L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 17 aprile 2020

La Bce faccia la banca centrale prestatore di ultima istanza è la via più semplice per risolvere la crisi economica. No ci dobbiamo inventare i Mes per ingarbugliarci la vita. Sono veramente essenzialmente degli euroimbecilli

«È la BCE che deve salvare l’Italia»: Paolo Cardernà ci parla di MES, BEI e eurobond

15 Aprile 2020 - 18:00 

Il noto consulente, in una lunga e approfondita intervista a Money.it, ci racconta che il ruolo che dovrebbe avere la BCE nella gestione della crisi economica in Italia e nell’Eurozona e spiega nei dettagli il possibile piano sinergico della BEI unita al MES.


Per gestire la crisi dettata da COVID-19 e sostenere i Paesi più in difficoltà come l’Italia “la prima opzione possibile è quella BCE”: è questa l’opinione di Paolo Cardenà, consulente specializzato in finanza e investimenti molto noto nel settore, anche grazie alla pubblicazione puntuale di analisi e impressioni sull’attualità e l’economia, soprattutto in questo periodo di fuoco, sui suoi canali social.

“È la BCE che dovrebbe in qualche modo farsi garante, prestatore di ultima istanza per tutti i governi della zona euro. Perché questa è una condizione essenziale per essere codificata come banca centrale”, continua Cardenà, che aggiunge:

“Se l’Europa non c’è in maniera coerente e condivisa in questo momento, cosa dovrebbe accadere per far farle un passo in avanti?

Noi di Money.it abbiamo avuto il piacere di intervistare l’esperto sui punti economici più caldi e spinosi del momento: dalla possibilità di far partecipare il MES all’interno della BEI - proposta già discussa da Cardenà e ripresa negli ultimi giorni dal CEO di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina - agli eurobond, dal ruolo della BCE nella gestione della crisi alle attese per il Consiglio europeo del prossimo 23 aprile.

DOMANDA: Ci è sembrata particolarmente interessante una sua osservazione di circa un mese fa, un’idea più o meno concreta: la possibilità per far intervenire il MES nella ricapitalizzazione della BEI (Banca Europea degli Investimenti), alla ricerca di sostegno economico per Paesi come l’Italia e non solo, attualmente in forte difficoltà a causa della crisi del coronavirus.
In che modo l’istituzione della BEI e lo strumento del MES possono creare una sinergia a favore dell’Italia e degli altri Paesi?

Secondo me l’utilizzo della BEI consentirebbe dal punto di vista politico di superare lo stallo che si è verificato nelle varie trattative dell’Eurogruppo.
Quel che è uscito dall’Eurogruppo è sicuramente un passo avanti nella dimensione dei fondi stanziati per l’emergenza coronavirus ma secondo me non sono sufficienti. La riluttanza dei Paesi del Nord, e più specificatamente dell’Olanda, in un momento così drammatico non solo per l’Italia ma anche per tutta l’Europa e per tutto il mondo rischia di creare una frattura nell’Unione Europea di ampia portata e di difficile soluzione perché se l’Europa non c’è in maniera coerente e condivisa in questo momento, cosa dovrebbe accadere per far fare un passo avanti all’Eurozona e all’Europa?

Paolo Cardenà

Mi ricorderò sempre un’intervista di Mario Monti di qualche anno fa, in cui affermò che l’Eurozona per fare un passo avanti aveva bisogno di crisi. Ecco, se non fa dei passi in avanti consistenti nella direzione di una maggiore integrazione e solidarietà, e anche di uno spirito di rilancio della stessa Unione Europea, in questo contesto qui non so cosa possa tenere in vita un’area - solo per usare un eufemismo - così poco omogenea.

