L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 19 marzo 2020

Questi euroimbecilli hanno deciso di uccidere definitivamente le partite IVA, hanno tamponato e non hanno una visione una strategia che faccia percorrere e superare alla nave Italia la burrasca. A ogni rappresentante politico diamogli 600 euro al mese e vediamo come campano

Decreto Cura Italia: pregi, difetti e fuffa

19 marzo 2020


Il decreto Cura Italia analizzato da Giuseppe Liturri

Dopo due giorni di non facile peregrinazione tra il Dipartimento degli Affari Legali e giuridici (DAGL) di Palazzo Chigi e la Ragioneria Generale dello Stato, ieri notte è approdato in Gazzetta Ufficiale il decreto legge cosiddetto “Cura Italia”. Va subito detto che sarebbe stato opportuno evitare nomi così roboanti, almeno per scaramanzia, non essendosi ancora spenta l’eco del decreto “salva Italia” del Presidente Mario Monti che, a fine 2011, aprì la strada per quasi 3 anni di recessione ed un incremento del rapporto debito/PIL dal 116% al 130%. Ma tant’è.

I pilastri di questo gigante dai piedi d’argilla da 127 articoli sono 4:

1. Interventi a favore della sanità

2. Interventi a favore dei lavoratori ed ammortizzatori sociali

3. Interventi di sostegno finanziario tramite il sistema bancario.

4. Interventi di natura fiscale a sostegno della liquidità.

Sul primo punto, non entro nel merito ma probabilmente è il miglior aspetto del decreto, che mobilita risorse a 360 gradi per affrontare al meglio l’emergenza sanitaria. Si va dalla requisizione delle strutture private, ai fondi per la remunerazione del lavoro straordinario, alla mobilitazione delle strutture dell’esercito.

Sul secondo punto, è positivo il giudizio sull’estensione della cassa integrazione ordinaria. Perplessità sorgono invece sulla limitatezza del periodo (solo 9 settimane) e sulle risorse limitate. In tutti gli articoli ricorre la formula “esauriti i fondi stanziati, non saranno accettate più domande”. E siccome i fondi appaiono limitati, pur giudicando positivamente quest’intervento, le nubi all’orizzonte non mancano. Ci si chiede il senso di corrispondere una indennità una-tantum da €600 a tutti i lavoratori autonomi, definizione che, presa alla lettera, porta ad escludere le persone fisiche titolari di reddito di impresa come i commercianti. Proprio una delle categorie più colpite. Anche in questo caso serve una domanda all’Inps, nessun automatismo.

Positivo è il giudizio sul terzo punto. Ma anche qui le perplessità non mancano:

È positivo l’accesso gratuito al Fondo Centrale di Garanzia per le Pmi. È cervellotica la possibilità di accedere alla sospensione del pagamento del mutuo sulla prima casa ai lavoratori autonomi ed ai liberi professionisti che abbiamo sostenuto un calo del fatturato superiore al 33% rispetto all’ultimo trimestre del 2019. Tralasciando il modo discutibile in cui è scritta la norma, desta perplessità il limite del 33% e la durata solo per 9 mesi. Non è difficile immaginare che la gelata portata da questa crisi si estenderà ben oltre l’anno e che per le attività professionali e di lavoro autonomo un calo anche solo del 20% costituisce un serio problema di liquidità. Anche qui la coperta è corta.

Stesso discorso per la moratoria dei debiti bancari (aperture di credito e mutui). Apprezzabile ma che senso ha limitarla al 30 settembre 2020? Non è difficile prevedere che l’onda lunga di questa crisi andrà ben oltre quella data. Bene la garanzia dello Stato sulle esposizioni assunte da Cdp a favore delle banche.

Ma è sulle misure fiscali che il giudizio volge da positivo a negativo.

La scelta di posporre al 20 marzo, comunicandolo il 18, le scadenza dei versamenti previsti per il 16 marzo per tutti contribuenti, è una scena da teatro dell’assurdo. Invece è esattamente quanto disposto dal decreto.

Questo fa il paio con il differimento di due anni dei termini per l’accertamento delle dichiarazioni dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate. Si, avete capito bene. Ritardano di quattro giorni i versamenti ma allungano di due anni i tempi utili per aumentare le entrate. Difficile anche solo commentare.

Ma non basta. Le scadenze fiscali e contributive di marzo, si badi bene solo di marzo, sono sospese e spostate al 31 maggio solo per i soggetti con fatturato inferiore a 2 milioni o appartenenti a settori danneggiati (turismo, ecc…). La perplessità è duplice:

1) Credere che la soglia di 2 milioni sia dirimente per accertare uno stato di difficoltà non ha riscontri nella realtà. La soglia di fatturato non ha semplicemente senso.

2) Credere che dopo il 31 maggio, tra soli 70 giorni, sarà possibile essere fuori dalla tensione finanziaria che si sta accumulando in questi giorni, è una convinzione altrettanto fuori dal mondo.

In conclusione, è forte la sensazione, corroborata dai fatti, che la “spinta poderosa” di cui ha parlato il presidente Giuseppe Conte con il decreto Cura Italia, sia solo una timida boccata d’ossigeno in confronto alle dimensioni della crisi che attraverseremo nei prossimi mesi.

Desta perplessità il corto respiro di tutte le misure. Gli operatori economici non possono non sapere oggi, cosa ne sarà dei versamenti fiscali e contributivi di aprile. La prospettiva è tutto in economia, soprattutto quando le dimensioni della recessione cominciano ad assumere proporzioni molto simili o forse superiori alla crisi del 2009, quando il PIL calò del 5,5%.

Probabilmente a Palazzo Chigi si attendono qualcosa dall’Europa, ma i segnali ricevuti dalla Bce, dall’Eurogruppo e dal Consiglio Europeo degli ultimi giorni, non sono affatto incoraggianti.

Nessun commento:

Posta un commento