L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 12 aprile 2020

Basta alle fake news che ci inondano. Solo degli euroimbecilli patentati possono pensare che la Bce sta tenendo lo spread basso perchè ci vuole bene. Lo sta facendo in quanto in questa maniera tiene in piedi il Progetto Criminale dell'Euro di cui l'Italia è la vittima designata da sacrificare. Conte ha solo una possibilità per mantenersi al governo con un ultimo scatto di dignità, non firmare la ristrutturazione del Mes e pretendere che la Bce faccia la banca centrale prestatore di ultima istanza. Euroimbecilandia 23 aprile 2020 tic tac tic tac

SPY FINANZA/ La verità nascosta dal nervosismo di Conte

Pubblicazione: 11.04.2020 - Mauro Bottarelli

Conte ha sbagliato la forma dell’attacco a Salvini e Meloni, i quali però non dicono tutta la verità su cosa stia facendo l’Europa per l’Italia

Premier Giuseppe Conte (LaPresse, 2020)

Che l’onorevole Giorgia Meloni e il senatore Matteo Salvini denuncino i metodi da regime totalitario utilizzati da Giuseppe Conte nella sua diretta televisiva di venerdì scorso fa già abbastanza ridere così, senza bisogno di particolari commenti. Se sei un estimatore – legittimo – di due noti sostenitori del principio dell’alternanza e dei diritti delle opposizioni come Vladimir Putin e Viktor Orban, infatti, certi toni da educanda in punta di fioretto costituzionale stonano. Equivalgono a un paio di infradito indossati sotto una grisaglia.

Il primo ministro ha sbagliato ad attaccare l’opposizione, sfruttando quella che doveva essere una comunicazione istituzionale per una sorta di resa dei conti “di parte” contro l’opposizione, quasi una questione personale regolata a reti unificate sulla tv di Stato? Certo, errore madornale. Ma signori, anche qui, evitiamo di essere ipocriti. Stiamo parlando della Rai, la televisione più politicizzata e lottizzata al mondo, roba che la vecchia agenzia sovietica Tass al confronto rifulgeva per pluralismo. Davvero pensate che quell’attacco, palesemente irrituale e scorretto per l’assenza di contraddittorio, abbia lordato per sempre e in maniera indelebile il lindo abitino da cresimanda di viale Mazzini? Per favore, siamo tutti adulti. Comportiamoci quindi come tali. Per una volta – e mai avrei pensato che sarebbe potuto succedere – sono stato d’accordo con il titolo fatto da Il Fatto Quotidiano nella sua edizione di sabato: “Anche Conte nel suo piccolo s’incazza”. E non tanto e non solo perché è un uomo e, quindi, ontologicamente dotato di un ampio ma pur sempre limitato grado di tolleranza e pazienza. Bensì, perché finora ha combattuto una battaglia con un braccio legato dietro la schiena e adesso, liberatosi in qualche modo e forse suo malgrado, mena fendenti un po’ a casaccio, tanto per cercare di mettersi in pari almeno a livello di lividi. La politica non è solo arte alta della diplomazia e del compromesso: come diceva Rino Formica, è spesso sangue e merda. In questi giorni, forse è solo questo.

Guardate questi due grafici, cari lettori. Il primo mostra il sentiment che albergava nel Paese fra l’1 e il 3 aprile, fotografato dal sondaggio Swg relativo al grado di fiducia degli italiani verso le varie istituzioni europee. Alla vigilia del redde rationem dell’Eurogruppo, giova ricordarlo. Guardate bene il terzo dato, quello relativo alla Bce: solo il 25% degli interpellati aveva fiducia nella Banca centrale, contro il 43% del settembre 2019. Quindi, 3/4 degli intervistati percepiva l’Eurotower come “nemica”, “ostile”.



Ora guardate il secondo grafico, il quale mostra ciò di cui vi ho parlato giorni fa, ma che è sempre utile sottolineare fino allo sfinimento: si tratta degli acquisti obbligazionari compiuti dalla Bce nel mese di marzo in seno al programma di Qe e, nell’ultima settimana del mese, a quello emergenziale in risposta alla pandemia, il cosiddetto Pepp. Di fatto, quest’ultimo con le sue modalità “ammorbidite” è stato attivato solo per due giorni di acquisti durante marzo. In base al principio della capital key, ovvero degli acquisti pro quota di debito sovrano attraverso le varie Banche centrali nazionali, l’Italia beneficia di un 17% dello shopping totale mensile della Bce. Bene, stando ai calcoli che stanno alla base del report di Goldman Sachs in cui è contenuto questo grafico, nel primo round di acquisti anti-pandemia, l’Italia ha beneficiato di una capital key emergenziale (la quale durerà fino alla fine della crisi sanitaria-economica nell’eurozona e comunque fino al dicembre 2020) superiore al 40% del totale. Il tutto, come mostrano gli andamenti delle linee relative alle varie nazioni, grandemente a discapito della Germania e degli acquisti di Bund.

