L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 marzo 2020

La Turchia si sta cuocendo a fuoco lento

Siria, la Turchia a Idlib ha 2 problemi: il coronavirus e le milizie alleate

25 Marzo 2020


Crescono le difficoltà per la Turchia a Idlib. L’arrivo ufficiale del coronavirus in Siria obbliga Ankara a rivedere la strategia nella provincia settentrionale

La partita per la Turchia a Idlib si complica per l’arrivo del Coronavirus e le frizioni con le milizie alleate. Dopo il primo caso di COVID-19 registrato formalmente, in tutta la Siria sono state prese alcune misure, tra cui il coprifuoco. Lo scoppio della pandemia, già presente da tempo nella nazione anche se finora negata da Damasco, ha obbligato Ankara ad adottare alcuni provvedimenti che limitano la capacità operativa delle TAF nella loro area di influenza. In primis sono stati chiuse immediatamente le frontiere, per evitare che la pandemia venga “esportata”. Ciò ha determinato un forte rallentamento nel flusso di rinforzi e rifornimenti verso la provincia settentrionale siriana. Inoltre, è stata quasi azzerata la capacità di manovra delle truppe già presenti sul luogo. Queste, infatti, sono obbligate a spostarsi con estrema cautela, riducendo al minimo i contatti con chiunque (ribelli in primis) per evitare di contrarre il virus. 
Cresce anche il nervosismo delle milizie locali, che chiedono alla Turchia di riprendere il sostegno contro Damasco. La tregua, però, lega le mani ad Ankara, che comincia a ricevere “messaggi” sul terreno. Il prossimo, probabilmente, sarà colpire le TAF sulla M4, anche senza la Russia

L’altro problema per la Turchia in Siria è il nervosismo crescente dei jihadisti a Idlib. Questi, finora supporti da Ankara in chiave anti-Damasco, continuano a chiedere risorse e aiuti contro l’esercito regolare (SAA). Ma la tregua firmata tra il presidente Recep Tayyip Erdogan e il regime di Bashar Assad, mediata dalla Russia, non lo permette. Di conseguenza, cominciano ad arrivare i primi avvertimenti “concreti”. Nelle scorse ore un convoglio delle TAF è stato investito dall’esplosione di uno IED vicino a Sfuhun, nella provincia settentrionale siriana. Inoltre, misteriosi palloni armati di bombe sono arrivati oltre il confine tra i due paesi. Proprio come accaduto in più occasioni da Gaza verso Israele. E’ un segnale che la “pazienza” sta finendo e si chiede a Erdogan di riprendere il sostegno. Il prossimo passo probabilmente sarà colpire i convogli turchi che, anche senza le truppe di Mosca, si addentrano sulla M4.

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