Dato lo stallo che si è venuto a creare tra le diverse posizioni dei Paesi del Sud, compresa la Francia, e i Paesi del Nord - Olanda, Germania ma anche Austria - una possibile soluzione potrebbe essere data dalla BEI. Ho suggerito circa un mese fa che il MES, anziché essere utilizzato dai singoli Paesi per chiedere un aiuto finanziario, potrebbe essere impiegato per ricapitalizzare la BEI, che a quel punto può dire agire a leva, e quindi concedere dei prestiti a lunghissima scadenza, emettendo delle obbligazioni perpetue sostanzialmente, agli Stati in ragione alla contribuzione del PIL di ciascun Stato all’interno dell’Unione.

Il MES come è tarato, lo ha detto il Presidente del Consiglio Conte ma anche chi si occupa di temi europei e di finanza, è nato in un contesto in cui si è verificò una crisi del tutto diversa da quella attuale. C’era il rischio che molti Paesi potessero perdere l’accesso ai mercati (Grecia, Spagna, Italia e quant’altri) e fu ideata questa soluzione di compromesso nel 2012, un fondo salva-Stati che nel frattempo si è trasformato anche in fondo salva-banche - nel dicembre 2013 e 2014 il MES ha fatto un intervento sulle banche spagnole.

Il contesto in cui nacque il MES non è riportabile all’attuale crisi. Anche l’esperienza avuta in Grecia con la Troika ha creato intorno al MES una sorta di tabù nel suo utilizzo. Così, la soluzione del MES che ricapitalizza la BEI potrebbe in qualche modo offrire una via d’uscita all’intransigenza dei Paesi del Nord, che potrebbero accettare questa soluzione di compromesso sempre nell’ottica di una maggiore coesione europea e al fine di offrire un nuovo impulso verso un forzamento dell’intera Unione; dall’altro, il non utilizzo del MES dei Paesi più bisognosi - Italia, Spagna e via dicendo - eviterebbe lo stigma dei mercati.

Questa potrebbe essere una soluzione di compromesso, di cui io ho parlato circa un mese fa, e a mio avviso tra le varie proposte che ho letto è una delle più sensate. È evidente che è necessaria una condizione politica di questa iniziativa, ma il pacchetto uscito dell’Eurogruppo per quanto importante è ancora troppo debole per rispondere all’emergenza economica e sanitaria indotta dal COVID-19.

Sotto questo punto di vista noi dovremmo in qualche modo confrontarci con gli Stati Uniti, l’area più direttamente antagonista alla zona euro e all’UE. L’intervento fatto sia dalla Federal Reserve che dal Governo degli Stati Uniti è di gran lunga superiore a quello che è stato proposto sia dall’Eurogruppo che in aggregato dai Paesi dell’Eurozona. Se non si fa qualcosa di consistente in questo contesto c’è anche il rischio non solo di un indebolimento della zona euro e dell’UE ma anche e soprattutto di rinnovare gli impulsi “no euro” dei vari partiti all’interno dell’Eurozona e anche dell’Italia. Inoltre, il vantaggio competitivo che accumulerebbero gli Stati Uniti a discapito dell’Europa in questa situazione si farebbe davvero notevole e direi recuperabile.

D: Andando un po’ più nel concreto, in che modo il MES potrebbe andare a rifinanziare la BEI?

R: Semplicemente entrando nel capitale, con un aumento del capitale della Banca Europea degli Investimenti. A quel punto la BEI potrebbe emettere delle obbligazioni con una leva secondo Intesa Sanpaolo di 6 volte il capitale.
Addirittura questa suggerisce che si potrebbero creare delle azioni B - perché la BEI interviene in tutti i Paesi dell’UE (che sono 27), invece con queste si potrebbe confinare il suo intervento sui 19 Paesi dell’Eurozona. Il MES ricapitalizza la BEI e questa emette delle obbligazioni, che tra l’altro potrebbe acquistare anche la BCE.

Queste dovrebbero essere a lunghissima scadenza perché questo è un evento esogeno o ha carattere straordinario - le epidemie grazie al cielo non ce l’abbiamo tutti gli anni - e quindi il debito necessario per far fronte all’emergenza economica e sanitaria indotta da COVID-2019 dovrebbe essere diluito nel periodo di tempo più lungo possibile in modo che l’inflazione, quando tornerà, avrà fatto il suo corso e quindi avrà reso il debito in termini reali più sostenibile da parte degli Stati.

