L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 marzo 2020

Un dato è certo si aprono ampi spazi per creare progettualità alternative, dipende da noi

Previsioni britanniche

di Pierluigi Fagan
16 marzo 2020

Secondo la PHE britannica (Ministero della Sanità), l’epidemia di CV, durerà fino alla primavera 2021 con un calo estivo ed un ripresa nel prossimo autunno-inverno. In questa sua, inarrestabile, diffusione, infetterà circa l’80% della popolazione. Stimano 8 milioni di ricoverati, (spalmati non uniformemente nell’anno epidemico aprile 2020-aprile 2021) e circa 320.000 morti con un rate tra infettati complessivi (asintomatici, sintomatici influenzati a casa e sintomatici problematici e gravi ricoverati) dello 0,6% di quell’80%. Se fossero invece ad un rate dell’1% i morti sarebbero 530.000. Questo non è un post su come gestire il fenomeno, se all'inglese o all'italiana (tema interessantissimo che discuteremo a parte), è un post sulla attesa dimensione del fenomeno in quanto tale che rischia di rimaner più o meno tale a prescinder da come i diversi Paesi decideranno di gestirlo.

Alcune considerazioni:

1) la biologia non è l’ingegneria, le cifre dei fenomeni biologici non vanno prese alla lettera ma come media possibilmente oscillante tra +/-;

2) il PHE, come alcuni hanno fatto notare in questi giorni generando discussioni anche accese, ritiene che il virus non possa esser debellato se non con vaccino o medicinali oggi ancora in fieri. Tali medicinali sono in studio e creazione. Ma il protocollo int’le prevede –credo- un test topi e almeno tre test successivi su gli umani, poco più di un anno di tempo, di solito, prima di poter esser messi in circolazione. WHO però, potrebbe decidere di semplificare alcuni passaggi ed in assenza almeno di gravi effetti collaterali, autorizzare in via eccezionale una più precoce diffusione sperimentale di massa. A Pomezia dove una joint italo-britannica sembra esser molto avanti (vaccino) stimano comunque una eventuale operatività accelerata non prima di questo autunno-inverno. Altro discorso per medicinali che aiutano la gestione delle crisi respiratorie che diventano letali, su cui sono in corso altre sperimentazioni;

3) il virus non potrà mai esser fermato completamente perché anche ne rimassero in giro pochissismi esemplari, si riattiverebbe comunque la catena trasmissiva daccapo. Su dove, come e quanto resista il virus fuori del corpo umano, non ci sono certezze. Pare comunque resista quindi anche in assenza di casi conclamati per un po’ di tempo, potrebbe sempre rimettersi in circolo. Ovviamente, stante che non si potranno tenere i singoli Paesi ermeticamente isolati gli uni dagli altri per un anno, il circuito va inteso in senso ampio. La logica globale del CV è paradossale per noi, da una parte ti dice che l’alta interrelazione lo favorisce, dall’altra ti dice che, stante che anche minimizzandola non la puoi eliminare del tutto se non per brevissimi periodi, siamo parti di un unico sistema comunque tu decida di gestire tali interrelazioni.

4) gli indici di una contaminazione all’80% o un rate infettati/morti dello 0,6% o dell’1.0%, sono stime. Potrebbero esser 70%, l’indice potrebbe esser 1,5% - 1,0% - 0,5%, siamo a grana grossa, le cifre esatte le avremo solo fra qualche anno visto che il fenomeno non ha storia precedente su cui basarsi. Siamo dunque nel campo delle ipotesi. Ho usato fonti britanniche visto che queste sembrano -per alcuni- le meno colpite da virus sansazionalistici.

Ricordo che: 1) per quanto i morti siano il dato più clamoroso che attira la nostra attenzione, i dati da tener sottocchio sono due: A) i morti; B) gli ospedalizzati più o meno gravi. PHE, stima in 12% questi secondi sul totale popolazione, 15% sul totale infettati (80% della popolazione). Nessun sistema sanitario la mondo è in grado di gestire tali cifre, se non provando il più possibile a spalmarle in modo il più orizzontale possibile nei prossimi 12 mesi. Sul come farlo ci sono varie strategie, quella cinese , quella coreana, quella italiana, vedremo poi quali altre una volta che UK, Germania ed USA arriveranno a tassi di contagio più ampi.