Cosa significa questo? Che la Bce sta letteralmente mantenendo in piedi il nostro Paese, evitando che le tensioni politiche, economiche e sanitarie vadano direttamente a impattare e riverberarsi sullo spread, ovvero sul costo del finanziamento sul mercato del nostro debito. Il quale, stando a calcoli di Unicredit, quest’anno potrebbe necessitare di nuove emissioni fino a 210 miliardi. Bene, se si continuerà così, la Bce di fatto acquisterà Btp per un controvalore superiore a quello delle aste programmate. Non a caso, giovedì scorso il Tesoro ha emesso titoli a media e lunga scadenza per 9,5 miliardi, piazzando in scioltezza l’intero stock con un aumento minimo del rendimento pagato: senza lo scudo della Bce, sarebbe stato possibile? Di più, senza la Bce i tecnici di via XX Settembre avrebbero avuto anche solo il coraggio di presentarsi ai mercati con un ammontare simile, rischiando il fallimento dell’asta, stante le tensioni in atto, la drammatica contabilità quotidiana di contagiati e deceduti e il lockdown del Paese che non vede una fine?

Quel 75% di rispondenti al sondaggio Swg, a vostro modo di vedere, conosce queste dinamiche in atto? È conscio di questa innegabile, matematica ed elementare realtà? Se sì, è quantomeno tacciabile di mancanza di riconoscenza. In caso contrario, giova chiedersi dove vada a prendere le proprie informazioni, i dati qualificanti che lo spingono a dipingere con toni negativi una Bce che, di fatto, oggi è la prima (e forse unica) alleata del nostro Paese. Numeri alla mano. Ve lo dico io, dove. Sui social, dove imperversa la propaganda dei partiti dell’onorevole Giorgia Meloni e del senatore Matteo Salvini, poiché il Premier – sbagliando – ha deciso di sbugiardarli a reti unificate.

Giuseppe Conte sa di essere alla fine, vede la sabbia scorrere sempre più velocemente dentro la clessidra e, forse, anche per questo venerdì ha perso pesantemente di lucidità. D’altronde, avrebbe dovuto parlare al Paese nel primo pomeriggio, invece le beghe interne alla stessa maggioranza hanno richiesto oltre 5 ore di riunione per cercare di tirare a campare fino al Vertice europeo dei Capi di Stato e di Governo previsto per il 23 aprile. Dove Giuseppe Conte andrà, conscio e volenteroso, incontro alla bella morte, avendo già dichiarato che senza eurobond sul tavolo, lui non firmerà alcun accordo. Insomma, c’è la forte probabilità di un suicidio calcolato, visto che sentendo già i passi di Mario Draghi sul selciato di piazza Colonna, il Primo ministro pare aver optato per un martirio tutto propagandistico ed elettoralistico in nome del supposto e presunto bene supremo del Paese.

Cadrà prima dell’estate, anche lui abbagliato dalla tentazione di un tripudio di nazionalismo da film di Alberto Sordi? Nessuno lo sa. Certamente, restano due punti fermi. Primo, la Germania non accetterà mai gli eurobond. E fa benissimo. Secondo, il Mes sarà certamente attivato e – Troika o meno – questo Paese dovrà finalmente prendersi le proprie responsabilità per una gestione pluridecennale dei suoi conti pubblici quantomeno irresponsabile e dissennata. Non vogliamo lezioni dall’Europa? Perfetto, usciamo dal club. Ma diciamolo chiaro alla gente, scriviamolo nero su bianco, fornendo tutti i dettagli. Basta con le minacce spot per raccattare quattro voti o dieci like sui social network, prendiamoci le nostre responsabilità. Ivi compresa, quella che vedrà il nostro debito pubblico non beneficiare più della polizza salvavita della Bce e andare sul mercato dovendo fare a meno dello status – di fatto – risk-free di cui gode ora. Occorre essere onesti: senza l’Eurotower, piazzare 210 miliardi di necessità di finanziamento sotto forma di Btp a un prezzo sostenibile da qui a fine anno è semplicemente impossibile, stante i nostri indicatori macro-economici e le prospettive da mani nei capelli che la nostra industria già sconta per la crisi da Covid-19.

Vogliamo l’Italexit perché l’Europa è una gabbia? Va bene, lo ha fatto la Gran Bretagna, possiamo farlo anche noi. Però, dicendo la verità. Tutta. E mettendo bene in chiaro non solo le storture di un’Unione platealmente imperfetta ma anche i benefici palesi e innegabili che la nostra adesione all’Ue ci garantisce, gestione di un debito fuori controllo in testa. Per questo, mi sento di giustificare la caduta di stile di Giuseppe Conte. Quantomeno, a livello umano.

Vi chiederete, forse, perché non ho citato i Cinque Stelle, prima forza per numero di parlamentari, all’interno di tutto questo discorso. Per loro, basta la frase di Stendhal, uno che conosceva e amava il nostro Paese: “L’onestà è la sola virtù che rimanga alla gente da poco”.

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