L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 12 marzo 2020

Dietro a Erdogan e la Fratellanza Musulmana che ha invaso la Siria affianco ai terroristi mercenari tagliagola c'è Euroimbecilandia con l'oscurità delle sue intenzioni di promuovere la Strategia della Paura e del Caos inventata dai suoi padroni statunitensi/ebrei sionisti

L’EUROPA COMPLICE DI ERDOGAN

Pubblicato 11/03/2020
DI ALBERTO NEGRI

L’Europa a guida tedesca si prepara a certificare l’occupazione turca del Nord della Siria, sempre che Putin e Assad glielo permettano. Il ricatto di Erdogan sui migranti lo hanno voluto proprio gli europei.

Perché Erdogan ci ricatta sui profughi? Per i soldi e per il potere su una parte della Siria. In poche parole dando soldi a Erdogan l’Europa a guida tedesca si prepara a certificare l’occupazione turca del Nord della Siria, sempre che Putin e Assad glielo permettano.

In difficoltà per il calo dei consensi interni e la crisi economica, gli europei si preparano dare una mano al raìs turco e a riverniciare di fresco la credibilità di una Turchia che manovra in maniera spericolata non solo in Siria ma anche in Libia.

Erdogan occupa già un vasto territorio nel Nord della Siria in gran parte strappato ai curdi del Rojava e del cantone di Afrin, senza essere stato invitato da nessuno (come è stato invece per la Russia e l’Iran) e senza l’autorizzazione di alcuna risoluzione dell’Onu: gli Usa di Trump con il loro ritiro nell’ottobre scorso, hanno fatto massacrare i curdi da Erdogan, con centinaia di morti e oltre 200mila profughi. E l’Europa non ha fatto nulla per impedire che venissero uccisi i curdi siriani, i maggiori alleati nostri e degli Stati Uniti nella lotta al Califfato.

Se Erdogan è un mascalzone i governanti occidentali non sono da meno, anzi persino peggio di lui. Perché sostengono la posizione di un raìs che è alleato con i jihadisti e non ha esitato a manovrare anche l’Isis contro i curdi. Parliamo degli stessi terroristi e della stessa ideologia jihadista che ha portato dozzine di attentati in Europa. Ma qui ormai ce lo siamo già dimenticato.

A Idlib, dove è stata appena firmata la tregua con Putin, Erdogan combatte fianco a fianco con le milizie affiliate ad Al Qaida, che oggi godono della sua copertura con i droni e i missili terra-aria.

A partire dall’estate del 2016 la Turchia ha condotto tre interventi militari nel nord della Siria, non solo per impedire la formazione di una fascia territoriale curda controllata dalle Unità di protezione popolare (Ypg) ma anche per favorire il ritorno dei siriani nelle aree occupate dalle forze turche.

Ma l’operazione di di portare un milione di rifugiati sui 3,5 che ci sono in Turchia non è riuscita perché la maggior parte dei siriani rifiuta _ se non costretta con la forza _ di andare in territori ben lontani dalle loro case e dalle zone di origine.

Non sorprende che la decisione della Turchia di aprire la frontiera ai profughi ai confini con la Grecia sia arrivata proprio dopo l’uccisione di oltre trenta soldati turchi nei combattimenti di Idlib: Erdogan sta cercando di fare leva sui timori europei, utilizzando la carta dei migranti, per ottenere dall’Europa e dalla Nato un sostegno all’occupazione della Siria del Nord.

Su un punto ha ragione Erdogan. L’Europa è nei guai non soltanto per la sua arroganza. Il ricatto sui profughi se lo è cercato. Ha usato per anni la Turchia per abbattere il regime di Assad, lo ha incoraggiato, poi con gli Usa in prima fila ha abbandonato alla sua furia i curdi siriani, alleati nella lotta al Califfato. Ma nostri media accreditano la versione che la responsabilità è solo di Erdogan, invece è anche nostra, eccome.


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