L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 marzo 2020

Mare Nostrum non è più nostro

Zona economica esclusiva: Algeri si impegna a discuterne con Roma

5 marzo 2020 


Italia e Algeria hanno firmato un’intesa per istituire una commissione tecnica congiunta per la delimitazione tra i due Paesi delle rispettive aree marittime di interesse esclusivo (ZEE), secondo i principi stabiliti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare. Lo si apprende da una nota della Farnesina del 2 marzo. A siglare l’intesa, ad Algeri, è stato il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5S).

“Contrariamente alle speculazioni politiche create ad arte in Italia – ha affermato Di Stefano – i nostri interessi marittimi non sono in alcun modo minacciati dall’ Algeria, paese amico e predisposto al dialogo. Ci avviamo anzi a definire, di comune accordo con Algeri, una nuova intesa sulla gestione degli interessi comuni nel Mar Mediterraneo”.

Affermazione un po’ azzardata e di certo fuorviante per diverse ragioni. Innanzitutto il sottosegretario pentastellato è dovuto andare ad Algeri per firmare un documento con cui il governo algerino si impegna solo a discutere con Roma le sue pretese, non al momento a rinunciarvi o a ridimensionarle.


Inoltre è meglio ricordare che l’Algeria, senza alcuna preventiva informazione né un confronto con l’Italia, ha istituito una sua Zona economica esclusiva (ZEE) che lambisce le aree costiere della Sardegna occidentale, estendendosi sino nord-ovest del Golfo di Oristano in prossimità delle acque territoriali di Sant’Antioco, Carloforte, Portovesme, Oristano, Bosa ed Alghero, con una cuspide (punto di coordinate 40°21’31’’N – 06°50’35’’E) distante circa 60 miglia dalla costa della Sardegna ed almeno 195 miglia da quella Algerina.

Difficile quindi poter affermare, come fa il sottosegretario della Farnesina, che “i nostri interessi marittimi non sono in alcun modo minacciati dall’Algeria” anche perché Di Stefano dovrebbe sapere che l’Italia ha inviato ad Algeri diverse note di protesta.

Inoltre gli algerini non hanno ancora ceduto un solo millimetro e la Storia insegna che i contenziosi sulle aree marittime durano spesso decenni: quello che l’Italia ha in essere con Malta è in discussione dal 1968, quello con la Tunisia addirittura dal 1951.

Nei giorni scorsi il caso dei confini marittimi italo-algerini era approdato in parlamento e il leader della Lega, Matteo Salvini, aveva accusato il governo di aver fatto poco o nulla “sulle pretese dell’Algeria di mettere le mani sul mare di fronte alla Sardegna”, dopo che Algeri aveva “unilateralmente deciso di annettersi parte del mare davanti alle coste di Oristano e Carloforte”.

Sulla vicenda Analisi Difesa ha pubblicato il 7 febbraio scorso un ampio approfondimento di Fabio Caffio in cui si ricordano la visita ad Algeri del premier Conte nel gennaio di quest’anno e l’esplodere qualche giorno dopo di un dibattito caratterizzato da eclatanti dichiarazioni ed iniziative.

Il 5 febbraio, durante un question time alla Camera originato da un’interrogazione della Lega il Governo, preannunciando l’avvio dei negoziati con il paese nordafricano, ha dichiarato che l’Algeria «ha disatteso l’articolo 74 della Convenzione Onu sul diritto del Mare che richiede agli Stati, nelle more di un accordo di delimitazione, di cooperare in buona fede con gli Stati vicini e di non compromettere o ostacolare il raggiungimento dell’accordo finale con comportamenti lesivi degli interessi degli altri Stati».


In sostanza, quello che Roma addebita all’Algeria, non è l’aver istituito una ZEE, ma di averne fissato unilateralmente un limite che lede i diritti dell’Italia ed è perciò inaccettabile.

Come si legge nella nota di protesta «…il Governo italiano esprime la sua opposizione alla delimitazione della ZEE Algerina…poiché essa si sovrappone indebitamente a zone di legittimo ed esclusivo interesse italiano».

Di fronte alle note del suo stesso governo e del suo stesso ministero è quasi surreale che il sottosegretario Di Stefano parli di “speculazioni politiche create ad arte in Italia” affermando che “i nostri interessi marittimi non sono in alcun modo minacciati dall’Algeria”.

Quello che sembra assodato semmai è che Algeri non sembra voler innalzare la tensione con Roma. Già il 6 febbraio scorso fonti del ministero degli Esteri algerino avevano riferito all’agenzia di stampa Nova che quella della ZEE “è una questione puramente tecnica e i due paesi stanno già lavorando insieme per chiarire la faccenda”.

Del resto Algeri ha dato proclamato la ZEE nel marzo 2018 (forse non a caso subito dopo il voto politico italiano che solo a giugno portò alla nascita del governo Conte) e nell’ottobre seguente ha ufficializzato i programmi per lo sfruttamento dei giacimenti di gas e petrolio off-shore affidando a Eni e Total, in partnership con la compagnia statale Sonatrach, l’esplorazione di acque profonde praticamente inesplorate.

Il rischio che l’Algeria rivendichi presunti diritti di sfruttamento degli idrocarburi anche nelle acque prossime alla Sardegna hanno indotto nel novembre 2018 l’Italia a protestare ufficialmente davanti alle Nazioni Unite.

Algeri rispose il 20 giugno 2019 rassicurando “il governo italiano della sua piena disponibilità a lavorare insieme, attraverso il dialogo, al fine di raggiungere una soluzione equa e reciprocamente vantaggiosa, sui limiti esterni della zona economica esclusiva Algeria e zona marittima italiana, in conformità con l’articolo 74 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare”.

La questione della giurisdizione marittima si aggiunge a quella dei flussi di migranti illegali algerini in Sardegna. Nel 2019 le autorità di Algeri sostengono di aver intercettato 3.053 algerini diretti illegalmente verso la Sardegna dove ne sono sbarcati l’anno scorso 1.009 contro i 1.218 del 2018 mentre dall'inizio del 2020 ne sono già arrivati 308.

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