L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 24 marzo 2020

Si lo stato c'è MA questo governo di euroimbecilli invece di dare sicurezza e protezione alle persone si è votato alla Strategia della Paura e del Caos

COMANDANTE ALFA: "GOLPISTA" A CHI PER 47 ANNI HA SERVITO CON ONORE LA REPUBBLICA ITALIANA?!!!


(di Giusy Federici)
24/03/20 

“Voglio fare una premessa: qui l’Arma dei carabinieri non c’entra niente, io ho parlato da libero cittadino. Ho espresso un mio pensiero, anche perché l’Articolo 21 della Costituzione italiana me lo permette. Libero pensiero. Senza offendere nessuno. Qui qualcuno, secondo me, ha letto e ha voluto distorcere il significato di quello che ho scritto, facendomi passare per un golpista e un eversivo. Io non ho invitato la gente ad andare contro le istituzioni, ho solo espresso delle critiche frutto, ripeto, di miei considerazioni.

Evidentemente, coloro che hanno scritto cose contro di me, non sanno neanche chi io sia, non distinguono nemmeno il mio grado visto che lo sbagliano, non conoscono la mia storia, non sanno niente.

Allora, prima di parlare del comandante Alfa, devono sciacquarsi la bocca. Prima si informano, poi possono esprimere giudizi. Io ho fatto un giuramento alla Repubblica italiana. Ho fatto tantissimi sacrifici e sono stato sempre onesto e leale verso le istituzioni. Io sono stato un umile servitore dello Stato, per 47 anni, con governi di qualsiasi colore, perché sono apolitico. E sono un patriota e ho sempre mantenuto la mia promessa e il mio giuramento. Quindi, io non permetto a nessuno che mi si faccia passare per un golpista o per un eversivo. La gente deve informarsi prima di parlare”.

Non ci sta, il comandante Alfa, a farsi passare per un uomo che mette in pericolo la democrazia. Proprio lui che se ha un vanto è quello di essere stato sempre al servizio delle istituzioni, della legalità. Non ci sta a essere male interpretato per la lettera/sfogo che da due giorni sta facendo parlare, discutere, gridare al complotto. Di questo è arrabbiato. E anche offeso, proprio perché, dice, la sua storia di uomo e carabiniere racconta il contrario, nero su bianco.


Il comandante Alfa, per chi non lo conosce, è uno dei fondatori del GIS (Gruppo Intervento Speciale) dell’Arma dei Carabinieri. È un uomo che quando ha lavorato in segreto la ha fatto per lo Stato e non contro lo Stato. E se porta il mephisto che gli copre il viso è solo per una questione di sicurezza, per lui e la sua famiglia: chi sa come agisce la mafia, sa che questa non perdona. Vari decenni di servizio sul campo, tanti riconoscimenti per le azioni contro la criminalità compresa una Croce d’Oro al merito dell’Arma dei Carabinieri. Tante esperienze in Italia e missioni all’estero compresa Nassiriya, dove nell’attentato alla base Maestrale perse, tra i tanti amici, anche un cofondatore del GIS, Enzo Fregosi.

Qualche giorno fa, da libero cittadino essendo ormai in pensione, ha scritto una lettera sulla gestione della pandemia Cov19 e ha espresso delle critiche. Si è scatenato un autentico putiferio e si è sentito dare del golpista e dell’eversivo. Se lo avessero colpito con un colpo di fucile al cuore, gli avrebbero fatto meno male.

Lo abbiamo intervistato, per farci spiegare da lui il perché abbia scritto quella lettera e quale sia il suo reale pensiero.

Perché il comandante Alfa ha sentito il bisogno di scrivere una lettera del genere?

Guardi, sono stato un soldato per moltissimi anni. E quando veniva un politico o un generale in visita al Reparto, la loro presenza e le parole che ci rivolgevano ci davano una carica incredibile.


Ho un’ammirazione immensa per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché ha alzato il telefono, ha dato coraggio ai governatori e ai sindaci delle regioni più colpite dal Covid 19 e ci ha messo la faccia, anche quando ha chiesto all’Unione Europea di darci una mano. Questo è un vero leader, questo è un presidente della Repubblica, un uomo da ammirare.

La mia lettera era, semplicemente, un invito ai politici, invece di stare in casa, di dare un segnale più tangibile di presenza, ovviamente con le adeguate protezioni per il virus come è giusto che sia. C’è gente che sta lavorando.

Vede, se il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, ribadisco, al massimo della sicurezza anti virus, invece di darmi dell’eversivo fosse andato a dare una parola di conforto ai carabinieri, ai soldati, ma anche ai poliziotti, a chi presidia il territorio e sta ai posti di blocco - gente in uniforme che fa turni massacranti - avrebbe dato un incentivo incredibile al loro lavoro. E questo poteva farlo anche il capo del Governo, scegliendo un ospedale e andando a dare la stessa parola di conforto a medici e infermieri.

Questo intendevo dire, non altro. Perché è questo che significa essere un leader e far sentire la vicinanza dello Stato.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ribadito più volte che lo Stato c’è.

