L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 marzo 2020

Un merito della polmonite virale l'ha acquisito sul campo, rinviata e depotenziata la la provocazione politica e confronto militare con la Russia. La Nato associazione difensiva si è trasformata nel tempo in offensiva. Via l'Italia dalla Nato, bisogna cancellare questo dogma

Defender Europe 2020: quasi calato il sipario

DI REDAZIONE · 20 MARZO 2020

Lo scorso 16 marzo lo European Command degli Stati Uniti conferma un significativo ridimensionamento della più grande esercitazione Nato dalla fine della (prima) guerra fredda: “In risposta all’attuale focolaio di Covid-19 e delle recenti raccomandazioni del Segretario della Difesa abbiamo modificato l’esercitazione Defender Europe 2020 in dimensioni e scopo. Dal 13 marzo scorso tutti i movimenti di personale ed equipaggiamento dagli Stati Uniti all’Europa sono cessati…”.

La previsione che già avevamo azzardato si sta concretizzando. Dopo il ritiro dei contingenti finlandese, norvegese ed italiano e la cancellazione della collaterale Cold Response in Norvegia saltano anche altre importanti manovre: Dynamic Front, Joint Warfighting Assessment, Saber Strike e Swift Response. La brigata corazzata già dispiegata in Europa condurrà attività di tiro e addestramento con gli alleati come parte di una versione modificata della esercitazione Allied Spirit ma, fa sapere lo European Command, “…Tutte le forze già dispiegate in Europa per le altre esercitazioni collaterali torneranno negli Stati Uniti…”. Di fatto Defender Europe 2020 chiude il sipario in forte anticipo: resta sul tappeto una ridimensionata esercitazione congiunta di carri armati, tutti gli altri a casa. E’ certamente una buona notizia ma è chiaro che si tratta solamente di un rinvio poiché la politica di provocazione e confronto militare con la Russia rimane la stella polare della Nato al di là di ogni retorica “difensiva”. E l’Italia, quinto avamposto statunitense nel mondo con le sue basi ed infrastrutture ancora regolate da accordi mantenuti segreti dagli anni cinquanta, continua ad essere servile ancella di questo assurdo e pericoloso confronto. In linea con la “ritirata” di fronte alla minaccia pandemica gli Stati Uniti hanno anche realizzato in questi giorni un trasporto aereo molto particolare.

Come riferisce il sito statunitense Defence One lo scorso lunedì sono partiti dalla base Usaf di Aviano, con destinazione Menphis, 500.000 kit diagnostici per il Covid-19 che serviranno per far fronte alla epidemia scoppiata anche negli Stati Uniti. Ieri, nel corso di un briefing dedicato al Pentagono, il generale medico Paul Friedrichs ha definito questa operazione come “…Un grande esempio di come le nazioni stiano lavorando insieme per soddisfare la domanda globale…”. In un momento in cui c’è grande necessità di materiale di questo tipo nel nostro Paese viene da chiedersi se questi 500.000 kit diagnostici siano di produzione italiana e, in caso affermativo, se siamo di fronte ad un accaparramento da parte statunitense o ad una generosa (stranamente silenziosa) manifestazione di solidarietà da parte del governo italiano.

Gregorio Piccin

Nessun commento:

Posta un commento