L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 marzo 2020

Il bello della polmonite virale, non previsto e per questo ancora più dirompente, e che ha fatto saltare tutti i parametri che Euroimbecilandia, e non solo, avevano dato per inamovibili. Ogni stato viaggia per suo conto senza la minima considerazione per gli altri. Solo quello italiano, il cui governo più euroimbecille di tutti ancora ci crede e vuole il Mes, il suicidio italiano

LE CONTRADDIZIONI (PERICOLOSE) DELL’UNIONE EUROPEA


(di Tiziano Ciocchetti)
19/03/20 

A fine febbraio, il presidente del consiglio dei ministri Conte dichiarava l’inutilità della chiusura delle frontiere. Due settimane dopo il presidente francese Macron, in un messaggio alla nazione, comunica la chiusura delle frontiere francesi, come misura per arginare la diffusione del virus influenzale COVID-19.

Anche gli altri paesi europei si stanno uniformando a tale decisione, blindando i confini con i rispettivi vicini, seguendo la linea dei governi “sovranisti” ungherese, polacco e austriaco. Domenica scorsa il cancelliere tedesco Merkel ha annunciato che i confini della Germania saranno sottoposti a controlli.

Visto il diffondersi delle iniziative a livello nazionale, l’Unione sta cercando di prendere in mano la situazione, di fronte allo smantellamento, da parte degli stati membri, di uno dei pilastri della struttura europea: il Trattato di Schengen.

Quest’ultimo costituisce, da ormai trent’anni, la libera circolazione di persone e merci tra i paesi aderenti. Con le iniziative a livello nazionale che, in questi giorni di crisi, i singoli membri stanno assumendo, de facto, stiamo assistendo a un vero e proprio superamento dei principi di Schengen.

Da Bruxelles non possono fare altro che prenderne atto e uniformarsi.

Tuttavia le linee guida emanate dalla Commissione appaiono quanto mai paradossali, soprattutto per quanto concerne il controllo delle frontiere dell’Unione.

La Commissione Europea ha disposto la chiusura del territorio comunitario (provvedimento dovuto e tardivo) per almeno trenta giorni, quindi nessun extracomunitario, in teoria, può entrare in uno degli stati membri dell’Unione.

Una rivendicazione di Potere da parte della Commissione Europea in merito al controllo delle frontiere dell’Unione.

Proprio queste linee guida suscitano non poche perplessità, in quanto il Decreto di chiusura delle frontiere non si applica alle persone che hanno bisogno di protezione internazionale, aprendo con ciò uno squarcio nella “blindatura” delle frontiere europee.

Questo perché chiunque dichiarasse di essere un rifugiato politico – e quindi bisognoso di protezione – potrebbe accedere ai paesi dell’Unione. anche gli irregolari potrebbero chiedere asilo politico, attendendo nel paese ospitante (molti mesi) l’accettazione o meno della domanda. A conti fatti la situazione con l’immigrazione, rispetto allo status pre-virus, almeno per quanto riguarda il nostro Paese non sembra mutata.

Chiunque chiederà asilo potrà entrare in Italia, mentre un cittadino italiano, difficilmente, potrà recarsi in Germania.

Tutto ciò è una ulteriore dimostrazione dell’inadeguatezza delle Strutture Istituzionali dell’Unione.

Foto: presidenza del consiglio dei ministri

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