Applicando gli indici dello studio britannico qui da noi, sarebbero tra i 5.5 ed i 7 milioni di ospedalizzati in un anno, con tra circa 250.000 – 500.000 morti in dodici mesi. Morti che si confermano per lo più (non del tutto ma grandemente) nella fascia anziana con da 2 a 4 patologie pregresse. Tra le patologie, si trovano anche i semplici diabetici, gli ipertesi, quelli con cuore un po’ ballerino. Qualcuno ancora sostiene la tesi CV=influenza, ma per quanto i dati siano disomogenei, si stima mi pare tra soli 4.000 a 10.000 i morti annui per complicazioni da virus influenzale, e molti ma molti meno ospedalizzati. Quell’equivalenza quindi non sembra avere senso.

Conclusioni: 1) questo studio britannico si muove sul solco di altri (un australiano, uno mi sembra americano) che rimangono per lo più secretati o poco pubblicizzati visto che danno una dimensione del problema piuttosto evidente e chiaramente, si cerca di non allarmare più di tanto le già allarmate popolazioni; 2) siamo nel campo di ipotesi su ipotesi ma A) non si può far a meno di fare ipotesi; B) questo è quello che si può fare stante dati, esperienze, conoscenze incomplete e senza storia pregressa; 3) chiaramente, il fenomeno sembra mostrarsi con un profilo davvero epocale ed a suo modo catastrofico intendendo questo termine per etimologia (καταστρέϕω «capovolgere»). Molti parametri della nostra vita associata vanno in capovolgimento.

Aggiungo una mia riflessione veloce che giustifica questo stesso post. Dal momento che c’è la fondata previsione andremo incontro a tempi di molteplici capovolgimenti, su quali aspetti e con quale intensità è tutto da vedere, chi se la sente, potrebbe cominciare a dar vita ad un dibattito di accompagno del fenomeno. La storia diventa, in questo periodo, una materia malleabile. Alcune forze potranno dar forma a questa storia, più che in passato. C’è da aumentare la nostra riflessione, la nostra facoltà previsionale della cascata degli eventi, preparare la partecipazione a gli stessi eventi. Si apre una finestra di contendibilità delle forme sociali, tramite la politica. Veniamo tutti da decenni di anestesia intellettiva e soprattutto di impotenza politica, di arrendevole pessimismo, di sviluppo della sola funzione critica passiva. La nostra vita associata verrà sconvolta dal passaggio dell’angelo della storia ed il futuro non è scritto. E’ il momento di prender la penna, collegare la mano al cervello, le menti tra loro, è mettersi nella nuova condizione di scriverla assieme questa storia. Altrimenti la scriveranno altri. Il mondo non sarà più lo stesso ormai tutti hanno capito, come sarà però lo deciderà la nostra partecipazione attiva al dargli forma.

[Nei giorni scorsi ho avuto discussioni anche nervose con amici di matita come Giorgio Bianchi e Vincenzo Cucinotta. Anche grazie a loro tesi, per me eterodosse, è stato scritto questo post. Non vergogniamoci di litigare, di discutere, di far cozzare l’un contro l’altro i nostri sistemi di idee. Solo l’intelligenza collettiva può tentar di scalare questo esplosione di complessità in atto. Di tale sistema collettivo pensante, ognuno di noi è un neurone o piccolo gruppo di neuroni. Se qualcuno trova errori di calcolo nel post li segnali, ho preferito la puntualità della notizia più che l’accuratezza, possono quindi esserci errori, se me li segnalate, li correggiamo. Nel discutere tra noi, il nemico comune è l’inconosciuto non quello che dice una cosa diversa dalla tua. Se su singoli dati qualcuno ha altre fonti le posti]

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