L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 6 marzo 2020

Gli euroimbecilli chiedono a Euroimbecilandia di poter spendere soldi per far fronte alla polmonite virale. Grottesco se non fosse l'immagine Tv di un Gualtieri che ripete serio serio il concetto e allora Chagall ci aiuta con le sue immagini

Coronavirus e i deliri del filosofo Agamben

di Antonio Di Siena
4 marzo 2020

Ho notato che molti amici e contatti “di sinistra” stanno citando un pezzo di Giorgio Agamben pubblicato ieri dal Manifesto.

Poche righe (che mi ero inizialmente perso) in cui il filosofo spiega come l'allarme per l’epidemia di coronavirus abbia un costo importante per la nostra società, in quanto causerebbe la compressione dei diritti civili in nome della sicurezza e della salute pubblica.

Vi dico la verità, all’inizio la tentazione di bollare sta roba come l’ennesimo delirio postmodernista della borghesia illuminata e dirittocivilista è stata davvero molto, molto forte.

Ma poi siccome dite che sono tranchant...

E allora me la sono andata a leggere, scoprendo due cose:

1) che è effettivamente il delirio di cui sopra;

2) che chi l’ha letta e condivisa con entusiasmo, con tutta evidenza, non ha mai letto o capito (o ignora l’esistenza di) Carl Schmitt.

Perché il succo del discorso di Agamben è che quanto sta accadendo oggi in Italia col coronavirus ha a che fare con lo stato di eccezione.

Ebbene per stato d’eccezione si intende un concetto generale della dottrina dello Stato che appartiene alla definizione giuridica di sovranità.

In altre parole, per il più grande filosofo del diritto del ‘900 (Schmitt..) sovrano è “chi decide sullo stato di eccezione”.

Decide cioè non soltanto di dare cogenza giuridica ad una norma che non è generale ed astratta, bensì eccezionale e assoluta. Ma anche se e in quali casi sussista lo stato d’eccezione stesso. Che, in altre parole, possa al contempo definire se e in cosa consista l’interesse pubblico generale (sicurezza, salute pubblica etc) e agire conseguentemente in sua tutela.

La potestà cioè di andare potenzialmente anche oltre la stessa Costituzione, la quale può esclusivamente limitarsi a individuare a chi spetta quel potere (la sovranità appartiene al popolo).

Un potere che quindi, allo stesso tempo, si pone dentro e oltre l’ordinamento giuridico (principio da cui discende la definizione generalmente riconosciuta di sovranità, che è “potere sovrano supremo e non derivato”).

Banalizzando Schmitt quindi si può dire che la sovranità si palesa in modo chiaro esclusivamente negli “stati d’eccezione”. Quando cioè lo Stato è minacciato da quel tipo di emergenza non prevista dall’ordinamento.

Orbene un’epidemia è certamente uno “stato d’eccezione” cui lo Stato può e deve rispondere adeguatamente.

E il problema non è la compressione dei diritti civili, di cui Agamben si preoccupa tanto e inutilmente.

Quanto piuttosto il potere stesso dello Stato italiano di decidere quali atti adottare per far fronte all’emergenza.

Ad oggi l’unica cosa che sappiamo è che il nostro Governo ha chiesto l’aiuto dell’Unione europea per far fronte all’emergenza. Per coordinare l'arrivo di altro personale medico-sanitario (di cui non disponiamo a sufficienza), implementare le analisi di laboratorio, fornire medicinali e presidi medico-chirurgici. E soprattutto per farsi autorizzare la spesa di quei soldi, necessari a finanziare la complessa e dispendiosa macchia del Servizio Sanitario Nazionale, che, ordinamento alla mano (italiano ed europeo), non possiamo spendere.

In altre parole lo Stato italiano non è nelle condizioni giuridiche (e quindi economiche) per far fronte all’emergenza.

E chiede all’esterno non tanto la solidarietà internazionale, quanto piuttosto che qualcun altro (Bruxelles) decida sul nostro “stato d’eccezione”.

Da soli non ne siamo in grado.

Sia perché per trent’anni abbiamo volutamente sottostato a una dottrina politico-economica che ci ha ridotto a Paese bisognoso di aiuto sanitario come fossimo uno Stato del terzo mondo.

Sia, cosa ancora più importante, perché la nostra classe dirigente insieme a una buona parte del popolo italiano è incapace di pensarsi detentrice di quel potere sovrano, che si pone dentro e oltre l’ordinamento, necessario per far fronte allo stato d’eccezione.

Ecco se proprio vogliamo starcene qui a fare filosofia sullo stato d’eccezione (e sulle ricadute che esso ha sul popolo e sull’ordinamento italiano) mentre medici e infermieri si stanno facendo il mazzo tanto da 7 giorni perché non c’è personale per il cambio turno, preoccupiamoci di capire questo discorso.

Tutto il resto è distrazione di massa.

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