È vero, in conferenza stampa come in televisione il presidente del Consiglio lo ha detto, lo Stato c’è. Sì, è così, ma per essere ancora più forte e presente, per dare un segnale ancora più forte, bastava che andasse, per 5 minuti, a trovare chi lavora in emergenza. Ma lungi da me, che sono un assertore della legalità, pensare che ci fossero altre motivazioni.

Io, ancora oggi, vado nelle scuole d’Italia a parlare di rispetto delle istituzioni, di libertà di movimento, di alcool, di droga, di legalità. Come si permettono di darmi dell’eversivo?!!! Non ci sto.

E allora, a chi lo ha fatto ingenuamente o magari senza riflettere, mi limito a invitarlo a informarsi. Ma chi lo ha fatto con dolo, per creare confusione, a questo non ci sto. Ripeto, io ho lavorato per lo Stato per 47 anni. Ho fatto tantissimi sacrifici, tantissime rinunce. Mi sono arruolato a 17 anni, mi sono congedato dall’Arma a 65 anni, leggessero la mia storia! Nessuno mi ha mai regalato niente, mi sono guadagnato tutto, con sudore e sacrifici, miei e della mia famiglia.

Non permetto a nessuno di additarmi come un "golpista" o come un "eversivo". E chi ha sbagliato paga. Nella vita è così, ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. E che nessuno venga a dirmi che sto facendo marcia indietro, perché non è così.

Soprattutto, io non rappresento né l’Arma dei carabinieri, né le istituzioni. Rappresento me stesso e me ne assumo le responsabilità.


Un pensiero, quindi, da libero cittadino secondo l’art. 21 della Costituzione?

Esattamente. Io esercito il diritto del libero pensiero, perché la Costituzione mi permette di esprimerlo liberamente. E mi sembra di non aver offeso nessuno. A meno che qualcuno non sappia leggere o che non capisca quel che legge. Io rispetto le opinioni di tutti, ma ripeto, passare per un golpista ed eversivo non ci sto.

Andassero a leggere la mia storia, quel che ho fatto in 47 anni di carriera. Le mie decorazioni, non me le hanno regalate, me le sono guadagnate, con sacrifici e rinunce, in Italia e all’estero. Io ho sempre portato avanti, con onore e rispetto, l’essere italiano. E chi ha scritto il contrario, dovrebbe vergognarsi.

Ecco perché sono arrabbiato. E, ribadisco, non sto facendo nessuna marcia indietro, mi assumo le responsabilità, tutte, su quello che ho scritto. E, ripeto per l’ennesima volta, l’Arma dei carabinieri non c’entra niente. Io sono sempre legato all’Arma, perché carabinieri si rimane per sempre, ma non devo più attenermi a dei regolamenti.

È ovvio che se fossi in servizio non l’avrei fatto. Ma ora sono un libero cittadino che esprime un’opinione. E non l’ho fatto solo io. Forse lo avrò detto in modo diverso rispetto ad altri, tanti altri compresi giornalisti hanno criticato le stesse cose. Ma io non ho fatto una critica, il mio è stato più un grido di dolore.

Parlo di guerra, ma è ovvio che fosse una metafora, è una guerra contro un nemico invisibile, come peraltro la definiscono gli stessi medici, gli stessi infermieri dicono che siamo in trincea. Non sono io che voglio fare la guerra.

Questa gente, che mi attribuisce frasi mai dette, come si permette? Noi stiamo combattendo un nemico che non conosciamo, ma a combattere e vincere la battaglia ci penserà la scienza.

Che cosa è stato male interpretato?

Io, nella mia lettera, fondamentalmente invitavo le forze politiche all’unità, a non perdersi negli opposti schieramenti, li invitavo a fare squadra. Era una critica costruttiva e, come tale, dovrebbe essere ben accettata. È quella distruttiva che va combattuta. Fare critica costruttiva è molto più difficile.

Mi sono limitato a dire che noi, quando oltre un mese fa abbiamo saputo di questo virus in giro, dovevamo chiudere subito le frontiere, abbiamo perso tempo. Ma non significa che voglio fare la guerra o che voglio il coprifuoco. Noi non siamo in uno stato dittatoriale, siamo in democrazia.

Non capisco perché, le stesse cose dette anche da altri, dette da me hanno creato un casino e mi è stato dato del sovversivo e del golpista. Affermate da altri sono passate inosservate. Qual è la differenza? Non l’ho capito.

Io non sono più un militare, non ho aizzato la gente a scendere nelle piazze contro le istituzioni. Non lo farò mai, perché sono un convinto servitore dello Stato ancora oggi.

Ha dato mandato ad un avvocato…

L’avvocato c’è per proteggermi. Signori, ho fatto parte della storia. Non permetto a nessuno di chiamarmi golpista o eversivo. A nessuno, chiunque esso sia: governante e non governante.

Vadano a leggere il mio curriculum. E solo dopo - eventualmente - parlino.

Foto: web / presidenza del consiglio dei ministri / Facebook

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