L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 2 marzo 2020

Morales ha vinto e allora i militari hanno fatto il golpe

Esperti del MIT per il Washington Post confermano che non ci sono stati brogli nelle elezioni in Bolivia. Golpe contro Evo Morales


Vergognosa la copertura del mainstream italiano che adesso dovrebbe scusarsi

di Fabrizio Verde
1 marzo 2020

Nessun broglio in Bolivia. Evo Morales che aveva vinto legittimamente le elezioni con un ampio margine è stato rovesciato con un golpe militare. Decisivo il ruolo giocato dall’Organizzazione degli Stati Americani come da queste colonne avevamo denunicato sin dall’inizio della vicenda che ha costretto Evo Morales a trovare rifugio prima in Messico e attualmente in Argentina. 

A tal proposito il Washington Post ha pubblicato un approfondimento dove emerge che non c’è alcuna prova di brogli realizzati nelle elezioni del 20 ottobre 2019 in Bolivia: "La nostra indagine non ha trovato motivo di sospettare brogli”.

"Come specialisti dell’onestà elettorale, scopriamo che le prove statistiche non supportano la pretesa di brogli nelle elezioni di ottobre in Bolivia”, hanno dichiarato John Curiel e Jack Williams, esperti del Laboratory of Science and Electoral Data del Massachusetts Institute of Technology (MIT) , nell'articolo apparso nella sezione politica del quotidiano statunitense. "Non ci sono prove statistiche di brogli che possiamo trovare: le tendenze nel conteggio preliminare, la mancanza di un grande salto nel sostegno a Morales dopo lo stop e le dimensioni del margine di voti di Morales sembrano legittime", hanno scritto Curiel e Williams , che indicano come fallace il rapporto dell’OSA. 

“Considerando tutto, l'analisi statistica, le conclusioni dell'OSA sembrano estremamente imperfette", afferma l'articolo. Il rapporto di tale organizzazione, ricorda il Washington Post, è stato il principale sostegno per le accuse di brogli.

L'OAS ha parlato di "profonda preoccupazione e sorpresa per il drastico cambiamento e difficile da spiegare nella tendenza dei risultati preliminari". Ma l'analisi statistica alla base di questa affermazione è problematica.

“Al momento più alto del conteggio, dato che Morales aveva superato la soglia del 40%, la questione chiave era se il suo numero di voti fosse 10 punti più alto del suo concorrente più vicino. Altrimenti, sarebbe dovuto andare al ballottaggio con l'ex presidente Carlos Mesa.

“I nostri risultati sono stati diretti. Non sembra esserci una differenza statisticamente significativa nel margine prima e dopo il punto massimo nel conteggio preliminare. Invece, è molto probabile che Morales superi il margine di 10 punti nel primo turno.

“Come ci siamo arrivati? L'approccio OAS si basa su ipotesi binarie: che il conteggio non ufficiale rifletta accuratamente il voto continuamente misurato e che le preferenze di voto riportate non variano in base all'ora del giorno. Se queste ipotesi fossero vere, un cambiamento di tendenza a favore di una parte nel tempo potrebbe potenzialmente indicare dei brogli.

“L'OSA non cita ricerche precedenti che dimostrano dimostrano il fondamento di queste ipotesi. Vi sono ragioni per ritenere che le preferenze e le relazioni degli elettori possano variare nel tempo: nelle aree in cui votano gli elettori più poveri ci possono ci possono essere file più lunghe e meno capacità di contare e comunicare rapidamente i voti totali. Questi fattori possono benissimo applicarsi in Bolivia, dove vi sono gravi lacune nelle infrastrutture e nel reddito tra le aree urbane e rurali.

“Se la conclusione dell'OSA è corretta, ci saremmo aspettati di vedere che il margine di voti di Morales avesse un picco massimo poco dopo l'interruzione del conteggio (...) troppo grande per essere spiegato dal comportamento precedente. Ci saremmo aspettati altre anomalie, come improvvisi cambi di voto a favore di Morales nelle scuole che in precedenza erano meno inclini a votare per lui.

"Non abbiamo trovato alcuna prova di nessuna di queste anomalie (...) Abbiamo trovato una correlazione di 0,946 tra il margine di Morales prima e dopo il massimo nelle scuole in cui il conteggio è stato fatto prima e dopo. C'era poca differenza tra le scuole nei risultati prima e dopo l'interruzione del conteggio, il che suggerisce che non c'erano irregolarità significative".

Gli specialisti elettorali del giornale nordamericano riferiscono che loro e altri esperti in questo campo hanno cercato di comunicare con l'OSA per conoscere i loro commenti, ma "l'OSA non ha risposto".

Le rivelazioni del Washington Post hanno confermato che la differenza di oltre il 10% è legittima e coincide con il conteggio preliminare.

L’indagine condotta dal Washington Post giunge alle stesse conclusioni del Center for Economic and Political Research (CEPR) e della CELAG che avevano condotto degli studi sulle elezioni in Bolivia dove venivano esclusi brogli a favore del presidente Morales. 

Resta l’ennesima grave macchia per il circuito mainstream italiano che adesso dovrebbe chiedere scusa a Morales e ai propri lettori. 

La Stampa attraverso un articolo del proprio inviato a San Paolo del Brasile parlava di «Bolivia in rivolta», Repubblica di «caos», Il Messaggero citando l’attuale presidente illegittima e golpista Jeanine Anez di «brogli scandalosi in Bolivia»

Scandaloso. Si tratta proprio del termine giusto per una stampa sciatta e asservita che pur di non pronunciare la parola golpe ha avallato ancora una volta un regime change in America Latina ai danni di un presidente socialista che gode di un ampio sostegno popolare. 

Dovrebbero chiedere scusa in primis ai loro - sempre meno - lettori ma non lo faranno. Crollerebbe a quel punto tutto il castello di menzogne costruito ormai in decenni di disinformazione sui governi progressisti e socialisti in America Latina. Qualcuno poi in quel di Washington potrebbe non prenderla bene. Ai lettori non resta altro da fare che abbandonare al proprio destino chi compie questa scientifica opera di inaccettabile disinformazione. 

Fonte: Cubadebate - The Washington Post



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