L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 marzo 2020

Hanno per anni demonizzato medici ed infermieri per poter privatizzare tutto con l'appoggio dell'opinione pubblica. Si crea moneta con un click, lo si utilizzi a sostegno delle persone.

I dubbi ai tempi del Coronavirus

di Enrico Gatto
19 marzo 2020

Ho aspettato e riflettuto molto per cercare di farmi un'idea più precisa e completa su questo tema drammatico e nevralgico. Non sono tuttora convinto di fare bene a contribuire, nel mio piccolo, al dibattito, poiché, col passare del tempo, non ho maturato alcuna certezza ma soltanto (e sempre più) dubbi. Consapevole poi che ciascuno di noi, chi più chi meno, si lascia inconsciamente dominare dai propri bias cognitivi e tende a rifugiarsi nella propria rassicurante echo chamber, non so nemmeno quanto possa essere utile il mio pur piccolissimo apporto alla discussione. Cartesio diceva però che il dubbio è l'inizio della conoscenza e perciò condivido con chi mi leggerà questo modesto spunto di riflessione (rischiando pure di sbagliare su tutta la linea) cosicché qualcuno di più autorevole e preparato di me, magari, possa arrivare a delle valide conclusioni.

Non intendo esprimermi in ambito tecnico medico-sanitario, sull'origine del virus, sui numeri e sulle percentuali poiché non ne ho le competenze (e tra chi le ha il dibattito è tutt'altro che concorde). Le uniche cose da poter dire con sicurezza sono che i tagli effettuati negli ultimi trent'anni, la (brutta) spesa pubblica improduttiva da abbattere, non hanno fatto per nulla bene al Servizio Sanitario Nazionale [1] e che i tanto demonizzati medici e infermieri sono in realtà degli indispensabili eroi (ma demonizzarli tornava comodo per portare avanti politiche di privatizzazione con l'appoggio dell'opinione pubblica).

Da questo punto di vista quindi, purtroppo a prezzo terribilmente alto, la crisi potrebbe anche dimostrarsi un'occasione per ravvedersi e invertire la rotta.

Un'altra occasione da cogliere, offertaci da questa terribile emergenza, è quella di poterci riappropriare del tempo, liberi dalla consueta frenesia.

La malattia, nella sua crudeltà, spesso può essere opportunità di cambiamento.

Veniamo ai provvedimenti biopolitici adottati per la prima volta nella storia (non è un giudizio ma solo una constatazione): sono consapevole che le draconiane misure di contenimento al contagio siano con ogni probabilità necessarie (anche se altrove l'approccio è, per ora, diverso [2]), è da rilevare però un attrito in punto di diritto tra le libertà democratiche e inviolabili(?) dell'Uomo e questa gestione emergenziale in stato d'eccezione (Schmitt). Non suggerisco assolutamente di non rispettare il Decreto ma quanto meno di notare il vulnus giuridico (tanto più marcato dopo decenni ove l'unico orizzonte è stato il liberalismo più sfrenato).

Temo la pandemia possa venire strumentalizzata mutuando da Friedman la Shock Doctrine: la crisi elevata a metodo di governo fa divenire politicamente inevitabile ciò che è socialmente inaccettabile. Questo renderebbe ancor più tragica la situazione.

Non so se al rientrare dell'emergenza il "sedimento che rimarrà", che "renderà tutto non pienamente reversibile" [3], sarà - oltre che economico e giuridico - di carattere sociologico e antropologico: allo stadio attuale delle cose, "individualizzati" a forza, la realtà dei rapporti sociali è necessariamente sempre più mediata dalla tecnologia e chissà se nelle nostre coscienze si depositerà a fondo la docile obbedienza e la ferrea disciplina del #rispettiamoleregole. Rispettiamole, direi io, ma teniamo la mente criticamente accesa. Purtroppo però, essendo quasi tutti ai "domiciliari", la cosa sempre accesa è la TV (che qualcuno definì il Potere in salotto).

Con questa psicotica "infodemia" (la sto alimentando a mia volta?!) ci sono già degli "esagitati" che, presi dall'angoscia e dal panico indotto, si scagliano con ferocia contro alcuni "irresponsabili" concittadini accusandoli di uscire di casa per pericolose passeggiate mettendo a repentaglio la salute pubblica e facendo sì che si riempiano le rianimazioni. Questi paladini della salute e della legalità sembra esorcizzino la frustrazione della "reclusione" e l'angoscia nei confronti dell'impalpabile virus trasformandola in paura e odio verso un oggetto determinato: in questo caso il loro vicino di casa, l'untore (c'è sempre bisogno del proprio "personal Goldstein" [4]). Poi ci sono pure i veri irresponsabili che, senza un briciolo di buon senso, non badano minimamente alle norme vanificando il sacrificio e il comportamento virtuoso della maggioranza. È comprensibile in una situazione del genere accadano questi fatti e la responsabilità è soprattutto del "circo mediatico": l' "informazione" non dovrebbe né minimizzare né allarmare (in medio stat virtus) ma nella società dello spettacolo (Debord) ci si è scordati dell'equilibrio. A mio avviso, se intorno a casa i luoghi sono poco frequentati, evitando assembramenti e mantenendo le distanze di sicurezza, una passeggiata [5] al sole e all'aria aperta col proprio nucleo familiare credo possa fare solo bene al corpo, al sistema immunitario e allo spirito.

