico

Co.Co Bond Deutsche Bank, niente rimborso ad aprile: ecco perché è una cosa seria

Mancato esercizio della call option ad aprile sulle obbligazioni "ibride" in dollari di Deutsche Bank. Crollano le valutazioni dei titoli sul mercato, che teme il ripetersi del fenomeno.

di Giuseppe Timpone , pubblicato il 13 Marzo 2020 alle ore 07:28



Deutsche Bank ha annunciato in settimana che non eserciterà l’opzione “call” in relazione al Co.Co Bond con prima data rimborsabile al 30 aprile di quest’anno e cedola 6% (ISIN: DE000DB7XHP3), emesso nel 2014 per un importo di 1,25 miliardi di dollari. La decisione è stata assunta a seguito della volatilità dei mercati finanziari in questa fase, che a giudizio della banca tedesca non renderebbe opportuno l’esercizio del rimborso. L’emissione è valutata “B1” da Moody’s, “BBB” da Fitch e “BBB+” da S&P.

Il Co.Co Bond, acronimo per “Contingent Convertible Bond”, è un’obbligazione convertibile a discrezione della banca e al verificarsi di determinate condizioni, vale a dire la discesa sotto i ratios patrimoniali minimi fissati in fase di emissione del titolo. Nel caso specifico, il “trigger” scatterebbe con un Common Equity Tier 1 (il capitale primario ponderato per i rischi) sotto il 5,125%, il minimo preteso dalla Vigilanza europea in uno scenario di stress.

Cosa sono i Co.Co Bond

La reazione dei mercati è stata violenta. Il bond Deutsche Bank ieri perdeva quasi il 7,5%, scendendo a un prezzo inferiore a 79 centesimi, crollando del 33% in appena un mese. Chi lo acquistasse adesso si porterebbe a casa non solo una cedola effettiva del 7,6% rispetto all’investimento, ma anche un guadagno di quasi il 27% nel caso in cui la banca decidesse in futuro di rimborsare il titolo. Il Co.Co Bond, infatti, non ha di per sé alcuna scadenza, essendo per definizione “perpetuo”, prevedendo semplicemente date per l’esercizio della call.

Si tratta di obbligazioni subordinate del tipo “Additional Tier 1” (AT1), vale a dire le più rischiose che una banca possa emettere, in quanto il possessore può subire il rinvio o l’annullamento del pagamento della cedola e la conversione in azioni al verificarsi delle condizioni esplicitate nel prospetto informativo.
Questi strumenti sono stati incoraggiati dalla BCE dopo la crisi finanziaria del 2008, in quanto offrono alle banche maggiore flessibilità in termini di rifinanziamento sui mercati, consistendo in assets nei fatti a metà tra capitale e debito ai fini della loro classificazione nel bilancio, tanto da essere definiti in gergo come “ibridi”.

Il caso Santander

Il mercato confida sempre che i Co.Co Bond vengano rimborsati alla prima data utile. Per la prima volta, lo scorso anno non fu così quando Santander decise di non esercitare la call, in quanto il rimborso avrebbe aumentato i costi. In effetti, ciò sarebbe avvenuto indebitandosi sul mercato a interessi superiori a quelli che sarebbero scattati dopo il mancato esercizio. Questo, in quanto i tassi vigenti sul mercato allora si mostrarono superiori ai rendimenti offerti con il passaggio dalla cedola fissa a variabile.

Allora, però, non solo non vi fu alcun timore tra gli investitori, anzi la decisione venne accolta come il segno che l’istituto spagnolo potesse permettersi il lusso di indisporre il mercato, grazie alla solidità finanziaria e alla fiducia riscossa. Stavolta, è diverso. Le azioni Deutsche Bank sono crollate del 44% quest’anno, abbassando la capitalizzazione in borsa a 12 miliardi. Il piano del ceo Christian Sewing per salvare l’istituto continua a non convincere del tutto gli investitori, malgrado una capitalizzazione abbastanza elevata, con il CET 1 in area 13%.

Non a caso, l’indice dei Co.Co Bond europeo è sceso dell’11% in meno di un mese, adesso ai minimi dal luglio scorso. Il mercato teme, quindi, per la tenuta della principale banca tedesca, da anni in coma per via delle sue eccessive esposizioni verso la finanza speculativa.
Il mancato esercizio della call viene inteso come un fenomeno non singolare, ma probabilmente destinato a diffondersi per via delle tensioni finanziarie di queste settimane, con l’economia dell’Eurozona a dirigersi verso la recessione. Deutsche Bank ha temuto probabilmente di non essere in grado di finanziare il rimborso ricorrendo all’emissione di nuove obbligazioni a costi contenuti. Dall’1 maggio prossimo, la cedola sarà a tasso variabile, legata allo “swap rate” in dollari a 5 anni.

Nessun commento:

Posta un commento