L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 20 marzo 2020

Il potere regionale, non è un caso quello più virulento è quello a trazione dei fanfulla leghisti, Lombardia e Veneto si contrappone a quello euroimbecille del governo centrale

Anarcoregionalismo

di Andrea Zhok
16 marzo 2020

La prova che stanno dando i governatori di Lombardia e Veneto lascia sempre più perplessi.

Negli ultimi giorni in Regione Lombardia si è infiammata la polemica intorno all'allestimento di un ospedale nell'ex sito della Fiera di Milano. A quanto pare il contenzioso si riduce a questo: il governatore Fontana ha proposto alla Protezione Civile di allestire un nuovo ospedale nel sito Fiera, al che gli è stato risposto che non c'erano né i macchinari né gli operatori sanitari sufficienti a farlo funzionare.

Ora, io non so se la risposta della Protezione Civile sia veridica. Magari mentono per fare un dispetto a Fontana.

Però se è così, il governatore dovrebbe denunciare questo punto specifico e spiegare come si potrebbero ottenere le risorse che mancano.

Invece la reazione di Fontana è quella di tirare dritto e richiamare in servizio come un novello Cincinnato, Guido Bertolaso - i cui meriti riconoscibili sono di mera fedeltà politica, visto il mesto esito dei suoi interventi in occasione del terremoto dell'Aquila.

Ora, con Bertolaso in sella, l'idea di Fontana è di "cercare anche autonomamente di recuperare ulteriori respiratori" (...) "per andar decisamente avanti sul nuovo ospedale". Aggiungendo che "noi comunque andiamo avanti per la nostra strada, meglio se ne troviamo troppi che troppo pochi".

Ora, fatemi capire.

Ammesso che utilizzare il sito dell'ex Fiera sia la migliore soluzione logistica, ovviamente un ospedale non è un mero luogo fisico, ma un sistema funzionale.

La difficoltà nel mettere su un ospedale non è trovare un capannone dismesso purchessia. La difficoltà sta nel trasformarlo in un luogo dove operi in efficienza e sicurezza il personale medico specializzato, con adeguate apparecchiature.

La Regione Lombardia ritiene di avere informazioni, contatti o mezzi per ottenere attrezzature, macchinari, medici e infermieri necessari al funzionamento di un ospedale?

Benissimo, allora si coordini con la Protezione Civile e il Ministero della Salute per ottimizzare l'approvvigionamento, perché avere un'adeguata fornitura di queste risorse è interesse nazionale.

Ma non esiste che si discuta di 'canali segreti' (le "conoscenze di Bertolaso") per ottenere ciò di cui hanno necessità non i cittadini lombardi, ma i cittadini italiani delle zone più colpite (ora, contingentemente, la Lombardia).

Questo stile d'azione personalistico e privatistico contribuisce solo alla confusione e ad una riduzione dell'efficienza. L'atteggiamento "Io faccio quel che mi pare, venitemi dietro se volete" crea casino e indebolisce il paese, creando una paradossale competizione nella domanda (ad esempio di respiratori) invece che avere un singolo soggetto a relazionarsi con eventuali fornitori, un soggetto peraltro dotato di maggiore potere contrattuale.

Questo è il solito sistema centrifugo, privatistico, opaco ed autoreferenziale di cui il paese muore.

* * * *

Andiamo alla Regione Veneto.

Qui il governatore Zaia ci ha tenuto a far sapere che lui "se ne frega" delle indicazioni degli esperti nazionali sulle procedure per fare i tamponi. Lui procede a fare tamponi a tappeto e se gli epidemiologi non sono d'accordo, tanto peggio per loro.

Anche qui, il messaggio che viene comunicato è che il coordinamento nazionale è solo un suggerimento, un optional, ma poi la dirigenza regionale fa quello che gli pare.

Ora, le questioni di salute pubblica sono questioni nazionali. Lo sono sempre e lo sono tanto più in occasione di un'epidemia, dove le soluzioni - o le mancate soluzioni - di una regione si scaricano automaticamente sulle altre.

E' del tutto inaccettabile che un governatore dica che lui se ne frega delle indicazioni nazionali su come procedere ("Noi sinceramente ce ne strafreghiamo. Potete scriverlo.")

Se Zaia o Fontana, o altri hanno idee su come procedere in certe situazioni che ritengono migliori, possono esporle e motivarle.

Ma questa non è la fiera del dilettante, né quella del narcisismo governatoriale.

Non è pensabile che se ne vengano fuori alla rinfusa con le idee più estemporanee, non è possibile che qualunque delirio passi direttamente dal bar alla conferenza stampa. (L'ultima è l'idea di innaffiare di varechina coi trattori le strade del Veneto, per sanificarle.)

Questa mistura di dilettantismo, narcisismo, anarchia e presunzione è semplicemente intollerabile.

Smettessero di essere parte del problema, per provare ad essere parte della soluzione.

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