Il MES ricapitalizza la BEI, la BEI emette le obbligazioni eventualmente comprate dalla BCE ma anche sul mercato e la provvista ottenuta la si distribuisce tra i vari Paesi sotto forma di prestiti per un periodo lungo (50-70 anni oppure 100).

Ricordiamo che anche l’Austria un paio di anni fa ha emesso un bond a 100 anni che oggi ha un rendimento di circa lo 0,90%. La BEI potrebbe emettere, con il sostegno del MES, delle obbligazioni a dei tassi addirittura più bassi.

Il discorso della scadenza molto lunga va inserito anche nell’ottica di rendere più sostenibile l’impatto finanziario che ha questa operazione sui singoli debiti dei vari Paesi.
Oggi, idealmente, 100 miliardi di prestiti della BEI fatti in virtù del ragionamento di questa proposta a cui ho accennato hanno un peso sul PIL dell’Italia. Tra vent’anni questo peso sarà inferiore per via della crescita del PIL nominale dell’Italia, tra 50 anni avrà un peso ancora inferiore fino a che magari non si arriverà alla completa estinzione e rappresenterà in rapporto al PIL veramente poca cosa.

Nel frattempo, gli Stati che godono di questo prestito dovranno pagare gli interessi alla BEI ma sarebbero degli interessi estremamente bassi.
Questo favorirebbe un rilancio non solo dell’economia ma anche del progetto europeo che nell’ultimo decennio ha imbarcato acqua un po’ da tutte le parti.

D: Andando a vedere e conoscendo le posizioni che già hanno reso note il Governo italiano circa il MES, la Germania, l’Austria, questa soluzione MES + BEI può essere davvero l’unica opzione possibile?

La prima opzione possibile secondo me è quella BCE. È la BCE che dovrebbe in qualche modo farsi garante, prestatore di ultima istanza per tutti i governi della zona euro. Perché questa è una condizione essenziale per essere codificata come banca centrale. La banca centrale di qualsiasi Paese al mondo garantisce il debito e quindi anche gli spazi di deficit, se vogliamo, di tutti i governi.

Questo la BCE non lo fa. Di recente ha fatto un notevole passo in avanti, prima con Draghi e il QE, ma anche con il piano di acquisti finalizzato a far fronte all’emergenza COVID-19, affermando che negli acquisti di questo nuovo piano la BCE può deviare ai paletti autoimposti - è la definizione che usa proprio la BCE nei suoi atti - del capital key.

Un notevole passo avanti ma evidentemente non basta. Occorre una BCE che abbia mano libera di comprare titoli di Stato dei Paesi che in questo momento si trovano più in difficoltà, che quindi accedono ai mercati pagando interessi maggiori rispetto ad altre aree.

La BCE peraltro sarebbe pure obbligata - ed è la stessa BCE a riconoscere questo obbligo dicendo che questa misura che va oltre il limite del capital key, che comunque è una misura chiaramente temporanea, è necessaria affinché la politica monetaria della BCE abbia lo stesso effetto in tutte le giurisdizioni dell’Unione monetaria e quindi non trovi intoppi in determinate giurisdizioni.

Se lo spread dell’Italia sui bund tedeschi va a 250 c’è un chiaro problema di trasmissione della politica monetaria. Di conseguenza, se la politica monetaria non scorre in maniera fluida in una giurisdizione dell’area euro la BCE non sta adempiendo al suo mandato, che non è solo quello dell’inflazione vicina o prossima al 2% ma è anche quello di favorire l’efficacia della politica monetaria.

Il tema MES + BEI non si sarebbe neanche dovuto porre perché secondo me è la BCE che dovrebbe intervenire sui mercati e far sì che l’Italia abbia tutte le possibilità di finanziarsi sul mercato a tassi più bassi rispetto a quelli a cui si sta finanziando adesso.

