L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 6 marzo 2020

Energia nucleare è quella sporca

[12 anni] Nucleare, la Francia smantella le centrali. Ci vorrà un secolo (letteralmente)

Valori.it info@valori.it tramite gmail.mcsv.net 

 6 marzo 2020 09:55 

12 anni è la newsletter che Valori.it dedica, una volta a settimana, a storie e approfondimenti sulla crisi climatica. 
12 anni è il tempo che manca al momento in cui la temperatura globale sarà di 1,5°C più alta dell'era preindustriale. Erano 15 quando abbiamo iniziato a inviare questa newsletter, a novembre 2019. (fonte: ClimateClock)


Nucleare, la Francia smantella le vecchie centrali. Ci vorrà un secolo. E 46,4 miliardi di euro

a cura di Andrea Barolini 

«We forward in this generation / Triumphantly»

Sarebbe giusto, logico e sensato che nel momento in cui si decide di investire nella costruzione di nuove centrali nucleari si prendessero in considerazione anche i futuri costi di smantellamento della stessa. A dimostrarlo sono le notizie in arrivo dalla Francia, che si appresta ad avviare una - lunga e costosa - campagna di chiusura delle infrastrutture costruire negli anni Ottanta e Novanta. 

I membri della commissione Finanze del Senato di Parigi devono essere saltati sulla sedia quando hanno letto il rapporto commissionato alla Corte dei Conti per comprendere i tempi e le spese ipotizzati per effettuare gli smantellamenti. Costi che saranno a carico della società elettrica Edf, della compagnia specializzata nel nucleare Orano (ex Areva) e del Commissariato all’energia atomica (Cea). Ovvero a carico, in grandissima parte, della collettività

«Emancipate yourself from mental slavery»

Il documento è stato pubblicato il 4 marzo. Secondo la Corte dei Conti occorre avviare le operazioni di chiusura «nel più breve tempo possibile» e «a condizioni economicamente accettabili». In ogni caso, il costo sarà stratosferico: 46,4 miliardi di euro. E i tempi previsti sono altrettanto incredibili: per completare il lavoro ci vorrà più di un secolo

Giova ricordare che la Francia ha in costruzione una serie di reattori Epr (di terza generazione). Due in particolare hanno subito ritardi clamorosi e impennate insostenibili dei costi. A Olkiluoto, in Finlandia, Orano costruisce dal 2005 un reattore che, secondo le stime iniziali, sarebbe dovuto entrare in funzione nel 2009. Un decennio più tardi, il taglio del nastro non è ancora arrivato. L’azienda transalpina, inoltre, ha già previsto perdite per 3,9 miliardi di euro. Un dato più altro del prezzo di vendita del reattore, fissato a 3 miliardi. 

«Have no fear for atomic energy / 'Cause none of them can stop the time»

Un altro reattore Epr è in costruzione a Flamanville, sulla Manica. Anche qui con un susseguirsi di ritardi e di aumenti dei costi, derivanti principalmente dalle osservazioni dell’Autorità per la Sicurezza Nucleare francese.

A ciò si aggiungono, appunto, le «derive» dei costi per gli smantellamenti: «Tra il 2013 e il 2018 - ha scritto la Corte dei Conti - i preventivi sono quasi raddoppiati per EDF, aumentati di oltre il 25% per il CEA e altrettanto per Orano». Il che significa rispettivamente +4,5, +3,2 e +1 miliardi. Per almeno sei reattori, tra l’altro, la fine dello smantellamento è già stata procrastinata. All’inizio del Ventiduesimo secolo.

Foto di copertina: Réseau Sortir du nucléaire/Nouara Aci-Scalabre via Flickr
Citazioni musicali: Redemption Song, Bob Marley, 1980



Nessun commento:

Posta un commento