L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 23 marzo 2020

Un fatto è certo oggi salta il Fiscal Compact

È il giorno dell’Ecofin, le opzioni sul tavolo per combattere la crisi

23 Marzo 2020, di Mariangela Tessa

È il giorno dell’Ecofin. Oggi, in videoconferenza a partire dalle 15, i ministri finanziari dell’Unione europea, si riuniranno per discutere le misure economiche da adottare per rispondere alla drammatica crisi del Coronavirus.

Il timore è che dall’emergenza sanitaria possa scaturire una crisi finanziaria peggiore di quella vista nel 2008 e nella successiva crisi del debito sovrano nell’Eurozona.

A meno di sorprese, dovrebbe essere approvata la proposta della Commissione europea di attivare la “clausola generale di salvaguardia”, che prevede la sospensione del Patto di stabilità sulla riduzione del deficit pubblico dei paesi membri, in caso di “grave recessione economica nell’Eurozona o nell’Ue nel suo insieme”.

Tra le varie opzioni che potrebbero essere usati per ulteriori misure a sostegno dell’economia degli Stati membri più colpiti dalla crisi, vi è la proposta dell’Italia, di cui il premier italiano, Giuseppe Conte aveva parlato in un’intervista pubblicata dal Financial Times, di utilizzare il Mes (il Fondo salva-Stati) per emettere titoli di debito comuni europei (“corona bond”), che permetterebbero a tutti gli Stati membri di finanziare le misure necessarie contro la crisi del Covid-19 allo stesso tasso d’interesse, senza l’incubo dello spread.

In questo caso, l’aiuto del Mes non sarebbe mirato ad un paese specifico e l’emissione dei titoli comuni di debito avverrebbe alla sola condizione di destinare le linee di credito esclusivamente al finanziamento delle misure legate alla crisi (sanitaria, economica e sociale) del Coronavirus.

La proposta italiana, a quanto si può capire, prospetterebbe un intervento del Fondo salva Stati (che dispone attualmente di 410 miliardi di euro) senza la severa “condizionalità” delle misure di austerità e delle “riforme strutturali” imposte dalla famigerata troika. Ma per questo sono necessarie delle modifiche alle norme di funzionamento del Mes per le quali è necessario l’accordo degli Stati membri.

Tra le alternative c’è il Corona-bond, un titolo comune per finanziare la rete di sicurezza anticrisi. Qualche giorno fa, a questo proposito, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, in un’intervisa alla radio Deutschlandfunk, aveva detto che l’esecutivo Ue esaminerà “tutti gli strumenti” per far fronte all’emergenza coronavirus, “ciò che può servire sarà utilizzato. Questo vale anche per i corona-bonds”.

Quello che è certo è che in assenza di un apporto finanziario centralizzato e condiviso, i Paesi con debito pubblico in rapido aumento, tra cui l’Italia compresa, sarebbero esposti al rischio di una crisi di credibilità sui mercati.

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