Mentre stiamo parlando (nel pomeriggio del 14 aprile, ndr) il decennale italiano sta scambiando con un rendimento dell’1,70% mentre il bund tedesco è negativo dello 0,30. Questa è una asimmetria che si verifica in una zona dove chiaramente non esiste una politica fiscale comune, dove non esiste debito comune ecc.

Ricordiamoci una cosa: molti osservatori potrebbero dire che l’Italia si finanzia ad un tasso superiore alla Germania per via del debito che è più grande rispetto alla Germania. Questo è senz’altro vero ma questa percezione - che poi è un dato di fatto - prima della crisi del debiti sovrani, o meglio prima della grande recessione del 2008-2009, non c’era. Tutti i Paesi della zona euro si finanziavano sul mercato con spread praticamente vicinissimi allo zero rispetto al benchmark tedesco. Il mercato a quell’epoca aveva la percezione che la BCE in qualche modo fosse garante dei debiti sovrani dei Paesi di tutta la zona euro. Questa percezione è venuta meno tra la crisi del 2008 e la crisi del debito sovrano del 2011 perché a quell’epoca anche la politica europea ha fatto del suo meglio a ribadire che la BCE  non garantisce i debiti dei vari Paesi. Ecco qui l’allargamento degli spread.

L’introduzione del MES va proprio a supportare l’idea che non sia la BCE a garantire i debiti dei Paesi dell’Eurozona ma sia il MES. Però il MES ha risorse limitate, mentre la banca centrale potenzialmente potrebbe avere risorse illimitate.

D: Cosa ne pensa degli eurobond?

R: Non hanno ragione di esistere perché, se partiamo dal presupposto che è la BCE che dovrebbe garantire i debiti sovrani, l’idea di condivisione del debito secondo me non sta in piedi.

In secondo luogo, è evidente che i Paesi del Nord che non vogliono mettere il debito in comune stanno affermando semplicemente una cosa che molti osservatori di mercato fanno finta di non vedere perché conoscono, ossia che non credono nella prospettiva di sopravvivenza nel lungo periodo dell’Unione monetaria.

È evidente che c’è una sfiducia - magari a ragione, anche se l’Italia non mi risulta che abbia fatto default o abbia ristrutturato il debito pubblico. Loro hanno questa sensibilità qui, la rispettiamo, però evidentemente se la Germania dice no agli eurobond non fa altro che sostenere che non si fida della prospettiva futura della zona euro, per cui non vuole rimanere “con la patata bollente in mano”, che sarebbe il debito dei Paesi che secondo loro potrebbero fare default o uscire dall’euro. È un atteggiamento che il mercato oggi non sembra apprezzare ma che fa riflettere: c’è questa sfiducia sulla prospettiva di sopravvivenza dell’Unione monetaria.

Tuttavia, negli acquisti che la BCE di fatto sta compiendo nelle varie operazioni in realtà c’è una condivisione del debito, che sta in pancia alla BCE e in via teorica risponde ogni Paese per il capital key all’interno del capitale della BCE.

Quindi secondo me gli eurobond, questa idea di condividere i debiti, non sta in piedi, è la BCE che dovrebbe farsi garante dei debiti dei Paesi della zona euro. Quanto sia sostenibile dal punto di vista politico non so dirtelo, dubito che questo qui possa passare idealmente sui Paesi del Nord ma in alternativa la soluzione più sensata è quella del MES che interviene sulla BEI, la BCE compra le obbligazioni emesse dalla BEI e la BEI concede dei prestiti ai vari Paesi in ragione alla contribuzione del PIL nell’area. Questa secondo me è quella più fattibile.

D: Perché semplicemente l’Italia come qualsiasi altro Paese non procede con un’emissione massiccia di debito da far comprare alla BCE? Perché non si sta parlando di questa possibilità?

