L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 20 marzo 2020

La polmonite virale ha fatto incartare i mass media, il potere ed è difficilissimo per loro, dopo continuare come prima, hanno aperto il vaso di Pandora e non sanno quello che può venire fuori

Il coronavirus, il caos e la disciplina

di Fabrizio Marchi
14 marzo 2020

La reazione complessivamente composta e tutto sommato disciplinata delle persone all’emergenza coronavirus e alle misure draconiane adottate dal governo, mi suggerisce un paio di riflessioni.

La prima (la seconda la tratterò nel prossimo articolo).

Il concetto di disciplina, nell’immaginario comune, viene normalmente interpretato e concepito come qualcosa di negativo, impositivo, repressivo, se non spesso reazionario e fascista.

Si tratta ovviamente di luoghi comuni, banalità, certamente, però ben radicati e diffusi. La Cina, ad esempio (che non è il mio modello ideale di società, a scanso di equivoci) fra le altre cose, è un paese molto disciplinato, e sicuramente non è fascista. Può essere tante altre cose, anche in contraddizione fra loro (contraddizioni che, al momento, sembrano addirittura rafforzarla…), ma sicuramente non è fascista.

In realtà la disciplina è un concetto fondamentale, essenziale. Se si vuole studiare seriamente o lavorare con criterio bisogna darsi una disciplina. Se si vuole praticare uno sport, ci si deve dare una disciplina.

Ancor più se si vogliono fare le due cose insieme. Anche e soprattutto se si vuole avere un ordine e un equilibrio mentale, psicologico, fisico e alimentare è necessario darsi una disciplina. Insomma, mens sana in corpore sano, dicevano i latini.

Scontato, dirà qualcuno, ma io non sono d’accordo, specialmente in questo nostro mondo capitalista occidentale senz’altro caratterizzato dal caos, a tutti i livelli, piuttosto che dalla disciplina e da quel vecchio e saggio motto latino di cui sopra che di quella ne costituisce l’essenza. Né potrebbe essere altrimenti.

Caos economico, geopolitico, sociale, psicologico, esistenziale, personale. Del resto, tutti questi aspetti sono strettamente correlati e interconnessi. L’attuale dominio sociale si fonda infatti sulla frammentazione e sull’atomizzazione sociale, sulla disgregazione dei legami sociali e comunitari ma anche sull’indebolimento delle capacità cognitive e della coscienza delle persone che, metaforicamente parlando, devono essere trasformate in contenitori di merci, ai quali gli si infila un imbuto in bocca e gli si fa trangugiare di tutto. Il consumo sfrenato di sostanze varie, droghe, alcool, la ricerca dello “sballo”, oppure una vita all’insegna della sregolatezza (cioè l’esatto contrario della disciplina), ad esempio, vengono fatti apparire come qualcosa di trasgressivo, di “figo”, per utilizzare lo slang attualmente in voga, quando in realtà sono quanto di più omologante e omologato possa esserci oggi, per lo meno in relazione alla natura dell’attuale dominio sociale. Il quale si fonda proprio su questa miscela di aspetti: iperindividualismo, corsa sfrenata al successo e all’accumulazione di denaro (o quanto meno la speranza o l’illusione di poterlo accumulare) da una parte; disgregazione, atomizzazione, smarrimento di sé, solipsismo, perdita di riferimenti certi, di identità personale e anche sociale (la famosa coscienza di classe…), relativismo culturale ed esistenziale, dall’altra. Ultimo, ma non in ordine di importanza, il consumismo. Quest’ultimo diventa l’approdo necessario e inevitabile di questo processo, specie per chi, paradossalmente – la maggior parte delle persone – non è riuscito ad entrare metaforicamente nel club esclusivo dei vincitori. Il consumismo (di qualsiasi tipo di merce…) diventa – soprattutto in questo caso – l’unico porto sicuro dove poter attraccare.

Tutto questo per dire che consapevolezza e disciplina non possono essere separate. Una persona consapevole è anche una persona disciplinata (nel senso che si è dotata di una disciplina) e viceversa. L’attuale sistema dominante lavora scientemente a spappolare sia l’una che l’altra. Tranne a farne appello nei momenti di grave difficoltà, come quello che stiamo attraversando.

E tuttavia, proprio questa risposta da parte della gente, tutto sommato disciplinata e consapevole (paura di essere contagiati a parte, che sicuramente ci mette del suo…), ci fa capire che nonostante tutto, non ci hanno ancora completamente spappolati. Se riuscissimo a mantenere questo livello di lucidità (consapevolezza più disciplina) una volta passata l’emergenza, sarebbe un enorme passo in avanti. Temo, purtroppo, che ciò non avverrà.

Nessun commento:

Posta un commento