L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 marzo 2020

La grande lezione che la storia ci insegna e che le forze produttive, le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all'impossibilità materiale di accedere alla compressione della totalità concettuale della riproduzione sociale cosa possibile solo ai dominanti e agli intellettuali eredi della "coscienze infelice". Il primo atto di qualsiasi cambiamento è ricreare un tessuto sociale che si faccia carico e diventi portatore della "coscienza infelice".

Gli insegnamenti del compagno... Corona

di Eros Barone
26 marzo 2020

Marx ed Engels si erano forse pronunciati diversamente dichiaran­do che la storia avanza sempre dal lato cattivo? Intendiamo con ciò il meno buono per coloro che la dominano. Intendiamo anche, senza for­zare le parole, il lato meno buono per chi... aspetta la storia da un altro lato.
Louis Althusser, Per Marx, 1974.

Mentre la pandemia prosegue la sua marcia rovinosa, l’opinione popolare più avvertita e le forze della sinistra comunista si chiedono quali siano gli insegnamenti che si possono ricavare dal modo in cui il sistema economico e sociale capitalistico e i governi che esso esprime stanno affrontando la situazione che si è venuta a creare.

Il primo insegnamento è di carattere ideologico (uso il termine in un’accezione positiva) e riguarda la funzione determinante dello Stato, sia in negativo sia in positivo, nel fronteggiare l’emergenza sanitaria. Dopo decenni di enfasi sulla centralità dell’impresa e dell’iniziativa privata, la quarantena in corso ci porge con l’evidenza inconfutabile di un ‘experimentum crucis’ l’esempio della centralità del potere pubblico sul terreno strategico della profilassi e cura della popolazione colpita o minacciata dal contagio della pandemia.

In questo senso, la requisizione delle strutture della sanità privata, misura adottata dal governo spagnolo, dimostra che ci si può spingere ancora oltre, al fine di soddisfare le crescenti necessità popolari dell’assistenza sanitaria di pronto soccorso nella situazione di emergenza creata dalla pandemia. 1

Il secondo insegnamento è di carattere politico e concerne l’Unione Europea, presentata per decenni come una sorta di provvidenziale panacea idonea a risolvere qualsiasi problema e che oggi, nel pieno dell’emergenza, dimostra la sua attitudine ‘solidaristica’ svelando la sua natura barbarica di conglomerato capitalistico funzionante in base ad un modello competitivo spietato, la cui unica regola è, nei rapporti interstatali, il principio “mors tua, vita mea”, e a livello economico-finanziario il cosiddetto “socialismo dei banchieri”, come dimostrano il MES, il QE e gli ‘eurobond’ che quella trista figura di Monti è tornato a propagandare in un articolo pubblicato dal “Corriere della Sera”.

Ma l’insegnamento più importante è di carattere sociale e riguarda la funzione della classe operaia, poiché dimostra con estrema chiarezza, in una fase di emergenza che è il frutto di due decenni di politiche economiche portate avanti da governi che hanno rappresentato, applicando le direttive ultraliberiste dell’Unione Europea, solo gli interessi delle imprese multinazionali e delle banche, che il lavoro salariato è fondamentale per la sussistenza del popolo italiano. Ma questo significa pure che se la classe operaia può continuare a lavorare in queste condizioni, allora può anche organizzare da se stessa e per se stessa il suo lavoro, prendendo nelle sue mani la direzione delle attività produttive del paese. Mai come in questo momento si rende visibile la centralità economica dei lavoratori produttivi in quanto risorsa strategica per la sopravvivenza del popolo e forza propulsiva di una società in cui a decidere che cosa, quanto, quando e come produrre siano i lavoratori, orgoglio della nazione, e non più i padroni, asserragliati nelle loro ville e nelle loro case-fortezze pagate mediante il furto dei salari.

Ma vi è di più, giacché una lezione straordinaria è quella che stanno impartendo ad una nazione capitalistica, quale è l’Italia, paesi socialisti, semi-socialisti e, in qualche misura, eredo-socialisti, quali Cuba, la Cina, il Vietnam e la Russia, i cui governi, forti della potente leva del potere pubblico e capaci di usarla con la massima razionalità, energia e fermezza, hanno sconfitto o fortemente circoscritto la minaccia della pandemia e, richiesti dal nostro governo, mettono a disposizione del nostro paese e della sua popolazione la loro esperienza, i loro rimedi e le loro risorse sanitarie nella lotta contro la pandemia.

Che cos’altro è questo, se non una dimostrazione della superiorità sociale, umana e scientifica del socialismo, in senso forte, e del potere pubblico in un senso più generale? Tutto ciò nel mentre il parlamento è davvero “un’aula sorda e grigia”, che aggiunge, con un “otto settembre” istituzionale, il suo silenzio assordante, fatto di fuga e diserzione, al silenzio, rotto solo dagli urli delle autoambulanze, nel quale siamo immersi da quando è cominciata la quarantena.

Ma è la ‘loro’ democrazia che questo parlamento ‘eletto’ dalle imprese, dalle banche e dalla UE rappresenta, non certo il popolo lavoratore e, tantomeno, l’Italia nata dalla Resistenza e dalla guerra di liberazione nazionale. In effetti, come ha ben detto il segretario del Partito Comunista nella lettera di ringraziamento per l’aiuto prestato al nostro paese indirizzata al presidente della Repubblica di Cuba, Miguel Díaz- Canel, e al segretario del partito comunista di Cuba, Raúl Castro, “oggi, grazie a Voi, anche in Italia si è capito che il capitalismo fornisce il superfluo, mentre il socialismo dà il necessario”.

Note
1 Il “compagno Corona” ha messo a nudo il fallimento della gestione dei governi nazionali e locali nel settore sanitario. Si pensi alla destrutturazione della sanità pubblica in una regione come la Lombardia, il cui sistema sanitario è sempre stato presentato come il massimo dell’efficienza e dell’eccellenza. In realtà, il 50% di questo ‘sistema’ (termine non casuale) appartiene ai privati, cioè alle grandi imprese convenzionate e accreditate, quali il gruppo San Donato (cui fa capo l’ospedale “San Raffaele”), Humanitas, Maugeri, Poliambulanza, Multimedica e altri gruppi minori. In omaggio al principio ultraliberista che il pubblico deve ingrassare il privato, tali imprese si reggono sui finanziamenti pubblici e sulle imposte e sui contributi pagati dai lavoratori dipendenti. È questa la causa per cui oggi il sistema sanitario lombardo non riesce a gestire l’emergenza e chiede di essere aiutato dalla Cina e da Cuba. Per converso, questo è anche il significato, preventivo ed ostativo nei confronti dell’intervento del potere pubblico, di talune forme di evergetismo padronale che tendono, con donazioni come quelle di Berlusconi e di Caprotti, a rilanciare l’iniziativa privata attraverso l’allestimento di ospedali privati nei padiglioni della Fiera di Milano (anziché, come pure sarebbe possibile, con il ripristino di alcuni reparti dismessi dell’ospedale pubblico di Legnano). Come si vede, il “compagno Corona” è, come accade sempre con il “lato cattivo”, biforme.

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