R: La BCE non può intervenire sul mercato primario, quindi all’atto delle emissioni dei titoli, chi può farlo è l’OMT. È di difficile immaginazione come l’Italia possa emettere debito in una serie di aste abbastanza ravvicinate per finanziarie ad esempio 17-200 miliardi di extra deficit per far fronte al COVID-19. La BCE non può intervenire sul primario quindi è il mercato che deve assorbire le emissioni fatte dall’Italia, ma teniamo presente che tutti i Paesi del mondo stanno emettendo grande debito. Lo sta facendo la Germania, la Francia, la Spagna, gli Stati Uniti, tutti lo stanno facendo orientativamente in misura di circa il 10% del PIL facendo un conto spannometrico. È impensabile che il mercato possa assorbire nel giro di pochissime aste un volume di nuove emissioni di questa entità. Secondo me l’Italia nelle prossime settimane aumenterà le emissioni obbligazionarie ma è chiaro che non può emettere d’emblée 150-200 miliardi di euro concentrati in pochissime aste.

Oltre a questo peraltro deve finanziarie anche il debito che giunge a scadenza, quello va rinnovato, quindi a questi 200 miliardi si sommerebbero i 350 - 370 miliardi annui di cui l’Italia ha bisogno per rinnovare il debito che scade più l’extra deficit indotto dal COVID-19. Questa roba qui non sta in piedi, non è una critica che si può fare a chi gestisce il debito italiano.

La BCE non va sul mercato primario, sul mercato primario c’è il mercato: banche, assicurazioni e quant’altro. Il mercato dovrebbe assorbire le emissioni che fa l’Italia e tutte quelle che si stanno facendo un giro per il mondo, sia pubbliche che private.

D: Un’ultima domanda: il 23 aprile ci sarà l’attesissimo Consiglio Europeo, dove ci aspettiamo che qualcosa possa muoversi a favore dell’Italia. Non abbiamo una palla di vetro, ma secondo te verso quale soluzione ci si muoverà?

Ci ho riflettuto molto in questi giorni ma non sono arrivato a una conclusione. Secondo me c’è anche la possibilità che salti questa proposta che è stata raggiunta dai Paesi dell’Eurogruppo. L’Eurogruppo sostanzialmente ha deciso anche delle linee di credito facilitate del MES, chiaramente su base facoltativa. Qui una cosa non mi è chiara: abbiamo letto che queste linee di credito a delle condizionalità ridotte oppure sono prive di condizionalità se non quella di far fronte all’emergenza sanitaria, non so, o meglio non l’ho capito e sinceramente non l’ho neanche indagato troppo, se l’attivazione del MES possa favorire in qualche modo l’entrata in campo delle OMT della BCE. (In teoria sì, nella pratica per la versione modificata del MES light non è ancora dato sapere, ndr).

Figuriamoci se i Paesi del Nord attraverso un MES senza condizionalità possano favorire l’entrata in campo delle OMT. Le OMT sono concentrate sulle scadenze fino a tre anni e cosa ancor più rilevante è che gli acquisti vengono sterilizzati, cioè la BCE con le OMT non crea della liquidità aggiuntiva ma sostanzialmente compra debito italiano sottraendo liquidità ad altri interventi.

Per il 23 (23 aprile, giorno in cui è fissato l’incontro del Consiglio europeo, ndr) non so darti una risposta su quello che accadrà. L’augurio è che l’Europa faccia un salto in avanti e questo secondo me può essere fatto con la soluzione che ti dicevo, quella della BEI ricapitalizzata dal MES e quello schema lì. E soprattutto che sia più audace nel piano perché se contiamo il volume “di fuoco” - che più che fuoco è una candela - messa in campo dall’Eurogruppo, sono appena 500 miliardi suddivisi tutti i Paesi europei. Mi sembrano abbastanza pochi per far fronte a questa cosa qui che dovrebbe essere una cosa di interesse di tutti, favorire non solo la ripresa della Germania ma anche la ripresa dei Paesi confinanti con la Germania e dei Paesi vicini alla Germania. Sotto questo punto di vista mi è piaciuto molto il discorso che ha fatto il Presidente della Repubblica tedesca che ha affermato che la Germania potrà stare bene se staranno bene anche i suoi vicini. È una cosa che io condivido appieno.

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