Se al morbo (alla natura) non si comanda, se non cercando di contrastarne la diffusione evitando i contatti stretti e combattendolo con le mutile ma eroiche forze sanitarie che abbiamo in prima linea e con la ricerca, dal punto di vista economico, invece, si può (e si deve) fare tutto, affinché le ricadute socioeconomiche non siano più tragiche di quelle sanitarie e in modo da essere più preparati in futuro. Non essendo l'economia una scienza dura, esatta, ma una scienza sociale (fatta di idee, teorie, ideologie) "basta" la volontà politica di cambiare paradigma (l'origine e le criticità del modello attuale, causa di molte delle nostre sciagure, le ho provate a tratteggiare in un mio saggio breve sul neoliberismo [qui]). È ovvio che con la "chiusura dell'Italia" le ripercussioni saranno devastanti, per centinaia di miliardi di Euro. Non si può ovviare ad un simile trauma straordinario (caduta della domanda interna, caduta dell'export, chiusura di imprese e aumento della disoccupazione, caduta delle entrate fiscali) con interventi ordinari e convenzionali; occorre ricorrere alla helicopter money (sbarazzandosi dello spauracchio dell'inflazione fondato su distorsioni della teoria e false credenze monetariste) per salvare aziende, lavoratori e, di conseguenza, il sistema-Italia. Deve divenire chiaro che le Banche Centrali creano la moneta fiat dal nulla, con un click, e il denaro, davanti la vita e la morte delle persone, non deve essere gestito nella logica della scarsità né tantomeno con la legge della domanda e dell'offerta come fosse una merce o con la fobia distorta del debito pubblico, ma, soprattutto, deve smettere di essere il fine e tornare ad essere il mezzo di un'economia al servizio e a sostegno dell'essere umano. Nella congiuntura attuale è però molto complesso mettere in atto misure di questo tipo per una serie di problemi [6] legati alla struttura (profondamente ideologizzata) delle istituzioni €uropee, alle competenze della BCE [7] e dei singoli Stati [8], alla forte competizione tra questi (stabilita dai Trattati [9]) e agli interessi nazionali perseguiti da ognuno senza quella solidarietà per decenni decantata (la pappa del cuore per le anime belle direi con Hegel).

C'è urgente bisogno di grande intelligenza, coraggio e umiltà per una necessaria, radicale e decisiva svolta [10].

Tempi avversi creano uomini forti. Uomini forti creano tempi tranquilli. Tempi tranquilli creano uomini deboli. Uomini deboli creano tempi avversi.

Note:
1. Il SSN come ogni servizio pubblico, o bene comune, dovrebbe rispondere a logiche diverse da quelle aziendalistiche del risparmio e del profitto per essere davvero efficace.
2. Spunti interessanti nell'articolo di Roberto Buffagni intitolato "Epidemia Coronavirus: due approcci strategici a confronto".
3. Il virgolettato è ripreso (e lievemente riadattato) da un discorso di Mario Monti sulla funzionalità delle crisi alle riforme (cessioni di sovranità).
4. "1984" di Orwell insegna ancora: Goldstein è il nemico pubblico, il capro espiatorio, contro il quale incanalare l'odio; ricordate, poi, i figli dei Parsons? Essi sono un maschietto e una femminuccia, rispettivamente di nove e sette anni. Entrambi sono stati cresciuti e allineati fin dalla nascita nell'ottica del Partito. Sono membri dell'associazione giovanile delle Spie, crescono ovvero con lo scopo di rintracciare più traditori e psicocriminali possibile. La figlia accuserà il padre Tom di psicoreato spedendolo direttamente al Ministero dell'Amore.
5. Ad oggi, 16 marzo 2020, non ho ancora ben capito se tale pratica sia considerata eversiva ma, ai fini del Decreto, credo che questo ultimo e unico briciolo di libertà, non lesiva del prossimo, sia da considerarsi assimilabile a una "situazione di necessità".
6. Descrive molto bene lo scenario economico Fabio Dragoni in questo intervento.
7. Il Sistema di Banche Centrali €uropee ha come primo obbiettivo, a cui si subordinano tutti gli altri, la stabilità dei prezzi (vedi art. 127 del TFUE - Trattato di Lisbona).
8. Gli Stati dell'Eurozona hanno le mani legate dovendo sottostare all'indipendenza della BCE e non potendo adottare sovranamente le proprie politiche monetarie.
9. Vedi art. 3 comma 3 del TUE - Trattato di Maastricht.
10. Delle valide linee guida (ma potrebbero essere altre) le abbozza Paolo Maddalena in questo articolo.

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