L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 marzo 2020

Si concreta l'asse, Siria, Egitto, Russia

L’asse tra Mosca, Damasco e Il Cairo per contrastare i turchi dalla Siria alla Libia

13 marzo 2020 


Dalla Siria alla Libia sta configurandosi in modo sempre opiù evidente l’asse tra Russia, Siria ed Egitto (con gli alleati Hezbollah e LNA del gennerale Khalifa Haftar) per ostacolare la penetrazione turca nel Mediterraneo.

Il capo dei servizi di sicurezza egiziani, generale Abbas Kamel, si è recato nei giorni scorsi a Damasco per incontrare il suo omologo siriano, Ali Mamluk,nell’ambito degli sforzi congiunti egiziano-siriani di contrastare l’ influenza turca nel Mediterraneo orientale e, in particolare, in Libia.


Lo riferiscono media governativi siriani, secondo cui la visita a Damasco di Kamel è avvenuta la scorsa settimana, prima che a Mosca il presidente russo, Vladimir Putin, raggiungesse un accordo con collega turco, Tayyep Recep Erdogan, per la spartizione della regione nord-occidentale siriana di IdlibI media ricordano che Kamel e Mamluk si erano già incontrati due volte negli ultimi due anni al Cairo. E che la cooperazione tra i due Paesi si è rafforzata negli ultimi anni in funzione anti-Ankara.

L’ Egitto sostiene le truppe libiche al comando del generale Khalifa Haftar, e il governo siriano, alleato della Russia, ha stabilito formali relazioni diplomatiche con il governo che fa capo a Haftar, contro quello di Fayyez Sarraj sostenuto, tra gli altri, dalla Turchia.

Nei giorni scorsi il governo siriano ha infatti stabilito formali rapporti diplomatici con il governo libico che fa capo a Haftar e il suo ministro degli esteri si è recato a Damasco per una visita ufficiale.


Come riferito nelle ultime ore da diverse fonti siriane in Siria, la Russia e gli Hezbollah libanesi, vicini all’Iran e che dal 2012 appoggiano il governo di Damasco nella guerra in corso, hanno cominciato a reclutare civili siriani da inviare in Libia a sostegno delle forze di Haftar indicando secondo fonti locali tipologie di incarico che vanno dai compiti logistici al co battimento.

Fonti siriane riferiscono che nelle città di Homs, Hama, Damasco e Suwayda sono stati aperti dal governo e dalla polizia militare russa centri di reclutamento per “civili” da inviare nella Libia orientale. Le fonti affermano che alla mobilitazione partecipa, in alcune zone, anche il movimento sciita libanese Hezbollah, vicino all’Iran.

Secondo le testimonianze, ogni volontario riceverà un compenso mensile di mille dollari statunitensi, 200 corrisposti al volontario in Libia e 800 versarti ai suoi familiari rimasti in Siria.

Un compenso molto alto per la disastrata economia siriana (con la iper svalutazione della valuta di Damasco la paga per un militare governativo siriano di medio rango non va oltre i 50 dollari al mese) ma pari a circa la metà di quanto percepito dai mercenari jihadisti arruolati nel nord della Siria dalla Turchia e inviati in Libia a sostegno del governo di Tripoli, retribuiti a quanto sembra 1.800/2.000 dollari al mese.


Del resto la Turchia negli ultimi giorni avrebbe inviato altri mercenari dal nord della Siria a Tripoli e Misurata: rinforzi che secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus, ong vicina ai ribelli siriani e con sede a Londra) avrebbe portato a 4.750 uomini il totale dei mercenari provenienti da milizie jihadiste filo-turche operative nella regione siriana di Idlib e a nord della città di Aleppo (territori controllati da Ankara) inviati a sostegno del governo di accordo di nazionale (GNA) libico a cui si aggiungono alcune centinaia di consiglieri militari turchi .

Anche grazie a queste forze le milizie di Misurata, principale strumento militare del GNA, starebbero pianificando un “attacco imminente” contro le unità dell’Esercito nazionale libico (LNA) di Khalifa Haftar teso a riconquistare la città di Sirte, a 450 chilometri ad est da Tripoli.

Come riferisce l’agenzia di stampa Nova, una fonte militare ha spiegato al sito web informativo “Al Mashad”, considerato vicino all’LNA, che il GNA ha mobilitato “una grande forza” a Misurata composta dalla Brigata Farouq e dalla Brigata al Sumud guidata da Salah Badi oltre ai combattenti giunti dalla Siria attraverso la Turchia.


Una forza schierata a Abugrein, 120 chilometri a sud di Misurata, per contenere le offensive dell’LNA dal deserto e per preparare l’attacco alla città natale di Muammar Gheddafi, già roccaforte dello Stato Islamico in Libia e caduta nelle mani delle truppe di Haftar in gennaio.

La fonte ha sottolineato che il piano preparato dalle forze del GNA, sostenuto da consiglieri militari turchi, godrebbe della copertura aerea fornita dai droni turchi basati all’aeroporto di Misurata.

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