L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 23 marzo 2020

No al Mes, un sussulto di dignità del M5S, vediamo quanto gli dura

CONTE SOTTO ASSEDIO

La maggioranza prova a tenere gli argini, ma è rischio smottamento su Mes e lockdown
Il Pd fa scudo al premier. Ma i renziani criticano la comunicazione di Palazzo Chigi e le modalità della nuova stretta. E i Cinque Stelle dicono no al Fondo Salva-Stati

di Manuela Perrone

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Nei giorni più drammatici del secondo dopoguerra, come ha riconosciuto lo stesso Giuseppe Conte, la maggioranza prova a non dividersi. Troppo pressante l’assedio delle opposizioni di centrodestra, troppo duro lo scontro con le Regioni per rischiare anche liti interne. Ma gli smottamenti ci sono, eccome. E anche in questa occasione il principale scudo al premier è ancora il Pd di Nicola Zingaretti e Dario Franceschini.

L’appello di Franceschini
Non è un caso che sia stato il ministro della Cultura e capodelegazione dem al Governo a difendere Conte dalla raffica di critiche sulla gestione della comunicazione della stretta ulteriore, sabato in diretta Facebook e quasi a mezzanotte. «È naturale che in mezzo alle cose giuste si possono fare degli errori - ha detto Franceschini domenica (anche lui in un video su Fb) - ma perché accanirsi nelle polemiche anziché andare avanti insieme?». «Guai a dividersi», ha rincarato Zingaretti, invitando ad anteporre a tutto «l’amore per l’Italia».

Renzi contro lo stile “Grande fratello”
Certamente le parole dei vertici Pd erano indirizzate a Matteo Salvini e Giorgia Meloni che gridano alla «chiusura del Parlamento» e chiedono di essere convocati dal capo dello Stato, ma non solo. Perché poche ore prima dalla maggioranza era stato Matteo Renzi, insieme a molti esponenti di Italia Viva, a protestare contro le comunicazioni di Conte: «Ci aspettano ancora giorni difficili. Noi rispettiamo le regole del Governo sulla quarantena. Ma il Governo rispetti le regole della democrazia. Si riunisca il Parlamento. E si facciano conferenze stampa, non show su Facebook: questa è una pandemia, non il Grande Fratello». Chiara l’allusione al portavoce del premier Rocco Casalino, additato dai detrattori come il responsabile degli errori di comunicazione di Palazzo Chigi in questa fase delicatissima.

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L’allarme di Iv per le aziende
Ma l’insofferenza dei renziani non è soltanto per il metodo. Chiedono che il Parlamento lavori a pieno ritmo, esattamente come invoca l’opposizione. E invitano a muoversi subito perché le imprese riescano a sopravvivere. «Liquidità, liquidità, liquidità. Benissimo i provvedimenti del Governo, ma non bisogna abbandonare le aziende», ha sottolineato Renzi domenica 22 marzo. E lunedì ha avvertito: «Tutti litigano sulla chiusura delle fabbriche: sindacati contro industriali, Governo contro Regioni. Ma la vera sfida è chiarirsi bene su come e quando riaprire. Ci giochiamo tutto».

M5S contro la proposta Conte sul Mes
L’altra faglia pericolosa nella maggioranza si chiama Mes. La ricetta di Conte già apprezzata dal Commissario Ue Paolo Gentiloni - usare il Meccanismo europeo di stabilità per dare gambe ai coronabond - ha sortito la levata di scudi dei Cinque Stelle. Tutti, dal capo politico reggente Vito Crimi ai parlamentari. E tutti in sintonia con Lega e Fdi. Oggi, lunedì 23 marzo, i ministri finanziari dell’Eurozona ne discutono all’Ecofin. E bisognerà vedere come i Cinque stelle reagiranno alle eventuali decisioni di Bruxelles. Anche perché chi ha sposato sul punto la linea Conte è Silvio Berlusconi. Ma nel caso si arrivasse alla conta in Parlamento e il M5S si spaccasse sul “no” al Fondo Salva-Stati, per dare il via libera all’operazione nascerebbe una maggioranza diversa.

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