L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 marzo 2020

I milioni in ballo non permettono alla formula 1 di fermarsi

FORMULA 1
Coronavirus, la F1 in Australia va sottosopra tra polemiche e paure
A Melbourne si inizia con la guerra tra i team e l’incubo del contagio

di Daniele Sparisci
11 marzo 2020


È una corsa verso l’ignoto. Melbourne, il mondo sottosopra della Formula 1 scopre la paura del coronavirus. Malesseri sospetti nel personale delle squadre, in autoisolamento finiscono un dipendente della McLaren e due della Haas in attesa di conoscere i risultati del tampone. Il Gp fino a mercoledì sera non era a rischio: ci sono i contratti milionari con le tv, ci sono le squadre già sbarcate in Australia, e i quasi 40 milioni di dollari che lo Stato del Victoria paga per ospitare la gara inaugurale. Ma non ci sono certezze assolute.

Nemmeno sull’asfalto, dove quando (se?) stanotte si accenderanno i motori per le prime libere tutto sembra apparecchiato per il settimo sigillo dell’invincibile Mercedes. Con la Red Bull nel ruolo di sfidante, sempre più affamata e aggressiva, rappresentata dalla faccia dura di Max Verstappen ricoperto d’oro per restare fino al 2023. E per fermare Lewis Hamilton già da subito nella caccia del fuoriclasse inglese ai record di Michael Schumacher (7 titoli e 91 vittorie).

E quanto rosso c’è in questo 2020 di transizione prima del cambio di regolamento, di battaglie legali, di dispetti tecnici e manovre politiche per il controllo della F1? Urgono risposte dalla Ferrari, l’Albert Park non può essere il test definitivo ma servirà a misurare la condizione e l’unità di un gruppo reduce da un 2019 non ancora del tutto concluso, che addirittura potrebbe finire nei tribunali extrasportivi per gli strascichi dell’inchiesta Fia sui motori. Terminata con un accordo segreto. La protesta dei sette team (tutti, tranne quelli motorizzati dal Cavallino) è stata rimandata al mittente dalla Federazione, da Parigi hanno risposto in maniera dura e seccata alla lettera confidenziale lasciando in bianco le trenta domande sull’investigazione e le richieste di svelare i dettagli dell’intesa.

Il fronte dei «legalisti» valuta le prossime mosse, la vicenda sembra lontana dalla conclusione. Anche per questo motivo le prestazioni della Rossa saranno sotto esame, nel bene o nel male. Dalla presentazione in grande stile della SF1000, la monoposto dei mille Gp in F1, al teatro Valli di Reggio Emilia, al freno a mano tirato nelle dichiarazioni e nei collaudi di Barcellona, dove è la verità? Mattia Binotto ha ripetuto a oltranza che a Melbourne non si va per vincere. Come se la stagione partisse imprigionata da ganasce invisibili, per i limiti di una vettura evoluta sulla base della precedente. Se fosse una recita sarebbe da Oscar, se invece fosse crudo realismo allora sarebbe preoccupante. In questo clima incerto si muove Charles Leclerc con il vestito di Capitan Futuro. Lui la sicurezza, Sebastian Vettel dieci anni più grande, il punto interrogativo. Merita un’altra chance? La Ferrari gli ha teso ancora la mano, la sua esperienza può essere utile per lo sviluppo della vettura 2021, radicalmente diversa dall’attuale, e le alternative di mercato in giro convincono poco. Ora tocca al tedesco guadagnarsi la riconferma.

Lotta continua, quella degli avversari al Das, il volante magico della Mercedes giudicato regolare quest’anno ma bandito dal prossimo. La Red Bull, e non solo, potrebbe far reclamo se sarà utilizzato in Australia, il team blu ha già messo sotto pressione i campioni a colpi di chiarimenti regolamentari, costringendo a rivedere le particolare prese d’aria dei freni posteriori. Da segnali così s’intravede un duello in testa scoppiettante, e chissà che la Ferrari non riesca ad approfittane.

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