L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 14 marzo 2020

Gli ebrei-palestinesi sionisti dalle alture del Golan bombardano regolarmente le postazioni militari siriane ed iraniane

Guerra in Siria: quegli ambigui rapporti tra Israele e gli jihadisti

-14 Marzo 2020
Franco Gottardi

Roma, 14 mar – La guerra in Siria sembra non avere fine. Dopo la recente discesa in campo delle truppe turche a favore dei “ribelli” jihadisti del Free Syrian Army il clima si sta facendo sempre più teso e le forze governative faticano a raggiungere la roccaforte ribelle di Idlib.

Nel sud della Siria invece, più in particolare al confine con le alture del Golan, le truppe israeliane bombardano regolarmente le postazioni militari siriane e iraniane, causando ingenti danni alle attrezzature e ai mezzi delle forze governative. È importante ricordare come Hezbollah e le milizie sciite iraniane, fin dall’inizio schierate a favore del presidente Bashar al-Assad, siano state più che fondamentali durante la guerra civile per liberare i territori occupati dagli jihadisti.

Fin dagli albori i rapporti diplomatici fra Israele e Siria sono stati problematici. Le due nazioni infatti sono tutt’ora in guerra, in quanto il conflitto arabo-israeliano iniziato nel 1948 non si è mai concluso con un accordo di pace definitivo, anzi le ostilità con i Paesi della Lega Araba sono sempre di più aumentate, specialmente nell’ultimissimo periodo. Gli scontri che si stanno verificando sulle alture del Golan ne sono un esempio lampante. Questa altopiano montuoso, occupato illegalmente dalle truppe israeliane a seguito della Guerra dei 6 Giorni, è controllato e amministrato de facto da Israele, sebbene il governo siriano reclami da decenni la sua sovranità sull’intera regione e la stessa ONU abbia intimato più volte al governo israeliano di ritirarsi.
Così Israele finanzia e cura gli jihadisti

Con lo scoppio della guerra “civile” nel 2011 Israele ha cominciato a finanziare diverse organizzazioni anti-governative vicine alla galassia del Free Syrian Army, fornendo loro armi, munizioni, mezzi di trasporto, assistenza sanitaria e perfino uno stipendio fisso mensile. Secondo un’indagine del Wall Street Journal almeno 12 organizzazioni ribelli, tutte vicine al confine israeliano, hanno beneficiato negli anni del supporto di Netanyahu. Una fra le tante, Liwaa’ Fursan al-Joulan, la più numerosa, può contare sulla presenza di circa 2000 miliziani.

È di rilevante importanza anche il fatto che Israele ha fornito cure mediche gratuite a più di 3000 siriani, molti dei quali si pensa fossero soldati jihadisti feriti negli scontri a fuoco con le forze governative di Assad.

Oltre ai finanziamenti, le truppe israeliane bombardano regolarmente le postazioni lealiste sia nelle regioni del sud della Siria sia nelle vicinanze di Damasco. Varie volte gli attacchi sono stati condotti invece in prossimità dell’aeroporto internazionale, come nel gennaio dell’anno scorso, con il rischio di fare una strage tra i civili, mentre più recentemente i jet dello Stato ebraico hanno usato un volo civile con a bordo 172 persone come scudo al fuoco della contraerea.
Colpire la Siria per colpire l’Iran

L’obiettivo principale di Israele non è solo quello di indebolire Assad, ma anche di ridurre l’influenza iraniana in Siria eliminando gli obbiettivi militari filo-iraniani e filo-Hezbollah. Proprio per questo, a partire dal 2015, in concomitanza con la riaffermazione di Assad e il rafforzamento di Hezbollah, Israele ha intensificato gli attacchi su tutta la regione del Golan (in media uno a settimana) e ha chiesto svariate volte all’amministrazione USA di aumentare il supporto logistico e militare al Free Syrian Army, che si oppone anch’esso sia al governo siriano che ai suoi alleati filo-iraniani. È da notare come questo comportamento stia mettendo a dura prova l’esercito siriano, in quanto se da un lato le truppe di Assad sono impegnate a riconquistare i territori nel nord della Siria, dall’altro devono mantenere alta la guardia e impegnare un cospicuo numero di soldati nelle regioni a sud, per difendere le città dai continui raid israeliani.

Una domanda sorge perciò spontanea: perché mai Israele dovrebbe indebolire un esercito che sta combattendo contro i terroristi jihadisti? Come diceva Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma…

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